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Roberta Bonelli, infermiera professionale presso il Servizio di diabetologia del Policlinico Universitario Le Scotte di Siena
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La molla della motivazione
Assicurando un movimento rapido, lineare e personalizzato della lancetta, il semplice pungidito rende più veloce e meno fastidioso il controllo della glicemia, contribuendo a rimuovere un importante ostacolo all’autocontrollo.
L’autocontrollo della glicemia permette di conoscere il livello di glucosio nel sangue e quindi di valutare l’efficacia della terapia. Un buon controllo aiuta a ridurre il rischio di future complicanze e ad evidenziare gli effetti dei propri comportamenti consentendo di gestire al meglio la propria salute. Per l’esame della glicemia è necessaria solo una piccola goccia di sangue, di solito ottenuta mediante una puntura sul lato del polpastrello.
«Parliamoci chiaro: il fastidio è minimo, ma per qualche ragione psicologica, pungersi rappresenta un ostacolo, soprattutto nelle prime settimane», spiega Roberta Bonelli, infermiera professionale presso il Servizio di diabetologia del Policlinico Universitario Le Scotte di Siena. Uno dei compiti degli ope-ratori sanitari consiste proprio nell’aiutare le persone con il diabete a sdrammatizzare e superare questo, forse banale ma importante ostacolo a un adeguato controllo della glicemia.
Per supportare i Team diabetologici, le aziende produttrici di sistemi per l’autocontrollo hanno studiato una serie di soluzioni, ciascuna delle quali rimuove o riduce gli ostacoli per un buon autocontrollo. Le lancette utilizzate sono sempre più piccole e sono disegnate con un profilo speciale che riduce al minimo il danno ai tessuti e sono rivestite con uno strato di silicone che le rende più scorrevoli. «Tutt’altra cosa rispetto alle lancette che si usavano una volta», ricorda Roberta Bonelli da 12 anni in diabetologia, «quelle sì che lasciavano delle piccole cicatrici sulle dita. Le donne si lamentavano di avere difficoltà a cucire o a toccare il sale o il succo di limone».
La svolta con il pungidito
Una svolta si è avuta con l’invenzione dei pungidito.
I moderni sistemi pungidito permettono di personalizzare la profondità di puntura e, grazie al movimento guidato della lancetta, consentono un prelievo del sangue praticamente indolore. La lancetta innestata sul pungidito viene mossa da una molla e guidata da un meccanismo che ne assicura una penetrazione precisa, graduata e lineare. «Ben diversamente da come si potrebbe fare usando solo la lancetta», commenta Roberta Bonelli.
Il pungidito rende l’operazione velocissima e anche questo conta perché più velocemente viene effettuata la puntura della pelle, tanto meno saranno stimolate le terminazioni nervose. «Il pungidito ci ha aiutato moltissimo e ha ridotto nettamente le resistenze all’autocontrollo, soprattutto nei pazienti scompensati e/o di Tipo 1, cui è richiesto di effettuare diverse glicemie al giorno».
Secondo l’infermiera di Siena i vantaggi del pungidito non sono solo ‘tecnici’. «Certo, tutto avviene in maniera rapida, l’incisione è talmente precisa che non si forma nemmeno una cicatrice, ma soprattutto il pungidito risponde a due esigenze psicologiche: la lancetta non si vede e non bisogna pungersi manualmente, basta solo premere un pulsante».
L’evoluzione dei pungidito
I pungidito di ultima generazione poi prevedono la possibilità di graduare la forza impressa dalla molla alla lancetta e quindi la profondità di penetrazione.
«A Siena abbiamo contadini e bancari, qualcuno ha la pelle delle dita liscia come un neonato e altri dei calli di diversi millimetri», racconta la Bonelli. Prima che arrivassero i pungidito queste persone spesso dovevano fare due o tre buchi per ottenere il campione di sangue necessario.
«Un grosso aiuto», ricorda l’infermiera del Team diretto dal professor Dotta, «viene anche dalle strisce che oggi effettuano la determinazione della glicemia anche a partire da campioni microscopici di sangue. Meno sangue significa punture meno profonde. Ormai è ben raro che ci si debba pungere due volte perche al ‘primo colpo’ non si è ottenuto un campione sufficiente».
«Un ultimo passo nella lotta al fastidio di misurare la glicemia viene dagli stessi pazienti che oggi per fortuna cambiano ogni volta la lancetta invece di riutilizzarla e così facendo scoprono una netta riduzione del fastidio», racconta la Bonelli, oltre a ridurre il rischio di infezioni.
Una volta utilizzata infatti la punta perde il suo profilo ottimale e finisce con lo strappare i tessuti. In questo caso però il merito va condiviso con altri; «i nostri pazienti hanno smesso di utilizzare gli aghi più volte da quando la Regione ha accolto la proposta, a lungo richiesta, di aggiungerli agli altri presidi già forniti».
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Ultima modifica: marzo 2007
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