Modus on line
www.acfriends.itwww.dm1.itwww.le4chat.itwww.accu-chek.it


DORMIRE

Sommario 

La misura delle cose
scarica l'articolo
Lavorare in equilibrio
scarica l'articolo
Il limite dei 100
scarica l'articolo
Una complicazione che si può risolvere
scarica l'articolo
Valori da condividere
scarica l'articolo
Banchetto di prova
scarica l'articolo
Sane abitudini estive
scarica l'articolo
Dormire in equilibrio
scarica l'articolo
GRATIS
Modus a casa tua


scrivi alla redazione

tutti i siti della
galassia Accu-chek


CERCA NEL SITO


Noi aderiamo
ai principi
HONcode.
verifica qui.

Alberto Salvadori, pneumologo presso l’Istituto Auxologico Italiano, che ha sede a Milano e a Piancavallo, sopra il lago Maggiore.
Dormire in equilibrio

Una persona con diabete su cinque dorme male, malissimo a causa dell’apnea notturna ostruttiva.
Non è difficile risolvere il problema e si ottengono vantaggi notevoli nella qualità della vita e nel compenso glicemico generale.

Diversi milioni di persone in Italia si svegliano ogni mattina con una sensazione di stanchezza, mal di testa, vuoti di memoria e difficoltà nella concentrazione che perdurano per molte ore. Per molti di loro la causa potrebbe essere l’apnea notturna ostruttiva, una condizione scoperta negli anni Settanta e «rilevata nel 4-8% della popolazione italiana, soprattutto fra le persone obese o in sovrappeso», spiega Alberto Salvadori pneumologo presso l’Istituto Auxologico italiano, un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico che ha sede a Milano e a Piancavallo sopra il lago Maggiore.
L’apnea notturna ostruttiva è causata dalla chiusura delle vie aeree più alte, in corrispondenza della gola e soprattutto del collo. È normale che durante il sonno l’attività dei muscoli che mantengono aperte le vie aeree superiori si riduca. Nelle persone obese o sovrappeso la presenza di strati di tessuto lipidico, di grasso insomma, «intorno a queste vie contribuisce a determinare la loro completa chiusura. Il flusso d’aria in entrata si interrompe generando l’apnea», spiega Salvadori. Chi soffre di apnea notturna ostruttiva non si accorge di nulla, «ma chi si trova al suo fianco avverte distintamente una interruzione nel ritmo della respirazione che dura per diversi secondi e termina con un respiro più forte degli altri, a volte accompagnato da un piccolo sussulto», continua il pneumologo.


Eros Barantani, endocrinologo dell’Istituto Auxologico Italiano.
Per fortuna invariabilmente il respiro riprende.
«L’organismo reagisce al calo di ossigeno nel sangue e viene inviato un segnale al cervello che ordina una ‘allerta generale’ dell’organismo, con il rilascio tra l’altro di ormoni che alzano la pressione e la glicemia», conferma Eros Barantani, endocrinologo dell’Istituto Auxologico; «a quel punto il condotto per il passaggio dell’aria si riapre e il respiro riprende. È più o meno la stessa reazione che da svegli ci fa sobbalzare se sentiamo un rumore improvviso», continua Barantani. Tutto a posto allora? Non proprio. Se si considera che questi cicli di soffocamento e allarme possono variare da 100 a 500 per ogni notte, è facile capire come le conseguenze dell’apnea notturna siano importanti per la qualità della vita, in termini di equilibrio glicemico e metabolico e anche a livello cardiaco.
«Il cuore reagisce alla carenza di ossigeno rallentando il ritmo, e all’allarme dell’organismo accelerandolo. Nei soggetti con apnea notturna sono più probabili alterazioni del ritmo cardiaco: extrasistolia, bradicardia, fibrillazione», continua Barantani.

Come si contrasta l’apnea notturna ostruttiva?
«Prima di tutto perdendo peso. Il grasso viscerale, la ‘pancia’ insomma, aggrava la situazione perché comprime il torace», spiega Alberto Salvadori che a Piancavallo, un centro specializzato nella cura dell’obesità, segue molti casi di questo tipo: «dimagrire significa anche ridurre il peso che grava sulle vie aeree superiori». In particolare si ottengono risultati se il dimagrimento è ottenuto anche con l’esercizio fisico che ridona tono e vigore ai muscoli e ai tessuti, compresi quelli responsabili dell’apnea. «Inoltre ai pazienti consigliamo di fare una ‘ginnastica respiratoria’. Si tratta ogni ora o due di dedicare un minuto, non di più, ai loro polmoni facendo dieci inspirazioni ed espirazioni lunghe e profonde», ricorda Ba-rantani.

Eliminare i sintomi.
Per eliminare i sintomi dell’apnea ostruttiva nel sonno esiste un’‘arma segreta’: si chiama Cpap sigla di Continous Positive Air Pressure e consiste in un ventilatore-pompa dalle dimensioni di un grosso libro, collegato con un tubo flessibile a una mascherina che copre il naso (o la bocca e il naso). La mascherina viene indossata solo al momento di addormentarsi e mantenuta per tutta la durata del sonno. Il ronzio del ventilatore non è tale da disturbare.
Negli apparecchi più evoluti un sensore misura il flusso d’aria. Se questo si interrompe, la Cpap se ne accorge e si attiva pompando l’aria nel tubo, «in questo modo l’aria arriva nella gola con una pressione sufficiente a tenere aperte le vie respiratorie», spiega Salvadori. A quel punto il sistema, se possibile, riduce progressivamente la pressione di erogazione.
Gli effetti? «Sono risolutivi, sia a livello di qualità della vita che del metabolisno. Alcuni pazienti possono far fatica, soprattutto nei primi tempi, ad abituarsi al fastidio della mascherina, altri hanno un sonno troppo agitato.
Comunque per lo più i pazienti dichiarano un immediato e netto miglioramento delle condizioni. Si alzano la mattina finalmente riposati e di buon umore» ricorda Salvadori. Immediati anche i riscontri metabolici.

Diagnosticare l’apnea notturna e applicare il Cpap non è cosa di un minuto.
Ci si può rivolgere a un Servizio di pneumologia ospedaliero (ma alcune Asl hanno creato dei centri specializzati per la cura dei disturbi del sonno). Insieme al medico si compila un questionario che elenca e valuta la presenza di sintomi. «Se i sintomi sono sufficienti a far sospettare una apnea notturna, al paziente viene proposto un esame polisonnografico», nota Alberto Salvadori: «a casa sua o in ospedale, il paziente passa la notte con dei sensori che rilevano e registrano il flusso di aria al naso e alla bocca, l’ossigenazione dei tessuti periferici e i movimenti espansivi del torace. Se si trova in ospedale vengono registrati anche la pressione, il ritmo cardiaco e l’attività del cervello». A quel punto è possibile fare una diagnosi precisa (esistono delle apnee notturne non ostruttive) e proporre una terapia. Se si decide di provare con un Cpap il paziente dovrà passare almeno un’altra notte o due in ospedale per ‘tarare’ il sistema. Il Cpap esercita una pressione continua al naso e/o alla bocca con l’espirazione che avviene tramite appositi meccanismi/valvole espiratorie.
«Nei primi giorni il paziente può provare qualche fastidio ma, se supera questa fase, torna a dormire e scopre quanto il suo organismo avesse bisogno del riposo notturno» conclude Eros Barantani.

Vuoi leggere un riassunto dei concetti chiave e alcuni consigli dedicati a questo articolo?

Ultima modifica: luglio 2007

Vuoi vedere il sommario del numero 24 di Modus?
Torna alla Home page

 
 
© Copyright 2012. Roche Diagnostics S.p.A. - Società unipersonale - P.IVA 10181220152