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Andrea Giaccari, docente di Endocrinologia all’Università Cattolica di Roma.
Il limite dei 100

Un ‘giro vita’ superiore a 100 centimetri, aggiunto al diabete di tipo 2 comporta un rischio molto molto alto di ictus e infarti. Anche perché spesso al grasso e al diabete si associano altre componenti della sindrome metabolica. Ma è possibile rovesciare la situazione combattendo uno per uno tutti questi fattori di rischio.

Il limite è circa 100, qualcosa in più per i maschi (102) e di meno per le femmine (88).
E rispettarlo non è facile. Non si tratta di chilometri orari, ma di giro vita. Basta prendere un metro da sarta, avvolgerlo all’altezza dell’ombelico e misurare. La circonferenza addominale supera il limite? È probabile. Circa l’80% delle persone con diabete hanno troppo ‘tessuto adiposo addominale’ popolarmente detto pancia o pancetta.
Diabete e pancetta a loro volta sono collegati ad altre alterazioni metaboliche: trigliceridi alti (sopra i 150 mg/dl), pressione superiore ai valori ottimali (130 mm/hg di massima e 85 di minima) e colesterolo HDL basso (sotto i 50 mg/dl per le femmine e sotto i 40 mg/dl per i maschi).
«La probabilità che una persona con diabete e sovrappeso superi due o più di questi ‘limiti’ è alta», afferma Andrea Giaccari, docente di Endocrinologia all’Università Cattolica di Roma, «almeno il 75%». Ovviamente non è sfortuna. Nella persona sovrappeso e con diabete tutte queste condizioni hanno una causa comune, anzi due. La prima è appunto la ‘pancetta’. «Esistono due tipi di grasso», spiega Giaccari, co-responsabile scientifico della Giornata del Diabete: «il grasso sottocutaneo che troviamo, magari anche in quantità, sulle cosce, glutei o avambracci è relativamente neutro per l’organismo. Il grasso addominale invece opera come un vero e proprio organo e ha importanti conseguenze negative sia metaboliche che ormonali». Alcune persone tendono più delle altre ad ‘accumulare’ il grasso nella pancia. «Degli studi scientifici suggeriscono che, sotto stress, le calorie assunte in più finiscono più spesso nell’addome distribuite sotto la pelle», rivela Giaccari.


Gabriele Forlani, diabetologo presso l’Unità Operativa di malattie del metabolismo del Policlinico Universitario Sant’Orsola Malpighi di Bologna.
Abbasso la resistenza.
Una delle conseguenze della pancetta è l’insulino resistenza, cioè la parziale ‘sordità’ dei tessuti all’azione dell’insulina. L’insulino resistenza (che può presentarsi anche in individui magri) è una delle cause del diabete di tipo 2. «Ma ha anche effetti diretti o indiretti su altre condizioni; la pressione per esempio: troppa insulina induce i reni a trattenere il sodio con un effetto anti-diuretico», continua Giaccari; «la pancetta poi rilascia acidi grassi che, trasformati in trigliceridi, non si limitano a circolare nei vasi otturandoli ma infiltrano il fegato, il pancreas (che perdono funzionalità) e i muscoli (che diventano più insulino resistenti)».
Se a questo si aggiunge il fatto che trigliceridi e colesterolo ‘buono’ HDL viaggiano insieme, e quindi a un aumento dei trigliceridi corrisponde una diminuzione del colesterolo buono, è possibile capire perché oggi i medici parlano di sindrome metabolica per descrivere il fatto che una serie di condizioni hanno un’alta probabilità di coesistere o di svilupparsi nella stessa persona. «Soprattutto se questa persona ha il diabete, anche in forma iniziale», nota il diabetologo romano.
Nessuna di queste condizioni (grasso addominale, insulino resistenza, diabete, pressione moderatamente elevata, trigliceridi alti e colesterolo HDL basso) dà sintomi e nessuna – tranne il diabete – è particolarmente pericolosa in sé.

Aumento del fattore di rischio
«Il problema è che tutti gli elementi della sindrome metabolica aumentano in modo importante il rischio di ictus e infarto», sottolinea Giaccari che fa parte del Consiglio scientifico nazionale della Società Italiana di Diabetologia. Per capirsi, una persona che ha diabete scompensato è in sovrappeso e ha anche uno solo di questi valori fuori posto corre un rischio di infarti o ictus pari a quello di una persona che è appena uscita da un infarto.
«Non è raro trovare persone che si sentono perfettamente sane e non hanno mai avuto nessun problema al cuore ma che hanno otto possibilità su dieci di avere un infarto o un ictus entro cinque anni», afferma con chiarezza Giaccari.
Parole dure che però si impongono in quanto «molte persone continuano a legare il diabete al rischio di complicanze specifiche, te-mono di perdere la vista o di vedersi amputato il piede. Questo rischio esiste ma in molti casi il vero problema è scongiurare infarto e ictus», nota Giaccari.
Tanto per capirsi, su 100 persone con diabete che si ricoverano in ospedale ogni anno, almeno 80 arrivano con una diagnosi di infarto o ictus; tutte le altre complicanze non arrivano insieme al 20%. «Insomma il diabete deve essere visto in primo luogo come un fattore di rischio cardiovascolare», spiega il diabetologo del Policlinico Gemelli.

Ora tocca a te...

Forse non è esagerato dire che una persona con sindrome metabolica ha nelle sue mani la possibilità di aggiungersi o di togliersi 10 o più anni di vita ‘sana’ (vale a dire senza gli strascichi e le inabilità di un ictus o di un serio infarto).
Già, perché la scelta è nelle mani della persona con diabete. «È possibile, a chiunque e in qualunque momento della sua vita, ridurre anche in modo drastico il rischio cardiovascolare» nota Gabriele Forlani, che lavora presso l’Unità Operativa di Malattie del Metabolismo del Policlinico Universitario Sant’Orsola Malpighi di Bologna; «è vero che esistono farmaci in grado di correggere ciascuna delle componenti della sindrome metabolica, ma la loro efficacia è limitata se il paziente non... smette di essere paziente e sceglie di essere responsabile della propria salute modificando i propri comportamenti dannosi».
Tante persone oggi cercano ‘rimedi naturali’ per le loro malattie. Questi esistono, sono efficaci e non sono erbe miracolose, si chiamano alimentazione sana, esercizio fisico regolare, astensione dal fumo.

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Ultima modifica: luglio 2007

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