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Emanuela Zarra, diabetologa degli Spedali Civili di Brescia. Partecipa a Io muovo la mia vita insieme a due suoi pazienti.
Io muovo la mia vita al traguardo

Una corsa lunga un anno, tra maratone di gruppo e allenamenti quotidiani, ha coinvolto 56 persone sedentarie, sovrappeso e, in alcuni casi, con diabete trasformandole in appassionati sportivi capaci di concludere una maratona.

Il gruppo di Io muovo la mia vita sente di aver già vinto una gara eccezionale, una sorta di scommessa lanciata da Diabete Italia con il supporto, fra gli altri, di Roche Diagnostics: trasformare 56 persone sedentarie, non giovani, sovrappeso, e in alcuni casi, con diabete di tipo 2, in sportivi allenati e in grado di affrontare i 42 chilometri di una maratona.
All’inizio i partecipanti (18 squadre formate da un medico e da due suoi pazienti) avevano dalla loro solo l’entusiasmo e il desiderio di uscire da una vita sedentaria e da una dieta inadeguata o improvvisata.
«Considerando gli attuali ritmi di vita, risulta abbastanza difficile fare proprio uno stile di vita basato su una corretta alimentazione e su una costante pratica dell’attività fisica. La possibilità di partecipare a un progetto il cui obiettivo è quello di modificare gradualmente l’approccio sedentario alla vita quotidiana in uno più ‘attivo’ ha entusiasmato i partecipanti, che si sono sentiti seguiti nel loro percorso, e ancor più i medici che hanno avuto la possibilità di dimostrare nella pratica discorsi spesso teorici sui benefici dell’attività fisica stessa», racconta Emanuela Zarra, diabetologa degli Spedali Civili di Brescia.


Teresa Anna Maria Martone, diabetologa degli Ospedali Riuniti di Foggia.
I partecipanti hanno potuto accedere a una consulenza medico sportiva del massimo livello.
Io muovo la mia vita è gestito dal Marathon Center, una struttura privata di Brescia fondata dal professor Gabriele Rosa che allena e cura al-cuni dei più importanti maratoneti del mondo. Marathon Center ha tracciato e aggiornato un profilo fisico e metabolico completo dei partecipanti e ha elaborato e controllato una ‘tabella di marcia’ personalizzata. Pur allenandosi da soli, i partecipanti si sono sempre sentiti ‘in gruppo’ grazie a un fitto calendario di incontri e gare ‘intermedie’.
«Ritengo che sia stata molto gradita da parte dei pazienti l’idea di essere seguiti in ogni tappa di questo percorso da persone preparate ed esperte, attraverso un programma di allenamento personalizzato, per raggiungere un traguardo così ambito», continua Emanuela Zarra, che ha partecipato con due suoi pazienti al progetto, «e soprattutto sentirsi parte di un gruppo: è la motivazione più forte». Teresa Anna Maria Martone, diabetologa degli Ospedali riuniti di Foggia è fra i partecipanti: «corro da undici anni, per scelta personale, ma non ho mai sentito un cambiamento del genere; essere seguiti da un’équipe è enormemente diverso».

Comunque correre.
Di questo si tratta. Niente esercizi impossibili, niente macchine ultimo grido. «Solo correre, una cosa che possono fare tutti, ma nel modo giusto stavolta, tenendo sempre presenti parametri e obiettivi personali. Apparentemente», spiega la diabetologa di Brescia, «correre sembra ‘banale’ perché non servono abilità particolari, ma in realtà tra le attività aerobiche è una delle più stressanti: richiede resistenza fisica e anche psicologica e dà risultati a distanza».
Un’altra carta vincente del progetto è stata la partecipazione dei medici: «A volte i medici danno consigli difficili da seguire, che spesso rimangono teorici», spiega Emanuela Zarra; «stavolta es-sendo anche noi in prima linea, abbiamo avuto la possibilità di concretizzare i nostri consigli educazionali, creando tra pa-ziente e medico una vera collaborazione. Questo è stato uno dei punti vincenti – e secondo me la vera vittoria – del progetto».
Per un anno queste 56 persone hanno corso nei parchi, sui lungomare e in palestra (in certe città ci sono pochi spazi verdi, in altri casi è il clima che impone di stare al chiuso).
Come si può leggere dalle interviste con le quali Modus on line ha seguito l’andamento del progetto (http://www.modusonline.it/iomuovolamiavita), ognuno ha trovato una sua dimensione, ma non senza difficoltà.

Cambiare stile di vita non è semplice.
Il primo problema è il tempo da strappare agli impegni di lavoro o di famiglia. È la più grande preoccupazione di tutti: “dove troverò il tempo?”. Per qualcuno anche seguire un regime alimentare sano e salutare non è stato facile, sia mangiando fuori sia a casa dove coniugi e figli facevano spesso resistenza all’idea di dover cambiare le abitudini alimentari.
Non è facile, ma alla fine anche i parenti iniziano a crederci e a diventare i più fervidi sostenitori del progetto. C’è un caso in cui persino dei bambini piccoli si accorgono che il papà sta dimagrendo, ne sono orgogliosi e smettono di dargli del ciccione (cosa che lo mortificava non poco).

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Ultima modifica: novembre 2007

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