 |
Io muovo la mia vita al traguardo
Entusiasmo e partecipazione per cambiare le abitudini di vita.
L’entusiasmo.
Questa è la fase iniziale, quella dell’entusiasmo collettivo e contagioso. In molti tendono a strafare e ne pagano le conseguenze a livello fisico, ma intanto i centimetri del girovita iniziano a diminuire veloci e i chili a calare. Escono dalla naftalina vestiti non più indossati da anni, si inizia a vedere il cambiamento e arrivano i complimenti degli amici. E poi c’è l’energia: tutti parlano di energia ritrovata, del senso di pesantezza che sembra svanire, di agilità riconquistata, di voglia di fare. «Io ho perso un po’ di peso», dice la dottoressa Martone, «ma il dimagrimento non è l’unica cosa che ho portato a casa. Sentirsi più leggeri non dipende solo dai chili persi».
I racconti delle prime maratone organizzate da Io muovo la mia vita sono esilaranti: chi arriva praticamente in ginocchio dopo ore e ore, chi si perde addirittura lungo il percorso. I partecipanti ne parlano divertiti e soddisfatti perché, alla fine, al traguardo ci sono arrivati. Poi le prestazioni migliorano e i pazienti iniziano a porsi spontaneamente degli obiettivi, oppure a riconoscere limiti ed errori «sono scoppiato a metà gara perché ho corso troppo veloce all’inizio e poi ho sbagliato con la dieta. Ho mancato l’obiettivo perché non ho ragionato». «Le gare sono un momento importante», spiega la dottoressa Zarra, «perché dal confronto si impara tantissimo: non è questione di competizione, ma di spirito di gruppo e anche di piccole sfide personali».
I risultati sono arrivati subito.
Praticamente tutti i partecipanti hanno rilevato una riduzione nel giro vita (non sempre nel peso perché i muscoli allenati, aumentando di volume e di peso, a volte superano la perdita di massa grassa), la pressione si è ridotta e il colesterolo buono HDL è aumentato, le glicemie sono migliorate e, in un caso, una persona ha visto regredire una instabilità glicemica che la avrebbe portata al diabete. Poi i risultati si sono stabilizzati, l’effetto novità si è perso e il progetto è diventato una gara di resistenza. «Si è trattato di trasformare quello che inizialmente sembrava un bel gioco in una parte integrante delle proprie giornate. Sono momenti in cui ci si misura con se stessi», spiega la dottoressa Martone.
Io, per esempio, ho scoperto che correndo non devo mai pensare al traguardo altrimenti mi stresso. Se invece partecipo con calma, un passo dopo l’altro senza un’apparente meta, allora arrivo in fondo».
Obiettivo centrato.
Per riscuotersi dallo stato di stallo, diversi pazienti danno una sorta di colpo di reni e potenziano ritmi e tempi della corsa. Riprendono a dimagrire, iniziano a partecipare a maratone cittadine che esulano dal programma di Io muovo la mia vita e ritrovano la motivazione.
Altri invece arrancano, fanno una fatica notevole e sono giù di morale per non essere al livello degli altri, però non mollano.
Qualcuno ancora non riesce a correre, può solo permettersi di camminare a passo veloce, eppure va avanti. Ma al passo o di corsa non importa, sanno di avercela fatta. E lo si capisce da questo: fanno tutti progetti per il futuro. Per alcuni sarà ancora la corsa, altri vogliono ritrovare sport abbandonati in gioventù: la vela, il tennis, il nuoto.
La maratona di Milano, il 2 dicembre, conclude questa manifestazione che ha insieme un versante scientifico e uno di promozione dell’esercizio fisico. E dopo?
«Io credo che tutti noi abbiamo raggiunto le condizioni mentali e fisiche, per andare avanti da soli» conclude Teresa Anna Maria Martone, «Stimolare un cambiamento dello stile di vita era il vero obiettivo di Io muovo la mia vita e non si può negare che sia stato raggiunto» aggiunge la dottoressa Zarra.
Vuoi leggere l’inizio di questo articolo?
Ultima modifica: novembre 2007
Vuoi vedere il sommario del numero 25 di Modus?
Torna alla Home page
|  |