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Fortunato Lombardo, responsabile del Servizio di diabetologia pediatrica del Policlinico Universitario di Messina.
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Obiettivo: qualità della vita
La terapia con microinfusore migliora la qualità della vita, non solo le glicemie. I diabetologi sono concordi: libertà, autostima, autonomia e perfino le conoscenze sul diabete aumentano in chi usa il ‘micro’, e si aprono prospettive nuove sia per le personecon diabete sia per coloro che sono loro vicine.
Come già era avvenuto per l’evoluzione dalla classica siringa alla ‘penna’, anche il passaggio dalla terapia insulinica multi-iniettiva a quella con microinfusore coincide, generalmente, con un netto miglioramento della qualità della vita. «Ognuno ha la sua definizione di ‘qualità della vita’ ma qualunque siano gli aspetti presi in considerazione, la terapia con microinfusore condiziona positivamente la qualità della vita», afferma Michele Aragona, diabetologo del Dipartimento di Endocrinologia, sezione Malattie Metaboliche e Diabetologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana.
Aragona non è certo il solo a pensarla così: «Numerosi studi condotti in Italia e all’estero, con metodi diversi e su pazienti di ogni età hanno confermato che la terapia con microinfusore migliora in modo sensibile la qualità della vita», afferma Fortunato Lombardo, responsabile del servizio di diabetologia pediatrica del Policlinico universitario di Messina.
Non è poco; in una patologia cronica la qualità della vita coincide con il successo della terapia. In passato alla persona con diabete si diceva: «ora hai il diabete e devi accettare un tipo di vita molto più rigido e controllato».

Michele Aragona. Diabetologo del Dipartimento di Endocrinologia, sezione Malattie Metaboliche e Diabetologia dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria Pisana.
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La terapia vincente
«La persona con diabete viveva in una sorta di eterna convalescenza. Col tempo si è capito che la terapia di successo è quella che si inserisce all’interno delle abitudini del paziente, senza stravolgerle. E il microinfusore è capace proprio di ottenere questo risultato», spiega Aragona; «in un certo senso, quindi, qualità della vita e miglioramento delle glicemie sono due aspetti del medesimo discorso». Sulla base di queste convinzioni e di studi scientifici, i Centri di diabetologia prescrivono sempre più spesso il microinfusore, soprattutto con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita del paziente. Il Team diretto da Stefano del Prato a Pisa – che in Toscana è il Centro regionale di riferimento per la Cura del Diabete in età adulta, e quindi anche per la terapia con mi-croinfusore – valuta tutte le richieste di microinfusore provenienti dalla regione «e lo facciamo proprio tenendo conto della convergenza fra sostenibilità ed efficacia della terapia», afferma Aragona.
Perché il microinfusore migliora la qualità della vita?
Basterebbe intervistare (come è stato fatto dal sito www.microinfusori.it) un certo numero di persone che lo usano per capirlo. «L’elenco delle risposte a questa domanda è lunghissimo», commenta Eugenio de Feo, responsabile del Servizio di diabetologia dell’ospedale Cardarelli di Napoli, «in estrema sintesi possiamo dire che questa te-rapia porta maggiore libertà, flessibilità e benessere».
Flessibilità significa poter far fronte a una variazione negli orari. Con il microinfusore è possibile cambiare in pochi secondi l’insulinizzazione basale o praticare dei boli di insulina. È vero che gli analoghi rapidi e lenti offrono oggi margini di flessibilità anche alla terapia multi-iniettiva, «ma teniamo presente che non tutti portano con sé la ‘penna’ a scuola o sul lavoro o quando escono», spiega Lombardo.
Per gli adulti, le sfide spesso vengono dagli orari ormai imprevedibili della vita lavorativa: «quante persone diabetiche, in terapia con un analogo lento, durante una riunione di lavoro che si prolunga la sera, iniziano a essere inquiete perché temono che l’effetto di questo analogo stia finendo?», chiede Aragona.
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Ultima modifica: novembre 2007
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