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Obiettivo: qualità della vita
Come cambia la gestione del diabete con l’uso del microinfusore.
Lo stesso vale per i rapporti interpersonali.
Una serata del tipo: si va a mangiare una pizza, poi si va a prendere un gelato e per chiudere si va a ballare, per una persona con diabete in terapia multi-iniettiva diventa di difficile gestione. «si deve porre molte domande: quanta insulina e in che modo somministrarla? Per il ge-lato devo fare un’altra iniezione?
L’analogo lento a che ora lo faccio? Durante il ballo avrò un’ipoglicemia?», elenca Aragona. La persona con microinfusore, invece, ha una risposta a tutto (bolo multiwave in occasione della pizza, bolo estemporaneo per l’eventuale gelato, riduzione temporanea della basale in occasione del ballo).
«La mattina successiva, inoltre, se non si hanno impegni, ci si può svegliare quando si vuole, senza paura di rimanere privi di insulina» continua il diabetologo di Pisa secondo il quale il miglioramento della qualità della vita, «in alcuni casi sfiora quasi la normalizzazione».
Parallelamente alla qualità della vita, le persone con microinfusore «riportano fin da subito una sensazione di maggior benessere generale», nota Eugenio De Feo; «è interessante notare che questo avviene anche nelle prime settimane, quando il paziente è ancora stressato dal ‘micro’, ha paura di romperlo, teme che il catetere si stacchi di notte, di non sentire un avviso – e viene riportato anche quando l’equilibrio glicemico non sembra migliorato». Le spiegazioni sono diverse: «probabilmente il benessere è dovuto alla riduzione delle escursioni glicemiche sia di giorno sia di notte», aggiunge De Feo.
Gestire ogni situazione
In terzo luogo, la persona col microinfusore, lungi dal sentirsi ‘passivo’ rispetto alla macchina, ha la sensazione, spesso per la prima volta, di aver ripreso il controllo. «Il microinfusore genera nel paziente la sensazione di essere al timone, di poter controllare le proprie glicemie», nota De Feo, e questa sensazione cresce con l’andare del tempo.
«Velocemente la persona scopre che le è possibile far fronte a ogni tipo di situazione anche quelle che all’inizio sembravano problematiche: la spiaggia, la doccia, il sesso; le prime volte chiedono “dottore come posso fare quando...?”, poi capiscono come funziona il meccanismo e per analogia lo adattano a situazioni simili», continua il diabetologo napoletano, «il paziente diventa sempre più esperto non solo del microinfusore, ma anche del diabete. Ripassa le nozioni di cui disponeva o che non aveva utilizzato, moltiplica i controlli, ragiona sulle glicemie, si informa, confronta... insomma diventa un po’ diabetologo di se stesso, con una sensazione di autonomia sempre maggiore».
Un’ulteriore conferma al ruolo che i microinfusori svolgono nella qualità della vita delle persone che li usano viene dai fatti: «sono davvero pochissimi i pazienti che chiedono di ritornare alla terapia multi-iniettiva. Anzi, chi non dispone in casa di un esemplare di riserva vive nella preoccupazione di doverne fare a meno anche solo per un giorno. Sono inquieti come Linus quando la sua adorata coperta finisce in lavatrice», conclude divertito De Feo.
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Ultima modifica: novembre 2007
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