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Giuseppe Mancia, direttore della Clinica medica dell’Ospedale San Gerardo di Monza, presidente della Società internazionale dell’ipertensione (ISH) e past president della Società europea dell’ipertensione (Esh).
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Facciamo pressione per vivere meglio
È giusto seguire con attenzione il diabete, ma... come la mettiamo con la pressione? L’ipertensione si accompagna spesso all’iperglicemia e non va presa sotto gamba. La pressione alta aumenta di molto il rischio di infarti, ictus e problemi ai reni.
Non è il diabete, ma l’ipertensione il fattore di rischio cardiovascolare più diffuso. Si calcola che il 40% degli italiani abbia la ‘pressione alta’. Fra le persone con diabete la percentuale è doppia: l’80%.
La pressione alta non dà sintomi né fastidi. «Ma logora piano piano le arterie, le arteriole e i capillari, sottoponendole a un ‘martellamento’ continuo, 80 volte al minuto, ogni ora, ogni giorno», spiega Giuseppe Mancia, direttore della Clinica medica dell’Ospedale San Gerardo di Monza, «e questo aumenta di molto la probabilità di sviluppare infarti e ictus. Insomma, se non si controlla la pressione, non si va da nessuna parte».

Mariella Trovati, Professore ordinario di Medicina Interna presso l’Università di Torino, opera come direttore di Struttura complessaa presso l’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino). È stata coordinatore del Gruppo di studio Diabete e Aterosclerosi della Società Italiana di Diabetologia (SID).
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Non è solo questione di stress.
Le ragioni per cui il diabete convive spesso con l’ipertensione sono diverse. In parte ambedue le condizioni sono ‘figlie’ del sovrappeso. In parte la pressione si alza a causa dell’eccesso di insulina che caratterizza le prime fasi del diabete di tipo 2 «e ha degli effetti di attivazione sul sistema simpatico e quindi sulla pressione», nota Mancia.
Il meccanismo che porta all’ipertensione è comunque complesso «ed è sbagliato ricondurlo, come fanno molti, al semplice stress», continua Mancia; «l’ipertensione ha delle cause profonde e organiche. È vero che lo stress può contribuire all’aumento della pressione arteriosa ma non è la causa. Del resto anche la glicemia aumenta a seguito di uno stress per l’effetto di ormoni iperglicemizzanti, ma questo non vuol dire che lo stress causi il diabete».
Fin qui la teoria.
In pratica cosa significa tutto questo per la persona diabetica e ipertesa?
«Significa che non deve assolutamente considerare l’ipertensione un ‘problema minore’ ma uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare. Non c’è ragione per sorvegliare il compenso pressorio con minore attenzione di quanta se ne impiega per tenere sotto controllo la glicemia», afferma Mariella Trovati, docente di Medicina Interna all’Università di Torino.
Un concetto che sembrerebbe ovvio ma purtroppo non lo è.
«Credo che l’attenzione nei confronti dell’ipertensione sia inferiore al necessario e che occorra un approccio educazionale più intensivo», prosegue Mariella Trovati.
Quindi l’ipertensione sarebbe trascurata: non è misurata abbastanza spesso, non sempre so-no prescritti i farmaci del caso e troppo spesso le pillole prescritte restano nella loro confezione. «Bisogna essere molto chiari su questo punto: l’associazione fra diabete e ipertensione non si limita ad aumentare il rischio cardiovascolare, lo moltiplica», spiega Mariella Trovati e aggiunge: «in presenza di diabete, inoltre, il rischio legato all’iperglicemia si somma a quello legato all’ipertensione. Per esempio, lo studio inglese UKPDS ha dimostrato che, su mille persone con diabete di tipo 2 con un compenso glicemico mediocre (emoglobina glicata tra 7% e 8%) ma un buon controllo pressorio (pressione sistolica inferiore a 130 mmHg), quindici vengono colpite da infarto miocardico ogni anno, mentre, su mille persone con lo stesso grado di compenso glicemico ma con cattivo controllo pressorio (pressione sistolica superiore a 150 mmHg) i casi di infarto sono circa trenta». Un discorso simile vale per il danno renale e probabilmente per la retinopatia diabetica. «Nel caso del rene poi, si crea un vero circolo vizioso perché la pressione alta (così come l’iperglicemia) riduce la funzionalità renale e se il rene lavora male non espelle abbastanza liquidi e la pressione di conseguenza sale», interviene Giuseppe Mancia. Sorvegliare da vicino la pressione significa quindi ridurre sia i rischi di complicanze ‘microvascolari’ (ai reni e agli occhi) sia quelli di infarto o ictus.
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Ultima modifica: novembre 2007
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