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Jakko Tuomilehto, direttore dell’Istituto Nazionale di Medicina Preventiva a Helsinki.
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Il diabete si previene se ci si muove in tempo
Oggi non mancano tutte le informazioni necessarie per prevenire il diabete.
Gli studi effettuati da Jakko Tuomilehto e confermati in altri Paesi mostrano che il prediabete, che si esprime attraverso una glicemia piuttosto alta a digiuno (IFG) o dopo un pasto (IGT), può essere fermato e addirittura eliminato. Per sempre? «Non lo sappiamo perché gli studi sono troppo recenti. Sicuramente per molti e molti anni. Il che è importantissimo. Teniamo presente», continua Squatrito «che i giovani di oggi, cresciuti facendo poca attività fisica e con un’alimentazione ricca di grassi e zuccheri fin dalla prima infanzia, in mancanza di interventi sul loro stile di vita, svilupperanno il diabete non a 60-70 anni come i loro genitori, ma molto prima, forse anche a 40-50 anni. E c’è una bella differenza, in termini di rischio di gravi complicanze, fra esordire con il diabete a 45 e a 65 anni!».
Prevenire il diabete è possibile.
Jakko Tuomilehto, direttore dell’Istituto Nazionale di Medicina preventiva a Helsinki, è riuscito a ridurre del 58% il rischio di diabete in una popolazione predisposta. Non c’è bisogno di correre a Helsinki per farsi curare da Tuomilehto. «Abbiamo fatto delle cose semplicissime», racconta il diabetologo finlandese. In cinque ospedali della Finlandia sono state reclutate centinaia di persone, età media 55 anni, maschi e femmine, tutti sovrappeso e con una intolleranza ai carboidrati. Insomma persone con un’alta o altissima probabilità di sviluppare il diabete entro un certo numero di anni.
Una parte di queste persone ha ricevuto generiche raccomandazioni e inviti ad alimentarsi in modo corretto e ad abbandonare la sedentarietà. Un altro gruppo è stato sottoposto a un programma intensivo: «una consulenza dietologica personalizzata, molte spiegazioni sull’importanza dell’alimentazione e dell’esercizio fisico, perfino l’iscrizione gratuita a una palestra» racconta Tuomilehto.
Statistiche
Statisticamente in ciascuno dei due gruppi avremmo dovuto vedere, nell’arco di sei anni, un certo numero di esordi di diabete, poniamo cento per ciascun gruppo. «Ebbene, nel gruppo soggetto a generiche raccomandazioni i casi di diabete sono stati poco meno di quelli previsti. Ma nel gruppo su cui siamo intervenuti i casi di diabete invece di 100 sono stati 42: una riduzione appunto del 58%» racconta lo studioso finlandese.
Cosa hanno fatto questi fortunati?
A dire il vero niente di speciale. Hanno ridotto almeno del 30% l’apporto di grassi nella loro dieta. Hanno aumentato molto l’apporto di fibre, hanno fatto mediamente 30 minuti al giorno di attività fisica in palestra, camminando o nuotando e hanno perso qualche chilo, dal 5% in su del loro peso corporeo. Insomma nessun farmaco, nessun sacrificio.
«I risultati si sono visti subito», afferma Tuomilehto, «già dopo due anni, nel gruppo di intervento, i casi di diabete sono stati nettamente inferiori a quelli che ci si poteva aspettare ed è interessante notare che anche dopo la fine dello studio, le persone che avevano seguito per alcuni anni le nostre raccomandazioni hanno mantenuto una propensione nettamente minore a sviluppare il diabete».
«Dallo studio di Tuomilehto e da altri studi analoghi condotti negli Usa, in alcuni Paesi europei e perfino in Cina emergono delle indicazioni sicure e concrete», commenta Squatrito. «Prevenire il diabete è nelle nostre mani, nelle mani di tutti». Perché vale la pena prevenire il diabete?
Innanzitutto, il diabete aumenta significativamente il rischio di infarti e di ictus: una persona con diabete non controllato ha una percentuale di ri-schio di infarto pari a un suo coetaneo (non diabetico) già colpito da infarto. In secondo luogo, chi ha il diabete non sta bene. Se non riesce a tenerlo sotto controllo si sentirà spesso affaticato, poco lucido. In terzo luogo, è noto che il diabete predispone ad altre complicanze: la disfunzione erettile è tra le più frequenti nei maschi (ma anche le femmine incontrano problemi sessuali) oltre al rischio di danni seri agli occhi, ai reni e ai piedi.
«Vale sicuramente la pena convincere le persone a rischio a controllare spesso la glicemia, la pressione, il colesterolo, i trigliceridi e, soprattutto, a cambiare le loro abitudini alimentari e superare la sedentarietà», conclude Sebastiano Squatrito.
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Ultima modifica: marzo 2008
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