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Il paziente non è né mio, né tuo: è di sé stesso


Adolfo Arcangeli, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi dirige l’Unità operativa di diabetologia e malattie metaboliche dell’ospedale di Prato.
Siamo in una fase di stallo nel processo di cambiamento?
No, io non credo che si possa parlare di stallo. In questi mesi si cerca di tradurre in un model-lo organizzativo quello che è un processo culturale svoltosi finora all’interno delle società scientifiche. Siamo stati veloci a capire, maturare e condividere certi concetti. Tradurre nella pratica non è facile. Gli strumenti organizzativi e normativi del Sistema sanitario sviluppati in secoli di storia non sono adatti alle patologie croniche.

E l’atteggiamento dei medici di Medicina generale?
Forse è vero che, in qualche situazione, i rappresentanti dei medici di Medicina generale sono parsi frenare il cambiamento, ma non sono stati i soli. La verità è che tutti noi medici abbiamo pensato: “Il paziente o ‘è mio’ o non lo è. E, se non è totalmente seguito da me, lo delego a qualcun altro”. Oggi prendiamo atto che il paziente non è né ‘mio’ né ‘tuo’. Il paziente ‘è di se stesso’, è protagonista delle sue scelte, si rivolge – e si deve rivolgere – alternativamente, al diabetologo, all’infermiere di diabetologia, al medico di Medicina generale, a un altro specialista. Questo già avviene. Solo che deve avvenire in modo organizzato e trasparente.

L’impegno delle regioni è sufficiente?
La struttura amministrativa ha la stessa difficoltà che abbiamo noi medici a tradurre il cambiamento anzi, maggiore. La Regione Tosca-na ha impostato il problema in termini corretti tanto che il suo modello è stato di fatto adottato dal governo nazionale. Capisco, però, che altre regioni facciano più fatica. Esiste anche un problema temporale. Gli investimenti e i cambiamenti che riguardano la prevenzione e la gestione delle malattie croniche sono misurabili solo in un lasso di tempo medio lungo. Ma le strutture e i loro dirigenti sono misurati anno per anno.

E allora?
Se fossi un astrologo direi che siamo in una buona costellazione astrale. Governo, Istituto superiore di Sanità e molte regioni sono in sintonia, soprattutto quelle che non sono paralizzate dalla necessità di riparare i buchi di bilancio aperti in passato.

E se non cambia niente?
Questo è uno degli elementi che mi rende ottimista. Le alternative sono terribili. Non stiamo parlando solo di ‘curare meglio’ il diabete. Vede, la differenza fra chi ha e chi non ha le informazioni e i supporti per gestire il diabete si misura in anni di vita e lo stesso vale per l’obesità o l’ipertensione. Chi non ha questi supporti è più frequentemente una persona povera o ha una bassa scolarità o è immigrato. Insomma ci si scontra con le diseguaglianze.

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Ultima modifica: marzo 2008

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