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Franco Cavalot, lavora presso la Sezione a Direzione Universitaria di Malattie metaboliche e Diabetologia dell’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano. Ricercatore presso l’Università di Torino, è fra i dirigenti dell’Associazione Medicina e Persona.
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Cosa succede durante la notte
Durante la notte la mente riposa ma l’organismo lavora. Cambia più volte la sensibilità all’insulina e la pressione arteriosa si abbassa. Nella persona con diabete queste variazioni possono essere importanti o, peggio ancora, non esserci. In questo caso è meglio... Non dormirci sopra.
Cosa fa il nostro corpo di notte? Anche se non ne abbiamo coscienza durante le ore di riposo il nostro organismo lavora, modificando il suo funzionamento. «Il nostro corpo ha un orologio interno che scandisce il ritmo di diverse funzioni che cambiano dal giorno alla notte, sia per effetto del ciclo sonno-veglia sia per la variazione dell’attività fisica», spiega Vincenza Spallone, ricercatrice presso la Cattedra di Endocrinologia dell’Università di Roma Tor Vergata. Tra le funzioni che seguono i ritmi circadiani, cioè il cui ciclo ha una durata di 24 ore circa, la glicemia e la pressione meritano una particolare attenzione da parte della persona con diabete. «In tutti gli esseri umani le ore centrali della notte, dalle 24 alle 4 del mattino diciamo», esordisce Franco Cavalot, diabetologo presso la Sezione a Direzione Universitaria di Malattie metaboliche e Diabetologia dell’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano, «corrispondono a una maggiore sensibilità all’insulina; al contrario, nelle ore che precedono il risveglio vengono prodotti in quantità maggiore ormoni che causano resistenza all’azione dell’insulina, come il cortisolo e l’ormone della crescita».

Vincenza Spallone, diabetologa presso l’ambulatorio di Malattie dismetaboliche del Policlinico di Tor Vergata.
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L’effetto Alba.
La persona con diabete, anche non insulinotrattata, può trovare difficile far fronte a questa fase di minore efficacia dell’insulina. «Trovare la glicemia alta al risveglio è piuttosto comune; noi medici lo chiamiamo ‘fenomeno alba’ con una locuzione comprensibile a tutti», spiega Cavalot. L’iperglicemia dell’alba tende poi a scemare nella seconda parte della mattina e può essere ridotta con farmaci orali insulinosensibilizzanti come la metformina, che riduce la produzione di glucosio da parte del fegato o, nelle persone trattate con insulina, mediante un apposito schema insulinico.
Le ipoglicemie notturne.
La tendenza alle ipoglicemie nelle ore notturne si è rivelata un problema per alcune persone insulinotrattate.
«Misurando la glicemia nelle 24 ore con appositi strumenti, abbiamo riscontrato in un certo numero di persone delle ipoglicemie, a volte anche piuttosto importanti, proprio nelle ore centrali della notte», spiega Cavalot.
Probabilmente queste ipoglicemie erano talmente frequenti che l’organismo si era, per così dire, ‘abituato’ e il sistema di allarme inconscio non scattava provocando il risveglio. «Anche quando non si sveglia di soprassalto, il paziente può avvertire di aver dormito male la mattina seguente, notare che il pigiama è umido di sudore, sentire mal di testa o dolori alle ossa», commenta Cavalot. Questi sono i segnali di risposta dell’organismo all’ipoglicemia.
«Alcune persone temono di morire per una ipoglicemia notturna; per fortuna questo non accade praticamente mai, i sistemi di controregolazione scattano automaticamente, magari un po’ in ritardo, ma arrivano e riportano la glicemia ai livelli normali».
Grazie agli analoghi.
Il problema è stato in parte superato con l’introduzione delle nuove insuline ‘ultralente’ o analoghi lenti. «In passato, quando si usavano insuline lente e intermedie, poteva accadere che la fase notturna di grande sensibilità all’insulina coincidesse con il picco di azione delle iniezioni fatte nella serata. Con l’analogo lento somministrato la sera, invece, questo effetto si fa sentire più raramente. Tuttalpiù è possibile notare delle ipoglicemie notturne», continua Cavalot, «se il paziente ha fatto un esercizio fisico importante durante la giornata. In quel caso il fegato e i muscoli approfittano del riposo notturno per ripristinare la propria scorta di zuccheri prelevandoli dal sangue. Questo può, a volte, provocare una ipoglicemia».
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Ultima modifica: marzo 2008
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