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Cosa succede durante la notte
Anche di notte non si deve mai abbassare la guardia sul diabete.
La pressione scende di notte.
Anche la pressione segue un ritmo circadiano: «durante il sonno la pressione scende almeno del 10%, per l’esattezza almeno 10 millimetri di mercurio per la ‘massima’ e 5 per la ‘minima’», spiega Vincenza Spallone, diabetologa presso l’ambulatorio di Malattie dismetaboliche del Policlinico di Tor Vergata. Da molti anni esiste uno strumento chiamato ‘holter pressorio’, che permette di misurare a intervalli regolari la pressione arteriosa nell’arco di una o più giornate, memorizzando i dati. È quindi possibile ‘tracciare’ l’andamento della pressione nelle 24 ore. Di solito viene usato in situazioni particolari: quando è difficile il controllo, o è variabile l’andamento della pressione, o c’è discrepanza tra i valori misurati a casa e dal medico, o si verificano episodi di calo pressorio ed è particolarmente utile per le persone con diabete.
Ma non sempre.
Proprio leggendo questi tracciati i medici hanno notato che in un gran numero di persone questo ‘dipping’, questa discesa viene a mancare.
«La pressione di notte scende di meno o per niente, restando uguale a quella di giorno», spiega la Spallone. Questo può accadere anche in persone sane ma si verifica soprattutto in chi ha ipertensione arteriosa o diabete. «Nelle persone diabetiche e ipertese, il mancato dipping è un segno importante».
La neuropatia autonomica: un problema poco ‘simpatico’.
Per capirne la ragione occorre sapere che la pressione, insieme ad altre funzioni vitali involontarie, è regolata dal sistema nervoso autonomo o vegetativo, costituito da due componenti: quella simpatica presiede l’attivazione dell’organismo, quella parasimpatica o vagale comporta invece un rilassamento. Il ‘dipping’, vale a dire il calo notturno della pressione arteriosa, dipende proprio da un picco di attività vagale durante la notte con una netta prevalenza sul simpatico. Una delle complicanze del diabete, forse la meno nota, comporta proprio un funzionamento non adeguato del sistema simpatico-vagale.
Quando l’organismo dovrebbe rilassarsi rimane teso – da qui la mancata discesa della pressione notturna – e, viceversa, quando dovrebbe reagire a uno stimolo, modificando pressione e frequenza cardiaca, questo avviene in misura limitata o inappropriata. «In generale si può dire che quando si attenua o si perde il controllo nervoso vegetativo del sistema cardiovascolare, si determina inizialmente una condizione di squilibrio a favore del simpatico, di cui il ‘non dipping’ è una espressione. Successivamente si riduce la capacità del sistema cardiovascolare di fronteggiare gli stimoli esterni, come l’attività fisica, con cambiamenti coerenti di pressione e frequenza cardiaca», afferma Vincenza Spallone che coordina il Gruppo di studio sulla Neuropatia diabetica della Società Italiana di Diabetologia.
Un dato da considerare seriamente.
La persona con diabete che non registra una riduzione pressoria durante il riposo notturno deve quindi valutare con molta attenzione il dato, operando insieme ai suoi medici su diversi fronti. «Prima di tutto dovrà curare ancora meglio il diabete, cercando di raggiungere gli obiettivi glicemici concordati con il curante», spiega la Spallone, «la perdita completa del dipping notturno, cioè una pressione di notte uguale o addirittura superiore a quella del giorno, può essere la spia di una neuropatia autonomica non ancora nota e si associa a una più rapida comparsa o progressione della nefropatia diabetica». Più in generale, la persona con questo problema ha un rischio cardiovascolare aumentato, dovrà quindi tenere sotto controllo tutti i fattori di rischio correlati: sovrappeso, pressione, colesterolo, trigliceridi, fumo e sedentarietà.
Esami da fare.
In una persona con diabete da molti anni il mancato calo notturno della pressione, così come la tachicardia o le sensazioni di svenimento o giramento di testa che avvengono ogniqualvolta passa dalla posizione sdraiata a quella eretta, fanno pensare a una neuropatia autonomica. Per chiarire questo sospetto è necessario ricorrere «ai cosiddetti test cardiovascolari che valutano la risposta della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca con l’elettrocardiogramma a stimoli, come il passaggio dalla posizione supina a quella in piedi, o una serie di respiri profondi», insiste la Spallone che con il Gruppo di studio neuropatia diabetica sta svolgendo una vera campagna di sensibilizzazione tra i diabetologi al riguardo.
Controllare il cuore.
La presenza di neuropatia autonomica e di altri fattori di rischio cardiovascolare deve anche spingere a controlli cardiologici. «La persona con ipertensione e mancato dipping sarà curata scegliendo dose e ora di somministrazione dei farmaci antiipertensivi, come ACE-inibitori e sartani, in modo da ottenere un controllo pressorio soddisfacente anche di notte, mentre il soggetto con neuropatia autonomica e tachicardia necessita anche di betabloccanti selettivi. Per la neuropatia in sé non esistono ancora farmaci di provata efficacia – anche se molte ricerche sono in corso – ma lo sviluppo della complicanza dipende dalla durata del diabete e dal grado del controllo glicemico. Inoltre, è provato che nel diabete tipo 2 mantenere sotto stretto controllo glicemie, pressione e colesterolo (con statine), trattare una eventuale microalbuminuria con ACE-inibitori, fare terapia antiaggregante con aspirina e avere uno stile di vita sano previene la comparsa della neuropatia autonomica. Infine», conclude la ricercatrice romana, «è documentato che la pratica dell’esercizio fisico oltre ad avere benefici effetti sulla pressione, sul colesterolo e sul controllo glicemico, potrebbe contrastare, almeno in parte e soprattutto all’inizio, la disfunzione autonomica ridando al sistema simpatico-vagale l’equilibrio e la capacità di adattamento che rischia di perdere».
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Ultima modifica: marzo 2008
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