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Giuseppe Pipicelli, direttore della U.O.C. di Diabetologia e Dietologia dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro.
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Ricomincio dal set
Quando, come e perché sostituire il set di infusione, l’elemento che permette all’insulina contenuta nel microinfusore di diffondersi nell’organismo.
Dire addio alle tre, quattro o cinque iniezioni giornaliere è sicuramente l’aspetto che più colpisce le persone interessate alla terapia insulinica con microinfusore. «A dire il vero questo è solo uno dei tanti vantaggi del ‘micro’, ma sicuramente ha la sua attrattiva», ammette Mario Pupillo, responsabile dell’Unità operativa di Diabetologia dell’ospedale di Lanciano.
Nella terapia con microinfusore, infatti, l’insulina è contenuta nella cartuccia inserita al suo interno ed è depositata attraverso un ago nello strato di grasso immediatamente sotto la pelle.
Al posto dell’ago, il microinfusore utilizza una cannula trasparente e flessibile di teflon, chiamata ‘agocannula’, che rimane inserita sottocute e, contrariamente a quello che si può pensare, non dà alcun fastidio. La cannula è fissata alla pelle con un cerotto ed è connessa al microinfusore attraverso un tubicino sottile, flessibile, detto ‘catetere’.

Luigia Milano, operatore sanitario del Team diretto da Giuseppe Pipicelli.
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Inserire l’agocannula.
È un’operazione che diviene sempre più semplice man mano che la si compie. Bisogna ovviamente prestare attenzione a non prendere delle scorciatoie, trascurando passaggi importanti, quali lavarsi bene le mani, scegliere un posto igienico e ben illuminato con un piano di lavoro pulito.
«Soprattutto, bisogna ricordarsi di inserire la nuova cannula, prima di togliere quella precedentemente utilizzata», nota Angelo De Luca, l’operatore sanitario del Team di Lanciano che segue le persone in terapia con microinfusore. «Scelto il punto in cui inserire l’agocannula, lo si deterge o disinfetta con una garza senza alcool e si lascia asciugare senza soffiare»; staccata la protezione dell’agocannula la si inserisce sottocute in senso trasversale rispetto al corpo (cioè da sinistra a destra o da destra a sinistra).
Le modalità
In parte le modalità dipendono dal modello di microinfusore e di set di
infusione, in parte dalle scelte individuali.
«In qualche misura ogni persona con diabete acquisisce un suo metodo,
ma noi consigliamo di inserire l’agocannula con decisione evitando
titubanze che finiscono per rendere l’operazione più dolorosa», spiega
Giuseppe Pipicelli, direttore della U.O.C. di Diabetologia e Dietologia
dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro.
«Le agocannule sono di materiale biocompatibile, flessibile e pertanto
sono meno soggette alle ostruzioni. Hanno un’anima di metallo,
(agoguida) che permette l’introduzione attraverso la pelle. Al termine
della manovra la guida viene rimossa», nota Luigia Milano, operatore
sanitario del Team diretto da Pipicelli, «esistono comunque dispositivi
di inserzione automatica che aiutano a posizionare correttamente
l’agocannula».
Terminato l’inserimento, l’agocannula va fissata con il cerotto alla
cute. Sopra il cerotto un adattatore è pronto per connettersi al
catetere.
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Ultima modifica: luglio 2008
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