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PIEDI

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Autocontrollo a due dimensioni
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Una visita efficace
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Come restare con i piedi per terra
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Ricomincio dal set
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Un campo scuola per i genitori
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L’approccio multidisciplinare

«In Italia esiste una rete di oltre 350 Centri di diabetologia in cui operano in maniera integrata diabetologi, podologi e tutti i professionisti necessari alla migliore gestione della malattia», afferma Alberto Piaggesi, docente all’Università di Pisa e responsabile del Centro di Riferimento Regionale toscano per la cura del piede diabetico, «ancora manca, però, un progetto nazionale di assistenza al piede diabetico e questo nonostante sia stato ormai ampiamente dimostrato che la gestione multidisciplinare, sia all’interno del centro diabetologico, sia tra il centro specialistico, il medico di medicina generale e i servizi territoriali, riduce sia le amputazioni sia la mortalità legata a questa complicanza. Nel nostro Centro di Pisa», continua Piaggesi, «ci occupiamo a 360 gradi delle complicanze del diabete che colpiscono gli arti inferiori: dalla prevenzione ed educazione, alla terapia delle fasi acute, dalla riabilitazione fino al follow up delle fasi croniche. Radiologi interventisti, chirurghi vascolari, infettivologi e anestesisti sono coinvolti in un modello di gestione integrata dei casi dove sono valutate e gestite tutte le componenti della sindrome clinica, a livello sia locale sia sistemico. Questo ci dà la possibilità di rivascolarizzare i soggetti ischemici e, contemporaneamente, di gestire chirurgicamente in modo conservativo le condizioni ulcerative e infettive locali e di stabilizzare la persona con diabete per gli aspetti sistemici della patologia: un sostanziale vantaggio da un punto di vista sia dell’efficacia sia dell’economia di gestione clinica del paziente».
A seconda del tipo di problema e della sua gravità, le persone possono essere gestite ambulatorialmente, in regime di Day hospital o in regime di ricovero ordinario.
Presso il Centro di Pisa coloro che hanno superato la fase acuta vengono presi in carico da una équipe (costituita da medico, podologo e tecnico ortopedico), che programma un piano di follow up che di solito prevede una valutazione biomeccanica, la prescrizione e la realizzazione di ortesi podologica e calzature idonee, la sorveglianza e il trattamento precoce di condizioni preulcerative potenzialmente pericolose.

Le regole della prevenzione
Come recita il vecchio adagio: prevenire è meglio che curare… Ma come? Sono due i fronti su cui bisogna agire: aderenza alla terapia e controllo dei piedi. E ultimo, ma non per importanza, smettere di fumare: il fumo, si sa, è uno dei peggiori nemici della circolazione sanguigna.
Innanzitutto occorre curare bene il diabete rispettando la terapia. Il cattivo controllo della glicemia, così come la presenza di altri scompensi (es: ipertensione, alti livelli di trigliceridi e di colesterolo) aumenta il rischio di piede diabetico.
«Mantenere l’emoglobina glicata stabilmente sotto il 7% è il modo migliore per evitare che queste complicanze si sviluppino, o progrediscano», nota Claudio Lambiase, responsabile del Centro diabete e malattie metaboliche dell’Ospedale di Mercato San Severino in provincia di Salerno.
Bisogna osservare attentamente i piedi almeno una volta la settimana alla ricerca di arrossamenti, lesioni, callosità che possono nascondere ulcere sottostanti.
Per prima cosa, però, bisogna tenere in buona salute i piedi, facendo attenzione a una serie di accorgimenti.
A partire dalla scelta delle scarpe: devono essere comode, senza costringere il piede, di pelle morbida, senza cuciture interne o qualunque altra cosa che possa sfregare sulla pelle e irritarla. E per le donne… niente tacchi alti! In ogni caso, non calzare le scarpe senza calze. Vietato camminare a piedi nudi: anche al mare, indossare sempre scarpe di gomma.
Anche quando ci si prende cura dei propri piedi, per esempio lavandoli e tagliando le unghie, bisogna tenere a mente le regola d’oro: non danneggiare la pelle. Quindi: per tagliare le unghie, usare forbici con le punte arrotondate e non lasciare sporgenze o spigoli (se non si è sicuri di riuscire a farlo per bene, meglio chiedere aiuto); non utilizzare acqua bollente né fare pediluvi: in questo caso il rischio è che la pelle si maceri e si fissuri.
Se si trova un callo, mai usare una lametta, e nemmeno un callifugo. Ci si rivolga piuttosto a un professionista. In generale, però, è meglio tenere sotto controllo le callosità trattandole ogni giorno con limetta e pietra pomice.

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Ultima modifica: luglio 2008

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