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Alfonso Gigante, lavora presso il Servizio di Diabetologia dell’Ospedale Zoncheddu di Nuoro.
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Una visita efficace
La persona con diabete può fare molto per rendere più efficace possibile l’incontro con il diabetologo. La visita va preparata per tempo raccogliendo le informazioni necessarie al medico e definendo le proprie esigenze di informazione.
Quanto dura mediamente una ‘visita’ in Diabetologia? Un quarto d’ora, a volte di più, spesso meno. «Il numero di pazienti aumenta, quello dei diabetologi rimane uguale, la giornata ha sempre lo stesso numero di ore ed è inevitabile che il tempo a disposizione per ogni incontro tenda a ridursi», commenta Alfonso Gigante, del Servizio di Diabetologia dell’Ospedale Zoncheddu di Nuoro. Se si escludono le prime visite e certi momenti chiave che richiedono più tempo, come per esempio il passaggio all’insulina o la proposta di un microinfusore, «nel tempo mediamente dedicato a una visita è perfettamente possibile raccogliere tutte le informazioni necessarie per valutare la situazione, fare educazione terapeutica ed eventualmente adeguare la terapia», commenta Patrizia Li Volsi, referente del Servizio di Diabetologia dell’Ospedale di Sacile, «tutto sta nell’usare al meglio il tempo a disposizione. E per far questo bisogna essere in due».
La persona con diabete ha tutto l’interesse a rendere più efficace possibile la visita e può dare un importante contributo, in questo senso, preparandosi per tempo.

Patrizia Li Volsi, referente del Servizio di Diabetologia dell’Ospedale di Sacile.
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Cosa portarsi dietro
La prima raccomandazione è quella di portare con sé i referti di tutti gli esami diagnostici di routine relativi al diabete e alle sue complicanze effettuati nei mesi intercorsi dall’ultima visita. «Non basta che la persona dica ‘ho fatto il tal esame, andava tutto bene’, è necessario che porti il referto e magari anche quello dell’esame precedente per vedere se ci sono state variazioni», spiega la Li Volsi.
«Poche persone si rendono conto che il diabete coinvolge ed è collegato a quasi tutto quel che avviene nell’organismo; al diabetologo interessa conoscere le diagnosi eventualmente fatte dal medico di medicina generale o da altri specialisti, i referti degli esami e le relative terapie», nota Patrizia Li Volsi, «se non si ha la copia del fogliettino scritto dal medico, si possono portare le confezioni dei farmaci usati».
Questi documenti devono essere tenuti in modo ordinato.
L’ideale è tenere in casa un raccoglitore nel quale inserire in ordine di tempo o di problematica una copia di tutti i referti e piani terapeutici. «Capita anche che il paziente porti con sé troppi documenti e faccia fatica, durante la visita, a rintracciare quello che davvero serve», commenta la diabetologa friulana.
Inoltre, la persona con diabete dovrà segnalare tutte le variazioni intervenute nel suo stile di vita, se ha cambiato tipo di lavoro o è andato in pensione, se ha iniziato o smesso di fare una determinata attività fisica, se ha mutato qualcosa nelle proprie abitudini alimentari, se ci sono state modificazioni del ciclo mestruale.
«Il medico non sempre riesce a essere un de-tective, non può immaginare, ad esempio che la persona che ha davanti è andata in pensione o fa una vita più sedentaria e che questa potrebbe essere la causa di un aumento nella sua emoglobina glicata», insiste Patrizia Li Volsi, «se non gli vengono fornite queste informazioni, il medico rischia di prescrivere una terapia non ottimale».
C’è poi l’aspetto domande.
È normale che – nella tensione del momento – ci si dimentichi di porne alcune importanti. Il consiglio è segnarsi su un foglietto le questioni di cui si vorrebbe discutere con il diabetologo (magari senza aspettare l’ultimo giorno). Su un foglio di carta, lasciato in un angolo visibile della casa, si possono segnare tutti i dubbi che sorgono nel corso della vita quotidiana.
Arrivato il giorno della visita, la persona potrà sottoporli prima alle infermiere (in grado di rispondere a molti di questi quesiti) e, poi, al diabetologo.
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Ultima modifica: luglio 2008
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