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Da Saint Vincent a United Nation Plaza

Da problema sanitario, il diabete è divenuto un problema planetario, oggetto di una Risoluzione dell’Onu, di un vertice dell’Unione Europea, di un’attenzione sempre maggiore da parte dei media. Si profila quella attenzione istituzionale la cui mancanza ha impedito di raggiungere gli obiettivi posti a Saint Vincent.

Chi parlava di diabete dieci anni fa? Solo diabetologi e diabetici. Era un tema ‘di nicchia’. Nel 2006 l’Onu ha dichiarato il 14 novembre Giornata mondiale del diabete e ha approvato una Risoluzione che invita i Paesi a dotarsi di piani sanitari specifici per la prevenzione e la gestione del diabete.
L’Unione Europea ha organizzato un Vertice ad hoc e sono stati firmati documenti impegnativi per i Paesi membri. In Italia il diabete è al centro del Piano di prevenzione nazionale ed è considerato dall’Organizzazione mondiale della sanità il modello per la gestione di tutte le condizioni croniche.

È in corso una epidemia di diabete.
Nel 1999 il responsabile diabete dell’Oms, intervistato da Modus, stimava in 150 milioni i casi di diabete nel mondo e ne prevedeva 300 milioni nel 2025. L’abbassamento della soglia di diagnosi da 140 a 126 mg/dl, la crescente obesità, l’invecchiamento della popolazione e la maggiore sedentarietà hanno portato ad aumentare stime e previsioni. Anche il diabete di tipo 1 è in crescita netta in termini di nuove diagnosi e di prevalenza. Anche questi numeri però potrebbero essere sottostimati. In Italia si è parlato per lungo tempo di un milione di casi, il 2% della popolazione, oggi il numero di esenzioni per patologia rilasciate è superiore al 3% della popolazione, ma dove si è provveduto a compiere screening di massa l’incidenza è salita al 7-8%. Se si considera che nel frattempo sono aumentate le conoscenze sul rischio cardiovascolare associato alla IGT e alla IFG è facile capire perché oggi le istituzioni sono sempre più attente all’epidemia di diabete. Studi sempre più attenti a livello internazionale hanno permesso di stimare i costi della cura e della mancata cura del diabete. Le tecniche di raccolta e gestione dati delle Regioni e la sempre migliore contabilità analitica delle Asl hanno permesso di far emergere il peso reale del diabete sui conti sanitari. In Lombardia il diabete era la quarta patologia per costo assoluto nel 2004, è divenuta la seconda nel 2007.

Catastrofe o prevenzione.
Nel diabete le autorità più attente non vedono più una fra le tante patologie ma la chiave di volta per scongiurare una vera catastrofe sanitaria: milioni di pazienti in condizioni gravi e costosissime da trattare o gestire quali infarto, ictus, piede diabetico, cecità. Dall’altra in una corretta gestione del diabete si intravede l’opportunità di una opera di prevenzione mirata degli eventi cardiovascolari.
In questo decennio è emerso con chiarezza e nei dettagli quale sia il modello corretto di assistenza alla persona con diabete: prevenzione, screening, gestione integrata, percorsi condivisi e approccio globale a tutti i fattori di rischio. Sono concetti accolti dall’Istituto Superiore di Sanità nel Piano di prevenzione nazionale ‘Igea’ e declinati fin nei dettagli da Linee guida e dagli Standard di cura (l’edizione italiana è stata realizzata da AMD e SID).
L’esperienza del progetto Igea conferma che un tiepido coinvolgimento delle istituzioni non è sufficiente. Del resto l’esperienza del Movimento di Saint Vincent ha mostrato come sia impossibile raggiungere obiettivi ambiziosi senza l’appoggio delle istituzioni e dell’opinione pubblica.

Il diabete fa notizia.
Da qualche anno quotidiani e settimanali dedicano articoli e pagine intere sempre meglio informate anche se permangono aspetti scandalistici. In parte questo è dovuto all’ottimo lavoro svolto da Diabete Italia, una struttura creata da AMD e SID e poi allargata a SIEDP, OSDI, ANDID e all’associazionismo. Da quando nel 2004 Diabete Italia ha assunto la gestione della Giornata mondiale del diabete, le manifestazioni di piazza si sono moltiplicate nel 2007 sono state 360 e hanno coinvolto 70 mila persone.
La presenza in Diabete Italia garantisce alle Associazioni fra persone con diabete dialogo e scambio di informazione al massimo livello. È un aspetto importante perché all’evoluzione del contesto esterno non ha fatto riscontro né un importante aumento quantitativo nel numero di Associazioni attive (sono passate da circa 200 di dieci anni fa alle 260 di oggi) né un’adeguata innovazione dei dirigenti e delle attività delle Associazioni.

Le associazioni.
Uno spazio di azione per le Associazioni è il disegno di un contesto sempre più coerente con le esigenze della prevenzione e della gestione delle malattie croniche. Occorre adeguare i tempi e la natura delle città (palestre aperte ai non sportivi, percorsi a piedi, incontri, menu sani nei luoghi di ristoro collettivi). La prevenzione e la cura del diabete passano in parte importante attraverso interventi che non fanno parte dell’ambito sanitario e assistenziale. Mentre l’esperienza dell’associazionismo e del volontariato (per esempio delle persone con difficoltà di deambulazione) mostra che promuovere questa filosofia è una missione alla portata dell’associazionismo.
La minaccia sanitaria posta da sedentarietà e cattiva alimentazione si fa strada anche nell’opinione pubblica e nei governi. L’Unione europea ha regolamentato i claim salutistici dei prodotti alimentari e si appresta a rendere obbligatorie chiare etichette nutrizionali. Si parla di disincentivare il consumo di junk food, moltiplicare gli interventi a favore dell’esercizio fisico a scuola. Difficile? Si sarebbe detto lo stesso venti anni fa quando governi e opinione pubblica fecero partire una fortunata campagna contro il tabagismo.

Ultima modifica: ottobre 2008

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