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DIETA

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(Non) Datemi una dieta
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Claudio Taboga responsabile del Servizio di Diabetologia dell’Ospedale San Michele a Gemona (Udine).
(Non) Datemi una dieta

Proibizioni e liste di alimenti ‘per diabetici’ non servono a nulla. Per perdere peso stabilmente, alimentarsi in modo sano e sentirsi meglio occorrono un po’ di conoscenze alimentari e una solida collaborazione con il Team diabetologico.

Quasi ogni settimana un lettore scrive a Modus chiedendo una lista di alimenti da evitare oppure di indicare cibi ‘adatti a noi’. «Il concetto di ‘dieta per diabetici’, ormai superato da decenni, è duro a morire, infatti risale a un periodo in cui i medici avevano decisamente meno strumenti e meno conoscenze. Eppure oggi capita ancora di sentir proporre liste di cibi ‘sì’ e ‘no», spiega Claudio Taboga.
«Oggi nessun diabetologo presenta alla persona sovrappeso e con diabete una lista di alimenti proibiti o diete prestampate», afferma Antonio Muscogiuri, responsabile del servizio di Diabetologia dell’Ospedale di San Pietro Vernotico e Mesagne, in provincia di Brindisi, «con l’eccezione forse delle persone gravemente obese. Alla persona si concede libertà, ma si chiede responsabilità».


Ester Vitacolonna, diabetologa presso il Servizio di Diabetologia dell’Azienda ospedaliera di Chieti.
Perché dire no alle diete?
«Prima di tutto perché non funzionano», risponde Ester Vitacolonna, docente di Nutrizione clinica all’Università di Chieti. Sul momento qualsiasi restrizione alimentare anche le più assurde funzionano ma, nella maggior parte dei casi, quando la ‘dieta’ viene interrotta si riprende peso. «Studi di ogni tipo hanno confermato l’esperienza diretta di molti medici e pazienti: una ‘dieta’ prescrittiva troppo spesso non è efficace a lungo termine. Anzi è controproducente», nota la Vitacolonna. Che cosa propone allora il diabetologo? «Innanzitutto, il diabetologo si fa carico non solo della glicemia, ma di tutta la situazione metabolica del paziente, che se è sovrappeso probabilmente dovrà tenere sotto controllo anche trigliceridi e colesterolo», nota Taboga, responsabile del Servizio di Diabetologia dell’Ospedale San Michele a Gemona (Udine).
Come è noto, solo i carboidrati (contenuti in pasta, riso, pane, patate, zucchero, legumi) influenzano la glicemia, ma l’andamento del colesterolo e dei trigliceridi dipende anche dall’assunzione di grassi saturi (contenuti negli alimenti di origine animale: carne, salumi, latte e derivati, uova) e proteine (anch’esse in alimenti di origine animale ma anche nei legumi).

Ruolo attivo
In secondo luogo, il Diabetologo propone al paziente di assumere un ruolo responsabile e attivo.
«È avvenuta una rivoluzione, ammettiamolo», afferma Muscogiuri, «se ieri la persona diceva “ho il diabete di tipo 2, devo dimenticare le cose dolci”, oggi deve piuttosto pensare: “ho il diabete e altre condizioni metaboliche: per curarle è importante che io adotti un’alimentazione più sana, equilibrata e moderata”».
Questo non equivale a dire ‘liberi tutti’. «Al contrario: per tutti vi è un corretto stile alimentare, non solo per le persone con diabete e, in realtà, nessuno è autorizzato a non rispettare le regole alimentari dettate dal buon senso e dalle stesse esigenze dell’organismo. Per chi ha problemi metabolici questo principio è ancora più importante», sottolinea Laura Corsi, responsabile del Servizio di Diabetologia dell’Ospedale di Lavagna che elenca alcuni principi di base per una corretta alimentazione:

  • controllare le calorie introdotte in modo da tenere il peso il più possibile nella normalità o da ridurlo, in caso di sovrappeso, almeno del 10%;
  • suddividere i nutrienti in modo equilibrato (50% dell’apporto calorico dovrebbe derivare da carboidrati, 20% proteine, 30% da grassi);
  • arrivare a cinque porzioni di vegetali al giorno (almeno 300 meglio 600 grammi);
  • preferire il pesce o le carni bianche alla carne rossa per il ridotto contenuto in colesterolo;
  • preferire i cibi integrali a quelli derivati da farina “00”;
  • condire solo con olio d’oliva extravergine;
  • limitare il sale a tavola e in cottura;
  • limitare gli alimenti ricchi in grassi animali (formaggi, salumi, prodotti dolciari).

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Ultima modifica: febbraio 2009

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