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Raffaella Buzzetti, Direttore dell’Unità Complessa di Diabetologia dell’Ospedale S. Maria Goretti di Latina.
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Quando la diagnosi è difficile
Se l’esordio avviene ‘nel mezzo del cammin di nostra vita’ in persone non sovrappeso, distinguere fra Mody, diabete di tipo 2 classico o la forma meno nota chiamata Lada o Nirad non è semplice. Eppure è importante perché le terapie ideali sono differenti.
Una volta le cose sembravano più semplici. C’era il diabete insulinodipendente ‘giovanile’ e quello ‘dell’adulto’.
«Da tempo preferiamo chiamare rispettivamente ‘diabete di tipo 1’ e ‘diabete di tipo 2’ (T1DM e T2DM) queste forme che rappresentano insieme oltre il 90% delle diagnosi, ma l’età all’esordio è sempre meno significativa per distinguerli», spiega Raffaella Buzzetti, docente e ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Cliniche dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, e Direttore dell’Unità Complessa di Diabetologia dell’Ospedale S. Maria Goretti di Latina.
Da una parte, sedentarietà e sovrappeso anticipano l’esordio del T2DM spesso ben prima dell’età ‘canonica’ (50-55 anni). Dall’altra, si hanno ormai evidenze che il T1DM esordisca anche oltre i ‘classici’ 25-30 anni.
«Ma soprattutto impariamo sempre di più sulle forme intermedie fra T1DM e T2DM, come il cosiddetto Lada o Nirad e il Mody», nota Raffaella Buzzetti, responsabile scientifico dello studio Nirad, il più esteso per numerosità del campione coinvolto tra gli studi internazionali dedicati a questa forma intermedia di diabete.
Mody
Il Mody, che significa ‘diabete dell’adulto a esordio giovanile’, è una forma genetica di diabete che si riscontra in gruppi familiari dove il diabete è presente in tutte le generazioni e in almeno un caso è stato diagnosticato prima dei 25 anni. Esistono diversi tipi di Mody ed è importante capire con dei test genetici a quale si appartiene perché il Mody 2 è una forma che non richiede insulina ed è pressoché esente da complicanze, mentre il Mody 3 richiede terapia insulinica e può andare incontro più frequentemente a complicanze. Viceversa, il Lada o Nirad alla diagnosi presenta caratteristiche molto simili al T2DM, ma ha una evoluzione più veloce verso l’insulinodipendenza. «I farmaci orali perdono efficacia nel giro di pochi mesi o anni», riassume Raffaella Buzzetti, «diagnosticare correttamente il Nirad vuol dire così assicurare presto, senza tentennamenti al paziente la terapia più idonea per prevenire le complicanze».
Nirad
Tipicamente la persona con questo tipo di diabete non presenta chetoni alla diagnosi ma ha glicemie alte, di rado è sovrappeso e, generalmente, ha colesterolo e trigliceridi in ordine. Oltre che più magra, la persona con Nirad è spesso più giovane: «Anche se in assoluto il Nirad rappresenta, probabilmente, tra il 5 e il 10% dei casi di diabete, in una persona di 30-50 anni la possibilità che una iperglicemia costante sia dovuta a questa forma di diabete non è certo trascurabile», nota la Prof. Buzzetti.
Solo valutando la presenza degli anticorpi GAD è possibile confermare la diagnosi e anche la prognosi, «perché a sua volta il diabete Nirad pare dividersi in due sottogruppi: il primo caratterizzato da un alto titolo di anticorpi GAD (oltre 180 Who Units), ha una evoluzione simile al diabete di tipo 1».
«Il paziente evolve velocemente verso l’insulinodipendenza. Il secondo sottogruppo invece ha un andamento più lento e può essere gestito più a lungo, ma non per sempre, attraverso farmaci orali», conclude la docente romana.
Ultima modifica: febbraio 2009
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