 |
Tra Asl e paziente un gioco dell'oca
Distribuzione dei 'presidi' per diabetici: ogni Regione e spesso ogni ASL fa a modo suo. E non sempre va incontro al paziente, il vero protagonista nella terapia del diabete.
Chi comanda nella Sanità? Chiederselo è lecito, soprattutto se si ha la ventura di essere un 'grande utente' del sistema sanitario pubblico. In teoria a 'comandare' sono le Regioni, sottoposte, però, alla guida del governo da una parte e del parlamento dall'altra. In pratica la situazione è diversa. Il territorio di ogni Regione è suddiviso in un certo numero di Aziende Sanitarie Locali. Sono loro a svolgere buona parte del lavoro burocratico-amministrativo, sono loro, di fatto, a gestire il servizio e con un budget da rispettare.
Il risultato è che un compito tutto sommato semplice del Servizio Sanitario, come la distribuzione ai diabetici dei presidi diagnostici, viene svolto in maniera diversa da Regione a Regione e, all'interno di ogni Regione, da ASL a ASL. Può accadere, come è recentemente avvenuto in Lombardia, che la Regione approvi una legge valida su tutto il territorio, fatta eccezione per due ASL, che hanno deciso di fare diversamente.
Una giungla di regole
In qualche caso - e qui si sfiora il paradosso - la distribuzione serve logiche diverse all'interno della stessa ASL. Queste entità sono infatti nate dall'accorpamento di più USL (Unità Sanitarie Locali) che continuano a mantenere il loro approccio. Ne emerge una giungla di provvedimenti e prassi che si inserisce nel già poco lineare mondo dell'assistenza sanitaria pubblica. Di fatto, oggi, materiali come le strisce per la glicemia e la glicosuria, il relativo misuratore, le lancette pungidito, ma anche le penne e le siringhe per l'insulina, sono distribuiti in modi molto diversi.
A grandi linee le strade sono due: la distribuzione indiretta, effettuata attraverso le farmacie; quella diretta gestita dalle ASL, attraverso la farmacia interna dell'Ospedale; e in alcuni casi, molto rari, la distribuzione a domicilio svolta dalle ASL.
La Toscana, insieme alla Sardegna e all'Emilia Romagna, è una delle regioni in cui prevale la distribuzione diretta dei presidi. Il paziente diabetico ogni tre mesi si reca presso la farmacia centralizzata dell'ASL di competenza e ritira la scorta di materiale previsto dal piano terapeutico prescritto dal diabetologo curante, piano che viene aggiornato annualmente e modificato all'occorrenza.
In genere, sono le regioni del Centro Italia - la Toscana appunto, ma anche l'Emilia Romagna, l'Umbria, le Marche, l'Abruzzo - ad aver adottato l'erogazione in via diretta: questa soluzione permette un maggiore controllo da parte dell'Ente Pubblico che bandisce gare d'appalto per le Case diagnostiche. Si crea però così una sorta di 'filtro' amministrativo tra il paziente e la terapia che in quel momento è ideale per lui. Una certa elasticità, è comunque garantita, come spiega Marco Manzoli, responsabile del servizio farmaceutico della ASL di Bologna, "ogni diabetico è libero di scegliere dove farsi curare - in città ci sono diversi centri diabetologici pubblici o privati - e a ciascun paziente è garantita l'erogazione gratuita dei presidi: è sufficiente recarsi presso i punti di distribuzione aperti in ogni distretto". Nel capoluogo emiliano, inoltre, il servizio pubblico consegna ai diabetici anche i microinfusori per l'insulina e i riflettometri.
Anche a Pavia, come in alcune città pugliesi e sarde, si è affermata la distribuzione tramite le ASL e i Centri di Diabetologia: se fino a qualche tempo fa il paziente diabetico poteva recarsi nella farmacia sotto casa e ritirare i presidi, oggi tutto gravita intorno al distretto sanitario, con una scadenza trimestrale. Nel resto d'Italia, al contrario, prevale la tendenza a preferire la distribuzione indiretta, e anche là dove prima erano le ASL a occuparsi dell'erogazione dei presidi, oggi sono le farmacie. Dal Piemonte al Trentino-Alto Adige e al Friuli-Venezia Giulia, dal Veneto alla Campania, alla Calabria, alla Sicilia: per quanto esistano ancora alcune differenziazioni all'interno delle regioni, in generale si osserva che un numero sempre maggiore di ASL sceglie di delegare alle farmacie comunali e private la distribuzione dei presidi per i pazienti diabetici.
In quali regioni invece si preferisce la distribuzione indiretta (tramite le farmacie) di insuline , siringhe e strisce? l'articolo continua
Distribuzione diretta o indiretta? Cosa è meglio per il paziente? L'opinione di Roberto Lombardi presidente della Fand una delle più importanti associazioni diabetici.
Ultima modifica: luglio 1999
Torna al sommario
Torna alla Home page
|  |