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EDITORIALE

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L'autocontrollo fa parte della terapia

La terapia del diabete è in buona parte delegata dal sistema sanitario al paziente. Perchè allora lesinare sui presidi necessari per l'autocontrollo? Non si tratta certo di un risparmio.
In questo numero si parla di nefropatia e piede diabetico due delle famose complicanze del diabete.
L'obiettivo della terapia del diabete, come si sa, è proprio la prevenzione delle complicanze tipiche della malattia: come hanno dimostrato recenti studi come il DCCT e lo UKPDS questo risultato si ottiene solo mantenendo nel tempo un buon controllo metabolico, il più vicino possibile a quello fisiologico.
Insomma l'obiettivo è chiaro: purtroppo, però, non è facile da raggiungere. Paradossalmente, la mancanza di sintomi toglie una delle motivazioni principali per il paziente. Oscillazioni della glicemia sufficienti a danneggiare l'organismo non sono avvertite. Il detto comune "nessun dolore, nessuna malattia" è duro da cancellare.

Una bussola: l'autocontrollo della glicemia
Per fortuna il paziente ha una bussola che lo guida nell'autogestione della terapia: l'autocontrollo della glicemia diventa così lo strumento indispensabile per un'autogestione consapevole e per ottenere una buona qualità della vita, un ponte che permette una comunicazione oggettiva con il medico.
Fino a qualche anno fa il paziente era costretto o al ricovero o a recarsi più volte nella giornata a un laboratorio di analisi, con perdita di tempo e notevoli disagi. Oggi, invece, in pochi secondi, in modo autonomo, in qualsiasi luogo e momento il diabetico può controllare la propria glicemia e, quando necessario, intervenire, mantenendo una migliore qualità della vita.

Un 'risparmio' solo apparente per le Asl
L'autocontrollo non è solo parte integrante della terapia, è anche uno strumento per contenere la spesa sanitaria: migliorando l'autogestione del paziente, riduce i ricoveri dovuti a gravi ipoglicemie e, nel tempo, riduce le complicanze croniche e gli elevati costi diretti e indiretti a esse dovuti. E qui arrivo a un terzo tema affrontato in questo numero: l'attenzione con la quale il sistema sanitario rende disponibili ai malati gli strumenti per effettuare l'autocontrollo. Erogare con linee guida rigide le 'strisce' e gli altri presidi per diabetici rappresenta quindi un risparmio solo apparente e di breve termine.
Scelte come ad esempio il numero degli esami da eseguire ogni giorno devono dipendere solo dalla strategia terapeutica identificata per quel paziente, come accade per qualsiasi farmaco.
Solo in questo modo le strisce diventano uno strumento che permette di controllare correttamente nel tempo la malattia e di mantenere una buona qualità della vita.

Umberto Valentini
Direttore scientifico di Modus

Ultima modifica: luglio 1999

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