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Alti valori di glicemia e pressione danneggiano i reni, preziosi filtri dell'organismo. Scongiurare o rallentare questa complicazione è possibile: come? Proviamo a spiegarlo con un racconto.

Entriamo e ci accoglie con una risata. "Quella maglietta almeno potevi risparmiarmela...", sghignazza. Sergio si batte la mano sulla fronte. Ambedue mi guardano sorridendo. Cosa avessero da dire sulla mia T-shirt della Coca Cola francamente non lo capivo.
Come ex anoressica, di ospedali ne ho visti molti e so che le reazioni emotive 'dentro' non sono proprio identiche a quelle che nascono fuori. Quando Sergio mi ha proposto di andare a trovare un suo amico diabetico con un grave problema di reni durante la dialisi ho accettato senza grandi problemi. L'amico, si chiama Enzo, è sdraiato sul letto, l'aria appena un po' stanca, il viso un po' gonfio, due tubi lo collegano a una macchina che svolge il lavoro di filtratura che i suoi reni non riescono più a fare. "Lavaggio, prelavaggio e centrifuga", scherza ammiccando alla macchina a fianco del letto, mentre mi porge la mano destra.
Stiamo con Enzo un'ora, o forse più. Uscendo Sergio mi prende la mano, pensa - o teme - che la visita mi abbia fatto effetto. "Non è poi così un problema", dice indicando con un lieve gesto del capo la stanza dalla quale siamo usciti, "quattro ore, un giorno sì e uno no: in totale 12 ore alla settimana: molti impiegano questo tempo per andare e tornare dal lavoro".
Vorrei saperne di più, ma mi muovo con circospezione. Sergio col diabete ci convive da quando è un bimbo, ma temo sempre di toccare qualche tasto scoperto. Faccio un discorso un po' confuso ma, ormai, il mio fidanzato ha imparato a leggermi nel pensiero. Salendo in macchina, prima di ingranare la marcia mi guarda e dice: "Insomma, vuoi sapere se fra qualche anno capiterà anche a me?".
Colpita e affondata. Abbozzo un "ma no..." poco convinto. Sergio ha un modo curioso di fare quando è teso: parla, anzi spiega. "Il rischio esiste", inizia, "dopo 10-15 anni di diabete un terzo delle persone affette da diabete di tipo 1 sviluppa una qualche forma di nefropatia, insomma di sofferenza renale. Tutto sta a vedere quale forma. Questi almeno sono i dati vecchi".
"Perché vecchi?", chiedo.
"Perché noi diabetici ci stiamo curando sempre meglio, e intendo dire proprio 'ci stiamo curando', perché - con tutto il rispetto per i medici - buona parte del lavoro, spetta a noi".
Sergio inizia a snocciolare cifre, si è imparato a memoria i dati degli studi più importanti. In grande sintesi un controllo intensivo della glicemia riduce del 40% l'insorgenza della prima fase di malattia renale e del 54% il rischio di passare dalla prima fase, sostanzialmente priva di sintomi e di problemi reali per il paziente, alla seconda. "Insomma, fra qualche anno, quando la stragrande maggioranza dei diabetici sarà ben compensata, i casi in dialisi saranno sempre più una rara eccezione".
Lo ascolto, ma mi accorgo che mi mancano un po' di informazioni per capire: "Scusa l'ignoranza, ma io non so bene cosa sia il rene e perché il diabete lo danneggi".
Sergio mi guarda con quell'aria stupita che mostra sempre quando si accorge che il resto del mondo non passa il tempo libero divorando tomi di divulgazione scientifica. "O.K.", fa segno, "cosa sai dei reni?".

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Ultima modifica: luglio 1999

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