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Microalbuminuria.. chi è costei?

Anno dopo anno, il diabete soprattutto se scompensato, rovina i delicatissimi filtri dei reni. E' necessario agire con molto anticipo e l'esame della Microalbuminuria ci aiuta, segnalando anche una minima disfunzione renale decenni prima che questa evolva in una seria disfunzione.

Farmaci, dieta ed esercizio fisico: un controllo intensivo della Glicemia e della Pressione sanguigna riduce grandemente la probabilità e ritarda l'inizio delle complicanze renali. Se queste sono già iniziate è possibile rallentarne la progressione. Occorrono però una diagnosi precoce e un monitoraggio attento della nefropatia. Il modo migliore è il controllo della presenza di albumina nelle urine. Nell'urina l'albumina non dovrebbe esserci, o quasi. Si tratta di una proteina preziosa, la più diffusa nel corpo. I reni dovrebbero quindi trattenerla nel sangue.

La 'maga' albumina
Nell'urina prodotta in 24 ore una concentrazione inferiore a 30 milligrammi si può accettare. Si parla di microalbuminuria davanti a valori più alti. Visto che si tratta di un valore estremamente variabile è meglio ripetere, alla prima diagnosi, l'esame due o tre volte. Se il valore è compreso fra 30 e 300 milligrammi al giorno si parla di microalbuminuria persistente. La microalbuminuria non è un problema in sé. Si tratta però di un segnale predittivo. In mancanza di altre spiegazioni (per esempio, infezioni alle vie urinarie) nei diabetici di tipo 1 la microalbuminuria in mancanza di interventi evolve nel 75% dei casi verso un danno renale più serio, segnalato dalla macroalbuminuria (concentrazioni superiori a 300 milligrammi al giorno). Nei pazienti diabetici di tipo 2 la relazione è meno stretta. L'evoluzione è infatti più difficile da prevedere.

Ogni anno, anche se tutto se va bene
In ogni caso la microalbuminuria è l'unico segno che consente di identificare in una fase precoce i pazienti a rischio di sviluppare una grave insufficienza renale. La presenza di albumina nelle urine dei pazienti diabetici va quindi monitorata, almeno annualmente se i valori sono normali, almeno tre volte l'anno nei casi di micro o macro albuminuria. L'evoluzione del dato va coordinata con gli interventi tesi a compensare la glicemia e la pressione arteriosa del paziente, agendo anche sulla sua dieta e sul suo stile di vita. Inoltre il legame fra nefropatia e danni alla vista è talmente stretto che la comparsa di microalbuminuria è seguita quasi inevitabilmente da un danno alla retina. La microalbuminuria è rilevabile sia con esami di laboratorio classici (la cosiddetta wet chemistry) sia con il metodo della determinazione semiquantitativa a secco (dry chemistry) detto anche colorimetrico con lettura a contatto visivo, insomma attraverso delle strisce che funzionano con lo stesso principio di quelle usate per l'autocontrollo della glicemia.

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Ultima modifica: luglio 1999

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