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Viaggiare, ma con lentezza
Basta con gli itinerari 'tutto incluso' sempre più faticosi, verso destinazioni sempre più banali: Per recuperare il fascino del viaggio, è necessario ritrovare la dimensione dimenticata della lentezza. Ma come?
Ecco il decalogo per il turista senza fretta
Storie di viaggio: una turista diabetica raccontano la sua esperienza
Fare la prova è semplicissimo. Basta andare in una agenzia di viaggi e chiedere un viaggio 'lento'. "Nel turismo di oggi, la lentezza è un tabù. Solo nominarla è uno scandalo, una provocazione" afferma Alfredo Somoza, presidente dell'Associazione italiana per il turismo responsabile. Proprio con il gusto della provocazione, alcuni anni fa Albano Marcarini, urbanista milanese, aveva fondato un'Associazione per i viaggi desueti. "Sceglievamo mete ormai dimenticate come i belvedere delle Prealpi lombarde", ricorda Marcarini, "per raggiungerle sceglievamo il mezzo meno rapido possibile: torpedone o treni accelerati". Marcarini ha scritto delle guide su itinerari da percorrere a piedi: magari in tre giorni per percorrere venti chilometri. "Solo così si ha il tempo di guardare, di gustare, di capire", commenta Marcarini.
Il turismo rovina ciò che tocca
"Il turismo classico è un clamoroso autogol", esclama Duccio Canestrini, antropologo, autore di numerosi studi sul turismo, "un Re Mida alla rovescia che brucia i luoghi che tocca. Per il fatto stesso di essere oggetto di un flusso turistico, un Paese, una regione, mutano il loro ambiente naturale e umano". Dapprima aprono gli alberghi, poi i fast food, poi i venditori di souvenir tutti eguali. Aggiungiamoci un night e dei localini serali, ed ecco che la località "è diventata una 'destinazione' perfettamente prevedibile. E quindi inutile come meta di viaggio" nota Canestrini.
Sulle culture dei Paesi lontani poi, il turismo ha un impatto travolgente e violento. Gli incontri con le popolazioni locali sono, nella maggior parte dei casi, fittizi o limitati a esperienze frettolose e artefatte, quando non irrispettose delle realtà ospitanti. "Recentemente sono state svolte numerose riflessioni sull'impatto negativo che a livello ecologico, economico e sociale il turismo ha creato nei Paesi del Sud del mondo", nota Pietro Barbetta, uno psicologo interessato alle tematiche del contatto interculturale, "ma si è ancora riflettuto poco sul fatto che l'inquinamento sociale creato dal turismo danneggia anche il turista stesso, che vede azzerato il fascino principale del turismo, cioè l'incontro".
Tutta colpa della velocità
"La questione è strutturale: la superficialità non è colpa dei turisti o di chi li conduce ma è l'effetto dello scarso tempo a disposizione", riprende Canestrini, "il turismo moderno nasce con le 'ferie': la loro brevità impone la velocità non solo negli spostamenti iniziali ma in tutto l'arco del viaggio. E la velocità impedisce l'incontro e la comprensione.
Ci sono delle alternative? "L'aspetto chiave su cui agire è probabilmente la velocità", riflette Canestrini, "trovare un rapporto 'umano' fra il tempo a propria disposizione e l'area che si vuole conoscere. Due settimane sono un periodo ridicolmente breve per visitare la Russia, ma sono sufficienti per comprendere una regione della Francia o dell'Irlanda". Questo turismo 'dolce' o 'lento' si basa infatti su un rapporto il più possibile paritario con le persone incontrate. "Nel turismo veloce le persone che si incontrano sono solo degli strumenti o degli ostacoli", dice Somoza, "un viaggio prevede invece un rapporto sereno".
Le regole per un viaggio 'lento'
Fissati degli obiettivi realistici e scelta una zona relativamente facile da interpretare, della quale si conosce o si può anche solo intuire la lingua, anche i 'forzati delle due settimane' possono rivivere le esperienze dei viaggiatori di una volta, quelli che destinavano mesi e mesi ai loro tour.
"L'essenziale è moltiplicare le occasioni di contatto con le persone", commenta Somoza, quindi preferire il mezzo pubblico all'auto, le piccole pensioni o le camere in affitto agli anonimi albergoni, scegliere un bar o un ristorante dove fare tappa frequentemente, leggere i giornali locali, acquistare le guide e i libri di storia e di arte della regione redatti in loco e non le guide tipo Touring e Michelin che portano a concentrare tutti negli stessi posti. "Una vacanza così finisce per essere molto meno bella da raccontare agli amici, ma sicuramente molto più interessante da vivere", conclude Somoza.
Un decalogo per il turista senza fretta
- Scegliere un Paese del quale si conosca almeno un po' la lingua.
- Privilegiare i Paesi dotati di piccole attrezzature turistiche: camere in affitto, piccole pensioni e mezzi pubblici di trasporto.
- Prepararsi leggendo libri ambientati nella zona o testi di storia.
- Definire una zona limitata, non più grande di una regione.
- Scegliere una 'base' in una cittadina piccola ma ben servita.
- Scelta una sistemazione, fermarsi sempre almeno tre, quattro giorni, frequentare gli stessi locali (bar, ristoranti) più volte di seguito.
- Leggere i quotidiani locali.
- Evitare il più possibile l'auto e utilizzare mezzi pubblici
- Parlare il più possibile con la gente del luogo.
- Lasciare a casa la macchina fotografica.
Note sull'argomento
Ultima modifica: luglio 1999
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