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Giuseppe Ponzi, pediatra diabetologo dell’Ospedale di Casarano.
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Il cacao fa bene
Il cacao ha effetti benefici sulle arterie, ma il cioccolato – ricco di grassi, zuccheri e calorie – è un alimento poco salubre. E allora? Mettiamo in tavola un pezzettino di cioccolato fondente una volta ogni tanto ma non di più.
Agli occhi di molte, moltissime persone con diabete il cioccolato è il ‘frutto proibito’, l’oggetto di ‘trasgressioni’ segrete o sognate. È comprensibile che molti abbiano letto con interesse e piacere le notizie riportate dalla stampa negli ultimi mesi sugli effetti benefici del ‘cioccolato’ sulle arterie e sul cuore.
Cosa c’è di vero?
Prima di tutto, avverte Giuseppe Ponzi, pediatra diabetologo dell’Ospedale di Casarano, «c’è cioccolato e cioccolato. Quello che può avere degli effetti anche positivi è il cioccolato nero, fondente ad alta percentuale di cacao». In secondo luogo, ovviamente, tutto dipende dalle quantità.
«Ad avere un ruolo positivo sulle arterie» conferma Claudia De Natale, diabetologa al Policlinico universitario di Napoli, dove si è laureata e specializzata in malattie del metabolismo, «è il cacao, mentre gli zuccheri e i grassi presenti nella tavoletta di cioccolato hanno chiari effetti negativi». Insomma, solo il cioccolato in tavolette con almeno il 75% di cacao può essere preso in considerazione: non il cioccolato bianco, o quello a normale contenuto di cacao (usato, per esempio, nelle uova di Pasqua) né tantomeno le preparazioni ‘a base di cioccolato’ o ‘al cioccolato’ sconsigliate a tutti e non solo a chi ha il diabete, comprese quelle con l’etichetta ‘per diabetici’.

Claudia De Natale, diabetologa al Policlinico universitario di Napoli.
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Cambiano i limiti
Anche con questi limiti, l’apertura dimostrata da molti medici nei confronti del cacao può stupire molte persone abituate a pensare «che il diabete sia una sorta di ‘allergia’ alle cose dolci, ma la realtà è insieme più semplice e più complessa», chiarisce Ponzi che ha appena scritto per l’editore ‘Il Filo’ Il dottore dei bambini, libro di riflessioni e divulgazione.
In passato, per semplicità e perché molti genitori sembravano preferire questa strada, i diabetologi ponevano una proibizione assoluta e completa per tutti ‘i dolci’. Il risultato è stato spesso opposto: favorire la trasgressione della regola o creare frustrazione nei giovani – e non giovani – con diabete ‘costretti’ ad alimentarsi bene a differenza dei loro coetanei.
«Dalla Bibbia in poi sappiamo che la proibizione assoluta finisce per valorizzare in modo eccessivo ciò che viene dichiarato ‘tabù’. Ne nascono consumi effettuati di nascosto, fuori pasto, sensi di colpa e scarsa autostima», spiega Ponzi.
Nei pasti serviti ai pazienti all’esordio ricoverati nel suo ospedale, quando la glicemia si stabilizza, Ponzi fa inserire ‘una tantum’, un pezzetto di cioccolata amara.
«Credo sia il modo migliore per far capire al giovane paziente e ai genitori che la strada da seguire non è fatta di ‘sì’ e di ‘no’, di buoni e di cattivi. È un metodo, un equilibrio, una regolarità grazie alla quale in un pasto povero di grassi e carboidrati e ricco di fibre può trovare posto, una volta ogni tanto, anche un dolce». Viceversa, è assolutamente sconsigliabile mangiare dolci fuori pasto, quando tutto il carico glicemico e di grassi si trasforma in breve tempo in glucosio e lipidi nel sangue. «La persona con diabete, o il genitore se parliamo di bambini piccoli, deve concentrare l’attenzione sull’ordine alimentare, non sull’evitare questo o quel cibo», riassume Ponzi.
Ma cosa ha di ‘buono’ il cacao?
«Si tratta di una sostanza che contiene, fra le altre cose, dei composti detti flavonoidi che si trovano anche nella frutta di bosco, nell’uva e quindi nel vino», spiega Claudia De Natale, «questi flavonoidi aiutano a rimuovere i radicali liberi, molecole che accelerano l’invecchiamento del corpo. Inoltre il cacao sembrerebbe ridurre la pressione arteriosa, agire positivamente sull’aggregazione delle piastrine – un po’ come l’acido acetilsalicilico – ridurre l’insulinoresistenza e lo stato di infiammazione generale dell’organismo, tutte condizioni presenti nella persona in sovrappeso e obesa».
Questi effetti, da poco studiati, si accompagnano all’effetto sul sistema nervoso centrale, la ragione del grande successo che il cioccolato ebbe fin dal ’700: l’effetto sull’umore. Ai tempi di Mozart e di Casanova il cacao veniva bevuto (solo nell’800 si scoprì come produrlo in forma solida), per le sue proprietà stimolanti sull’intelletto ed euforizzanti. Oggi sappiamo che la teobromina, la sostanza specifica del cacao ha un effetto sulla sintesi della serotonina, meno potente ma simile a quello di molti farmaci prescritti per depressione e disturbi dell’umore. È anche per questo che il cioccolato veniva chiamato il ‘cibo degli Dei’ dagli atzechi che lo scoprirono e l’ultimo capo atzeco, Montezuma, quando incontrò lo spagnolo Cortez gli offrì proprio una tazza di cioccolato.
Effetti positivi
Questi effetti positivi, ovviamente molto inferiori e meno controllabili di quelli dei farmaci prescritti per questi scopi, non fanno certo del cacao una ‘medicina’. «Basta leggere sulla confezione la composizione di una tavoletta di cioccolato – anche fondente – per capire che si tratta di un alimento da assumere in porzioni molto limitate: per 100 grammi possiamo trovare 50 grammi di carboidrati», ricorda Claudia De Natale, «in gran parte zuccheri a rapido assorbimento e 34 grammi di grassi, in gran parte grassi saturi, particolarmente nocivi per la salute».
Non a caso parliamo di 515 calorie, oltre un quarto dell’introito calorico consigliato. E questo nel cioccolato fondente. Con altri tipi di preparazione l’impatto negativo è ancora maggiore.
E allora cosa fare? «Dagli studi emerge una indicazione pratica: gli effetti positivi del cacao si rilevano con dosi limitate: 6,7 grammi al giorno: circa due o tre quadretti di cacao – al 75% o oltre – alla settimana, mentre gli effetti negativi del cioccolato in genere aumentano proporzionalmente alla dose», sottolinea Claudia De Natale, che ha studiato in particolare l’effetto dei grassi nel meta bolismo. «Non so quanto interessi sapere se il cacao fa bene», considera Ponzi, «ma sicuramente fa bene sentire che è possibile inserire nella propria alimentazione anche un pezzettino di cioccolato ogni tanto, soprattutto se ‘nero’ e relativamente ‘amaro’». «Un pasto con tante fibre e pochi grassi compensa le calorie e i grassi saturi, quelli cattivi, presenti nei due quadratini di cioccolato», conclude Claudia De Natale, «rispondendo a una esigenza che può essere sentita con grande forza dal paziente». Insomma, non si può affermare che il cioccolato non faccia bene, quel che più fa bene però è non vederlo come una proibizione assoluta.
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Ultima modifica: giugno 2009
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