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Il Team del Servizio di diabetologia dell’Ospedale di Oristano. Da sinistra Elsa Madau dietista, Giovanna Tore infermiera, Francesco Mastinu medico primario della U.O., Tersa Angius infermiera, Gianfranco Madau medico, Laura Tronci infermiera, Maria Franca Mulas medico, Pina Loddo infermiera, Marina Cossu medico.
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Domande difficili? A rispondere è il Team
I Team diabetologici di Oristano, Guastalla e Correggio rispondono a venti fra le domande che più spesso le persone con diabete si pongono e che non sempre osano porre ai medici.
“Tutto quello che avreste voluto sapere su… e non avete mai osato chiedere”. Negli anni passati un film e molti libri hanno scelto questa formula come titolo. In effetti accade spesso di provare qualche esitazione nel porre domande importanti, soprattutto quando si parla con degli esperti. Si ha timore di sembrare male informati o di far trasparire sentimenti negativi. È normale. Questo timore può essere superato anche grazie al fatto che il diabete oggi è seguito quasi ovunque da un ‘team’, una squadra composta da medici specialisti, dietisti, infermieri (per non parlare dei medici di medicina generale e degli altri specialisti).
Il concetto di ‘Team’ nato in chirurgia è stato esportato felicemente dalla diabetologia nell’ambito delle malattie croniche. Team significa un gruppo di persone che – con ruoli e competenze diverse e ben definite ma condividendo lo stesso linguaggio e la stessa metodologia – si pone collettivamente al servizio della persona con diabete. «Tra i mille vantaggi di questa formula a livello clinico e operativo ce n’è anche uno psicologico: la possibilità per il paziente di instaurare nel corso del tempo rapporti diversi e ‘sperimentare’ approcci diversi con l’uno o con l’altro componente del Team», nota Francesco Mastinu, responsabile del Servizio di diabetologia dell’Ospedale di Oristano. C’è quindi sempre la possibilità di fare quella domanda o quella obiezione che non si era mai osata porre.
«Quando si pongono le basi del rapporto con il paziente», riflette Giuseppina Chierici, responsabile dell’Unità operativa semplice di diabetologia Area Nord dell’Ausl di Reggio Emilia, articolata su due Servizi con sedi a Guastalla e Correggio, «ci concentriamo molto sul ‘cosa e sul ‘come’, o sul ‘quando’. Può essere che alcune questioni di fondo passino in secondo piano o siano meno recepite dalla persona con diabete». In questo senso il lavoro del team offre delle opportunità di dialogo in più. «Ogni domanda è accolta con serenità e interesse da ogni componente del Team», interviene Pietro Zanichelli, infermiere presso il Servizio Diabetologico di Guastalla, «non di rado si preferisce come interlocutore l’infermiere o la dietista. Comunque il fatto che alcune domande siano poste indica che è avvenuto un salto di qualità nel rapporto fra il paziente e il diabete». Insomma, proprio in quanto si chiede ‘perché mai devo fare questo?’, la persona con diabete mostra di avere davvero maturato l’intenzione di farlo.
Porre domande che la persona con diabete magari ritiene ‘impertinenti’ o ‘fuori luogo’ è quindi un ottimo segno. Significa che è sul punto di fare qualcosa e soprattutto che vede nel Team un interlocutore credibile. «Il rapporto fra ciascuno di noi e ciascuna persona con diabete è un processo lungo», continua Zanichelli, «e ben prima di dare le risposte, ogni componente del Team deve ‘accreditarsi’ presso la persona con diabete, dimostrare competenza, disponibilità e rispetto. Solo a quel punto la persona gli porrà la domanda, gli chiederà l’appoggio e il rinforzo, più spesso la conferma, di cui ha bisogno. Non prima, non altrimenti».
Con la collaborazione del Team di Oristano e dei Team di Guastalla e Correggio, Modus ha realizzato questo articolo che dà voce a una ventina fra le domande più spesso… taciute dalle persone con diabete.
Ma è davvero una malattia grave questo diabete?
risponde Giuseppina Chierici, responsabile del Servizio di diabetologia Area nord Ausl Reggio Emilia.
L’iperglicemia di per sé, in quanto espressione del diabete, non è grave perché si possono tenere glicemie elevate (150-200 mg/dl), per tempi relativamente lunghi, anche mesi, senza conseguenze immediate ma, il fatto che, il più delle volte non dia sintomi, la rende una malattia insidiosa. Gravi possono essere invece le conseguenze che il diabete provoca nel tempo sia sui piccoli vasi (cecità, blocco dei reni, gangrena ai piedi), sia sui grandi vasi e sul cuore: aterosclerosi e quindi ischemia, infarti e ictus.
Ho scoperto di avere il diabete quando mi è venuto l’infarto. Ma il mio problema è il cuore: perché devo preoccuparmi anche del diabete?
risponde Dario Gaiti, diabetologo presso il Servizio di diabetologia Area nord Asl Reggio Emilia - sede di
Correggio.
L’infarto è la più frequente – e la più grave – conseguenza di un diabete non curato. Per prevenire altri episodi di questo tipo è meglio intervenire anche sulle cause, non è vero? Se lei è arrivato all’infarto è anche perché il diabete ha potuto svilupparsi insieme ad altri problemi metabolici. Ora lo sappiamo. Vogliamo fare qualcosa?
Io mi sento bene, non sono malato, perché dovrei fare tutte le cose che voi mi consigliate?
risponde Giuseppina Chierici.
È sicuro che non potrebbe sentirsi meglio? Le glicemie alte spesso portano a una sensazione di fatica, la pelle disidratata e secca sembra più vecchia, il viso è tirato. Spesso chi ha le glicemie alte ha fastidiose infezioni alle mucose, labbra, gengive, genitali o alle vie urinarie. Anche il sovrappeso dà noia, impedisce di fare alcune cose e ne rende difficili altre. Chi riesce ad abbassare le glicemie e un poco il peso riferisce una sensazione di maggiore benessere. Spesso glielo si legge letteralmente in faccia!
Quelle glicemie alte che hanno preoccupato il mio medico e mi hanno portato qui da voi erano dovute solo a una fase di stress. Mia figlia si è sposata e ho dovuto traslocare per lasciarle la casa. Ora è tutto a posto e infatti le glicemie sono scese!
risponde Silvia Pilla, diabetologa presso il servizio di diabetologia Area nord Asl Reggio Emilia - sede di Guastalla.
Lo stress è stato sicuramente il fattore scatenante, ma ci pensi bene. Tutti fanno un trasloco prima o poi o vedono i figli sposarsi, ma solo chi ha il diabete non riesce a compensare questo stress e si ritrova in iperglicemia. Se le glicemie – finito lo stress – sono tornate vicine al normale questo significa che siamo alle prime fasi della malattia e abbiamo quindi la possibilità di intervenire per tempo ottenendo ottimi risultati, non che non dobbiamo fare nulla.
Voi dottori mi dite che devo dimagrire, ma io non ci riesco. Temo sia una questione genetica.
risponde Francesco Mastinu, responsabile dell’unità operativa di diabetologia dell’Ospedale di Oristano.
Se per ‘genetico’ intendiamo ‘irrimediabile’ non sono molto d’accordo. Chiunque può dimagrire, anche se è probabile che per qualcuno sia più facile prendere peso e più difficile perderlo. Sicuramente nelle sue abitudini ci sono degli aspetti che possono essere migliorati. Camminare invece di prendere l’auto o i mezzi pubblici, rinunciare alle bibite dolci, evitare i fuori pasto. Piccole cose che, ripetute, possono dare sensibili risultati.
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Ultima modifica: ottobre 2009
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