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Il Team del Servizio di diabetologia Area nord Asl Reggio Emilia, con sede a Guastalla e Correggio. Da sinistra Susanna Rovesti dietista, Pietro Zanichelli infermiere, Valeria Vezzani infermiera, Giuseppina Chierici primario del Servizio, Lorella Bertelli infermiera, Paola Caretta infermiera, Dario Gaiti medico, Silvia Pilla medico, Melita Copelli caposala e dietista, Bruna Milli medico, Simona Bodecchi dietista.
Domande difficili? A rispondere è il Team

I Team diabetologici di Oristano, Guastalla e Correggio rispondono a venti fra le domande che più spesso le persone con diabete si pongono e che non sempre osano porre ai medici.

È semplice dire: ‘Faccia dell’esercizio fisico’. Ma io, tra figli, nipoti, marito, cucina e lavori di casa, non sto ferma un attimo!
risponde Francesco Mastinu.
Sicuramente una vita attiva aiuta, fare i lavori di casa dal punto di vista della salute è meglio che stare seduti davanti al televisore. Tuttavia per avere degli effetti positivi sulla glicemia, e non solo, anche sul grasso addominale, sui trigliceridi, la pressione e il colesterolo lei ha bisogno di sforzi continuativi, soprattutto camminare. Del resto è intuitivo. Lei ha bisogno di trasformare il grasso in muscoli e ci sono più muscoli sulle gambe che sulle braccia.

Le glicemie e la glicata ora vanno bene. Sono guarito allora. Perché non posso tornare alle vecchie abitudini e rinunciare alle medicine?
risponde Maria Franca Mulas, diabetologa nel Team di Oristano e attualmente consigliere nazionale AMD.
Il diabete non è un ‘tutto’ o un ‘nulla’; non è una malattia acuta come l’influenza o la polmonite che a un certo punto ‘passa’. Siamo tutti molto contenti che grazie alle sue attenzioni e alle terapie le glicemie siano tornate sotto i valori soglia, ma è quasi sicuro che – tornando a vecchie abitudini o rinunciando alle terapie – ci ritroveremmo nella situazione precedente o anche peggio. Non molliamo il timone quindi!

Voi mi dite di curare l’alimentazione ma io quando mi alzo la mattina, ancoraprima di fare colazione, trovo la glicemia già a 140 mg/dl. E allora cosa posso fare?
risponde Maria Franca Mulas
Capisco la sua delusione. Non tutte le glicemie alte dipendono dall’alimentazione. Nelle prime ore del mattino l’organismo si prepara al risveglio con una reazione di attivazione, la stessa che mettiamo in atto per rispondere a uno stimolo improvviso, che comporta l’aumento della pressione e il rilascio di ormoni che ordinano al fegato di rilasciare glucosio nel sangue. In una persona con diabete l’insulinoresistenza fa sì che il fegato rilasci più glucosio del necessario. Non è facile contrastarlo ma si può ridurre questo fenomeno riducendo l’insulinoresistenza con l’esercizio fisico, riducendo il grasso addominale ed eventualmente con dei farmaci.

Io ho seguito la terapia e i vostri consigli e in effetti la glicemia andava bene, da qualche tempo però è peggiorata. Allora è tutto inutile!
risponde Gianfranco Madau, diabetologopresso il Servizio di Diabetologia dell’Ospedale di Oristano.
No non è inutile, lo ha notato lei stessa. Modificando le sue abitudini e aiutandosi con dei farmaci lei è riuscita a portare a norma la glicemia. Un risultato importante. Gestire il diabete significa rallentare una condizione che spesso tende a peggiorare. Tenga alta l’attenzione per quel che riguarda alimentazione ed esercizio fisico e noi la aiuteremo utilizzando armi farmaceutiche più potenti.

Non voglio fare l’insulina. Ho paura! A mia zia hanno dato l’insulina e qualche tempo dopo non ci vedeva più...
risponde Gianfranco Madau.
In passato, è vero, l’insulina si prescriveva tardi. Spesso troppo tardi per contrastare con successo le complicanze. Questo ha creato nel ricordo di molti l’idea dell’insulina come la medicina ‘ultima spiaggia’, la terapia alla quale si ricorre quando non c’è più nulla da fare. Non è così. Oggi si prescrive l’insulina non appena si vede che gli altri medicinali, meno potenti, non riescono a dare gli effetti desiderati. Lo si fa proprio per garantire una vita più lunga e più libera da complicanze. La usiamo prima anche perché abbiamo insuline molto più affidabili e precise e sistemi che permettono di iniettarla in modo semplice, veloce e per nulla doloroso.

Non ne vorrei parlare con la dottoressa ma io trovo qualche difficoltà a mantenere l’erezione. C’entra il diabete?
risponde Pietro Zanichelli, infermiere presso il servizio di diabetologia Area nord Asl Reggio Emilia - sede di Guastalla.
Probabilmente sì, è un problema molto frequente in particolare fra le persone con diabete, è una complicanza del diabete ed è una complicanza risolvibile. Migliorare l’equilibrio glicemico e metabolico in generale aiuta a migliorare la situazione. Ne parli senza timore con i medici che sono perfettamente in grado di valutare il problema e di aiutarla.

Misuro spesso la glicemia, ma non so bene quali sono i valori ‘giusti’!
risponde Francesco Mastinu.
L’ideale è mantenere la glicemia a digiuno fra i 90 e i 125 mg/dl e quella a due ore dall’inizio del pasto fra 130 e 160 mg/dl. Tuttavia in alcune situazioni possiamo anche accettare 130 mg/dl a digiuno e 160 mg/dl dopo pasto. L’im-portante è accorgersi se questi valori tendono a salire stabilmente.

Mi pare di capire che sia l’emoglobina glicata a dire ‘come va’ il mio diabete. Se è così perché devo controllare la glicemia con la ‘macchinetta’?
risponde Marina Cossu, diabetologa presso il Servizio di diabetologia dell’Ospedale di Oristano.
Prima di tutto l’automonitoraggio della glicemia serve a lei per capire quali riflessi hanno avuto sulla glicemia le scelte che ha fatto. È così che si verifica, per nozioni apprese e si impara sempre di più. In secondo luogo, sulla base dei ‘diari glicemici’, cioè dell’elenco ben tenuto delle glicemie misurate, noi medici possiamo fare qualcosa di più che dire ‘come va’ il diabete. Possiamo capire nel dettaglio se la terapia adottata va bene o se la si può migliorare e come. La ‘glicata’ è una media, un dato importante ma che non ci dice tutto.

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Ultima modifica: ottobre 2009

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