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Quando l’emoglobina sa di zucchero
IN SINTESI
Sapere quali alimenti e preparati contengono carboidrati.
Redigere un diario alimentare nel quale si inseriscono tutti gli alimenti (e bevande) che si assumono e la relativa quantità.
Imparare a stimare il peso delle porzioni (fetta di pane, piatto di pasta, tazza di latte, etc.) aiutandosi inizialmente con una bilancia di precisione.
Imparare il contenuto di carboidrati degli alimentie dei piatti preferiti.
Valutato il peso di una porzione e conosciuto il contenuto medio in carboidrati, è possibileindovinare con sufficiente approssimazione la quantità di carboidrati presente in un piatto o in un intero pasto.
Per una settimana, preparare pasti a contenuto fisso di carboidrati (ad esempio, pranzi sempre di100, cene sempre di 120 grammi di carboidrati) e modificare ogni volta leggermente la dose di insulina. Si apprende così quanti carboidrati ‘smaltisce’ una unità di insulina.
A questo punto è possibile stimare – per i piatti di uso più frequente – quante unità di insulina saranno necessarie per mantenere la glicemia sotto controllo. Col tempo il tutto diviene automatico.
Attenzione: alimenti con un maggiore contenuto di carboidrati ma a basso indice glicemico, richiedono meno insulina di alimenti con un contenuto magari minore ma ad alto indice glicemico (e che quindi si trasformano rapidamente e interamente in glicemia).
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Ultima modifica: ottobre 2009
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