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Emanuele Fraticelli, responsabile del Servizio di diabetologia dell’Ospedale Santo Spirito di Bra.
Tre passi in equilibrio

Basta poco per riprendere almeno in parte l’equilibrio glicemico e migliorare la propria salute. Per iniziare può essere sufficiente: fare del movimento fisico, mangiare in modo più sano, gestire in modo maturo il proprio diabete. Si va contro le suggestioni dei media e del pensiero comune: sembra una lotta come quella di Davide contro il gigante Golia, ma alla fine non è stato Davide a vincere?

Sì, la ricerca scientifica ha prodotto negli ultimi anni diversi nuovi farmaci e altri arriveranno nei prossimi mesi e anni. Ma nessuna medicina, da sola, può dare pieni risultati se la persona non diventa protagonista della sua condizione, se rinuncia a svolgere un ruolo attivo «non solo nei confronti del diabete, ma di tutti i condizionamenti che arrivano dalla pubblicità e perfino dalla tecnologia», sottolinea Emanuele Fraticelli, responsabile del Servizio di diabetologia dell’Ospedale Santo Spirito di Bra.

Esercizio fisico: dire ‘basta’ alla sedentarietà.
Prendiamo l’esercizio fisico per esempio: «Vi-viamo in una cultura che spinge alla sedentarietà, che ha espulso l’esercizio fisico, dal lavoro prima e dal tempo libero poi», nota Fraticelli. Le conseguenze le vediamo: epidemia di obesità, perfino fra i bambini, e crescita continua delle condizioni metaboliche, diabete in primo luogo.
La persona con diabete ha una ragione in più per contrastare questi condizionamenti e ab-bandonare la sedentarietà, usare meno spesso l’auto o l’ascensore, incontrare gli amici per strada invece che dialogare con loro via Sms o internet, preferire il giardinaggio ai cruciverba, il ballo alla televisione. E fare attività fisica.


Giovanni Mileti, responsabile dell’Unità operativa di Medicina e Lungodegenza presso gli ospedali di Fasano e Cisternino in provincia di Brindisi
Meglio soli? Non è vero.
«Sotto il profilo medico, nella gran parte dei casi quasi tutti gli sport vanno bene», continua Fraticelli, autore con Aldo Maldonato e Donatella Bloise di un manuale intitolato “Il diabete Istruzioni per l’Uso”».
«Nessuno chiede a una persona, magari anziana e fuori forma, di trasformarsi in un atleta; basta poco, mezz’ora o, ancor meglio, un’ora al giorno ma è essenziale la costanza». Spesso si inizia con entusiasmo ma col tempo la motivazione cala. «Alcuni sport a volte possono risultare monotoni, soprattutto se svolti da soli», ammette Fraticelli, «io consiglio sempre di cercare attività che possano essere svolte in gruppo, verificate se nel territorio dove vivete ci sono associazioni o gruppi di persone – più o meno della vostra età – che già organizzano tornei e allenamenti in comune. Se questo non è possibile cercate degli amici e svolgete l’attività insieme».

Miglioramenti sulla propria pelle.
Superate le esitazioni iniziali e aggirato il problema della monotonia resta quello della motivazione. «Guai a pensare: “Devo fare sport perché ho il diabete”, nessuna motivazione è sostenuta a lungo su una proposizione negativa», insiste Fraticelli, tra i primi alfieri della Educazione terapeutica. «La voglia di uscire di casa anche se il tempo non è bello e ci si sente un po’ stanchi deve venire dal desiderio di stare bene, anzi, dalla constatazione che dopo qualche tempo ci si sente più in forma: tonici, riposati, perfino più abbronzati e... più belli. I risultati metabolici: riduzione della pressione, della glicemia basale e della glicata sono garantiti ma arrivano in un secondo momento, come la ciliegina sulla torta».

Autocontrollo: “Qui comando io!”.
Il vero premio per chi è stato capace di andare controcorrente e superare la sedentarietà è, insomma, la sensazione di avere fatto qualcosa per sé stessi, di aver preso in mano il timone della propria vita. «Il diabete ci lancia una sfida: come il primo lavoro, la prima casa da soli, la prima convivenza o il primo figlio, ci chiede di assumerci nuove responsabilità, di pensare in modo diverso a quello che facciamo. Magari abbiamo 60 o 70 anni, ma il diabete ci chiede un salto ulteriore in termini di maturazione», continua Fraticelli.
La persona che vuole gestire il proprio diabete ha bisogno di informazioni, certo, «ma le conoscenze da sole non bastano a cambiare le abitudini», commenta Anna Rita Leoncavallo, responsabile della Struttura semplice di Pre-venzione e Screening delle complicanze croniche del diabete presso la Struttura complessa di Diabetologia dell’Ospedale oftalmico di Torino.

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Ultima modifica: ottobre 2009

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