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Valeria Mastrilli, responsabile del Centro diabetologico a Volla, periferia di Napoli.
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Perché i bambini mangiano male
Un bambino su quattro è sovrappeso o obeso. E un bambino grasso non è un bambino sano e rischia di divenire un adulto gravemente malato. Per aiutarlo possiamo mettere a frutto le nozioni apprese ‘grazie’ al diabete e migliorare le abitudini alimentari di tutti in famiglia, figli e nipoti in primo luogo.
Molti dei lettori di Modus sono sovrappeso e hanno il diabete di tipo 2. Molti di loro hanno figli o nipoti sovrappeso. E questa condizione, soprattutto nei primi decenni di età, si può correggere e guarire.
«Un bambino o un ragazzo grasso, in mancanza di cambiamenti importanti nel suo stile di vita ha ottime probabilità di rimanere obeso da adulto rischiando quindi di sviluppare molto prima, con molta maggiore probabilità e in modo più grave tutte le conseguenze dell’obesità: dalla pressione alta al diabete e, soprattutto, il rischio di avere un infarto o un ictus magari a 40 o a 50-60 anni», afferma Claudio Maffeis, responsabile dell’Unità di Nutrizione Clinica e Obesità del Centro Regionale di Diabetologia pediatrica di Verona.
Vogliamo tutti evitare che anche loro possano sviluppare il diabete. Conoscendo questa condizione e quelle che si accompagnano di frequente al diabete, il minimo che una madre o un padre, uno zio o un nonno può fare è prevenire il diabete nei propri figli e nipoti.
Quali sono gli ostacoli da superare? «Il primo ostacolo è proprio accorgersi che il problema esiste», afferma Valeria Mastrilli, diabetologa dell’adulto molto impegnata nella prevenzione del diabete e dell’obesità fra i bambini e i ragazzi delle scuole.
«Molte madri guardano con soddisfazione i loro figli con le guanciotte gonfie e grasso sulla pancia, sulle cosce e perfino sulla schiena. Il fatto è che veniamo da una cultura povera. È rimasto quindi il retaggio culturale che ci fa associare la magrezza alla malattia e l’essere grassi a una maggiore e migliore prospettiva di vita».

Claudio Maffeis, responsabile del Centro di riferimento regionale di Diabetologia Pediatrica presso il policlinico universitario di Verona.
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Dobbiamo cambiare il nostro modo di vedere.
«Il bambino grasso è un bambino malato. Non ha ancora il diabete ma ha già problemi metabolici. Presenta uno stato di infiammazione cronica anche se di basso grado, spesso ha un’aumentata secrezione di insulina dal pancreas, la pressione alta e troppi grassi nel sangue. Se non si fa qualcosa vivrà meno, e peggio dei suoi coetanei», spiega Maffeis, docente di Pediatria all’Università di Verona.
Un metro di misura.
Ci vuole quindi un criterio oggettivo. Visto che prima dei 18 anni il rapporto peso-altezza varia molto, il metodo più semplice per capire se qualcosa non va è misurare con il classico metro da sarta sia l’altezza, sia il giro vita del bambino (all’altezza dell’ombelico). «Se il giro vita supera la metà dell’altezza, bambino, ragazzo o adolescente che sia, qualcosa non va. Ogni centimetro in più (per esempio 61 cm di giro vita per un’altezza di 120) comporta un rischio sempre più forte, soprattutto se nella famiglia del bambino ci sono casi di diabete», continua Maffeis, già coordinatore del gruppo di studio diabete della Società italiana di endocrinologia pediatrica, «sappiamo tutti che chi è molto sovrappeso o obeso rischia di diventare diabetico. Ebbene, se l’obesità compare da bambini o ragazzi, in mancanza di interventi il rischio diventa altissimo».
Valeria Mastrilli, responsabile del Centro diabetologico a Volla alla periferia di Napoli spiega così il complesso rapporto fra genetica e stile di vita. «Esistono dei fattori ereditari: una serie di geni che potrebbero, a un certo punto della vita, far insorgere il diabete, ma il figlio di un uomo o di una donna con diabete che segue una corretta alimentazione e fa del sano movimento, potrebbe sviluppare il diabete dopo i 60-70 anni. Se mangia male ed è sedentario l’esordio del diabete può anticiparsi di 30, 40, perfino 50 anni. Sono pochi i bambini e i ragazzini con il diabete ‘dell'anziano’ mentre saranno molti i ragazzi sovrappeso di oggi che domani, a 40 anni, avranno una situazione cardiovascolare compromessa con il cuore e le arterie di un anziano».
Tutti ci preoccupiamo se vediamo nei bambini una colonna vertebrale storta o una difficoltà nel camminare. «Ebbene c’è una sorta di programmazione metabolica che inizia già in gravidanza e prosegue nei primi mesi e anni di vita che determina quanto il bambino mangerà e come saranno utilizzate le sostanze nutritive. Una cattiva nutrizione nell’infanzia determina una ‘stortura’, una maturazione anomala», illustra Maffeis.
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Ultima modifica: febbraio 2010
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