Modus on line
www.acfriends.itwww.dm1.itwww.le4chat.itwww.accu-chek.it


INCHIESTA

Sommario 

‘Sano’, ‘malato’ o filosofo?
scarica l'articolo
Restare in gamba
scarica l'articolo
Più controlli con il micro
scarica l'articolo
Un ormone di vedetta
scarica l'articolo
Sei e mezzo o sette più?
scarica articolo
Perché i bambini mangiano male
scarica l'articolo
Quali farmaci per alleviare il dolore neuropatico?
scarica l'articolo
Questa farmacia mi può aiutare
scarica l'articolo
La famiglia davanti alla sfida-diabete
scarica l'articolo
GRATIS
Modus a casa tua


scrivi alla redazione

tutti i siti della
galassia Accu-chek


CERCA NEL SITO


Noi aderiamo
ai principi
HONcode.
verifica qui.

Michela Marzano, docente di Filosofia all’Università Descartes di Parigi.
Sano’, ‘malato’ o filosofo?

Chi ha una condizione cronica abita uno spazio tra salute e malattia difficile da definire. Con l’aiuto di tre filosofi Modus cerca di capire perché il diabete renda ciascuno più ‘filosofo’ portandolo ad ascoltare il suo corpo e a rispettarlo, scegliendo anche di darsi dei limiti.

Quante persone hanno il diabete, o sono obese o ipertese?
Milioni e milioni solo in Italia. Nonostante questo, il linguaggio stenta a descrivere la loro situazione. Sono-siamo malati? Non proprio, perché nella concezione comune, ‘malattia’ è la patologia acuta che produce dei sintomi, comporta dolore e limitazioni. E questo non è, nella maggior parte delle stuazioni, il caso del diabete. Siamo ‘sani’? Nemmeno ‘sano’ è il termine corretto perché, almeno nella concezione comune, salute significa possibilità di (ab)usare, sprecare, utilizzare senza alcun limite il nostro corpo. È difficile insomma pensare il diabete, ‘inquadrarlo’ dentro le nostre categorie concettuali. L’intero spazio della malattia cronica è in fondo nuovo. La Medicina lo ha aperto recentemente rendendo possibile oggi diagnosticare in anticipo e prevenire quegli episodi acuti come infarti, ictus, difficoltà dei reni o della vista che ieri sembravano giungere d’improvviso e permettendo di rallentare e fermare l’evoluzione di condizioni che prima portavano velocemente alla fine.


Franco Riva, docente di Etica sociale all’Università Cattolica di Milano.
Come possiamo pensare il nostro diabete?
Qui i medici possono aiutare poco. Per loro il corpo è una macchina, è un oggetto. Per il paziente il corpo è lui stesso. Modus si è rivolta quindi alla filosofia, scoprendo anch’essa un poco in imbarazzo. «La riflessione sul corpo aperta da diverse correnti filosofiche nel ’900 si è interrotta ed è ripresa solo da poco», ammette Michela Marzano, docente di Filosofia all’Università Descartes di Parigi, che ha approfondito questa tematica in diversi libri (Straniero nel corpo, La Philosophie du corps), e ha cercato di coprire questo ritardo curando un completo ‘Dizionario del corpo’, opera collettiva nello stile della Encyclopedie affidata a decine di esperti nelle più diverse discipline (edito in Francia, sarà presto tradotto in italiano).
Secondo la Marzano nello spazio aperto fra ‘salute’ e ‘malattia’ ritroviamo l’antica contrapposizione platonica e cristiana «fra l’anima o la mente da una parte, elementi ‘puliti’, positivi e la materia, il corpo, visti come la parte ‘negativa’, maledetta». Questi valori si sono rovesciati: evviva il corpo, abbasso la ragione. «Il mondo della pubblicità e del consumo ci propone valori opposti, carnevaleschi, in cui tutto ciò che è eccesso e spreco ha valore mentre la sobrietà e il controllo sono penalizzati», fa notare la Marzano. «Siamo quindi contesi», interviene Franco Riva, docente di Etica sociale all’Università Cattolica di Milano «fra ‘discorsi sul corpo’ opposti, la morale del rigore ascetico e la contromorale della permissività, della concessione. Sono due posizioni false, sulla base delle quali nascono interpretazioni e modelli di pensiero totalitari che cercano di chiudere la ricchezza dell’umano dentro schemi prefissati». Riva, che ha pubblicato L’obesità e il corpo dell’altro, pensa ad esempio alla tentazione di fare dell’obeso il capro espiatorio di una società che è in realtà intrinsecamente ‘obesa’. L’obeso porta addosso il segno della sua presunta incapacità di controllarsi, e si presta quindi a essere colpevolizzato».
Questo della colpevolizzazione medicale è un aspetto che preoccupa molto Michela Marzano, la quale ricorda come a lungo la malattia sia stata definita stigma, punizione e segno insieme di una morale scandalosa. «La colpevolizzazione esterna può essere introiettata, e divenire senso di colpa. Si arriva al paradosso perché ciascuno di noi pensa di essere diverso in quanto non può fare quello che agli altri è concesso. Di rado pensiamo che nessuno è sano, che il corpo è sempre anche limite». La persona con diabete è semplicemente colui che ha conosciuto questo limite.

Vuoi leggere il seguito di questo articolo?

Ultima modifica: febbraio 2010

Vuoi vedere il sommario del numero 32 di Modus?
Torna alla Home page

 
 
© Copyright 2012. Roche Diagnostics S.p.A. - Società unipersonale - P.IVA 10181220152