
Umberto Valentini, Direttore Scientifico
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L'editoriale di Umberto Valentini: con questo numero si chiude la sua collaborazione come Direttore Scientifico di Modus.
Rispetto a 11 anni fa, quando uscì il primo numero di Modus, la Diabetologia è mutata profondamente. Fin dai primi numeri Modus ha delineato e descritto questa evoluzione, rapida e ad ampio raggio.
Da routine, l’autocontrollo della glicemia è divenuta il perno del rapporto fra la persona e il diabete, fra la persona e il Team (ancora di più oggi con la possibilità di rielaborare, visualizzare e condividere con l’aiuto del computer i dati forniti dai glucometri). L’Educazione terapeutica ha permesso alle persone con diabete di divenire registi coscienti della terapia, prendendo decisioni informate e verificandone l’effetto. Nel diabetologo, anzi nel Team diabetologico, la persona con diabete ha trovato un interlocutore, un coach che lo supporta e ne rinforza la motivazione. In molte realtà sono stati attivati dei percorsi diagnostico-terapeutici che dispongono in modo armonico intorno al paziente l’intervento di varie realtà: il Servizio di diabetologia, le altre Specialità, il medico di Medicina generale, l’assistenza domiciliare, il farmacista.
Abbiamo a disposizione molti nuovi farmaci orali, nuove insuline e nuove modalità di assunzione – come il microinfusore – che permettono di mimare sempre meglio la modalità fisiologica di assunzione dell’ormone. La ricerca ci ha convinti di quanto sia importante conoscere e tenere sotto controllo la variabilità delle glicemie e non solo la ‘media’ dell’emoglobina glicata.
Nel lungo periodo in cui ne sono stato Direttore Scientifico, Modus ha interpretato, narrato e supportato questo processo, sia all’interno della comunità diabetologica, sia presso le centinaia di migliaia di persone che lo ricevono e lo leggono. Ha permesso di far conoscere e condividere questi messaggi. Ne sono orgoglioso.
Con questo numero termina il mio ruolo di Direttore Scientifico di Modus, ma in quanto prossimo presidente di Diabete Italia continuerà ad affrontare le sfide che ancora si pongono. Prima fra tutte declinare questa evoluzione in un contesto di risorse fisse (il che significa in riduzione, visto che il numero di persone con diabete cresce). La risposta a questa sfida esterna non passa per la rivendicazione acritica e assoluta che sarebbe sterile così come i tagli altrettanto acritici.
La risposta sta, ancora una volta, nell’approfondimento e nella condivisione. Occorre dare conto in sede scientifica e amministrativa e confermare ogni giorno, nel lavoro con ogni persona con diabete, l’appropriatezza e i vantaggi che questo nuovo modo di assistere la persona con diabete comporta sia nell’evoluzione del diabete sia in quella delle complicanze.
Ultima modifica: giugno 2010
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