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Marina Armellini, dietista presso la struttura di Nutrizione Clinica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Udine.
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Puntare tutto sul verde
Sempre più persone sono tentate dagli stili alimentari alternativi: vegetariano, macrobiotico, bio... proposti da riviste, siti internet e personaggi famosi. Sono scelte radicali che riducono la varietà degli alimenti e non sempre mettono l’accento sull’introito di sale e calorie, ma alcune vanno nella direzione giusta, ammettono i diabetologi, purché...
Si stima che siano il 5% della popolazione italiana, forse di più. Sicuramente è in crescita il numero di persone in Italia che optano per stili alimentari ‘alternativi’: vegetariani, vegani, macrobiotici. Ed è ancora maggiore la quota di consumatori che sceglie alimenti ‘bio’ e guarda con curiosità alle proposte delle erboristerie e dei negozi specializzati in alimenti esotici. È una delle tante risposte che si dà una società sempre più conscia delle conseguenze che una alimentazione più o meno sana può avere sulla salute.
Qual è il giudizio dei diabetologi e degli esperti di alimentazione su queste nuove tendenze? Sono scelte adatte alla persona che ha il diabete o vuole prevenirlo? Qualche riserva c’è: «Nessuno stile alimentare ‘alternativo’ coincide pienamente con quello ritenuto ideale per la persona, in generale, e per la persona con diabete in particolare. Noi consigliamo un’alimentazione variata e moderata a base di tanti alimenti il più possibile sani», considera Salvatore Ponticello responsabile dell’Unità operativa di Diabetologia del Distretto di Gela in Sicilia, «le Linee guida raccomandano di mangiare più fibre, frutta, verdura e cereali integrali, di non eccedere con i grassi animali e di sostituire pesci e legumi alle carni rosse. In questo senso, quindi, una dieta vegetariana potrebbe anche avvicinarsi al nostro obiettivo».
Qualche convergenza quindi c’è «comunque l’alimentazione consigliata per la prevenzione delle malattie cardiovascolari (infarto del miocardio) e del diabete mellito di tipo 2 e la modifica dello stile di vita che ne consegue è stata ottenuta con metodi estremamente differenti da quelli degli stili alimentari alternativi», considera Davide Lauro, professore di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e titolare del Centro di Riferimento Diabete Tipo 2 della Fondazione Policlinico di Tor Vergata-Roma. «La terapia nutrizionale si basa su evidenze scientifiche, mentre le scelte alternative come le diete macrobiotiche e vegana etc. nascono da esigenze etiche o filosofiche».
Nazario Melchionda che da poco ha lasciato la direzione della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione, indirizzo Nutrizione Clinica dell’Università di Bologna, concorda pienamente e rincara la dose.
«Spesso lo stile alimentare alternativo nasce da un’eccessiva fiducia nelle mode culturali, nelle informazioni non controllate che mischiano concetti scientificamente provati, come il ruolo negativo delle carni rosse nella genesi dei tumori all’intestino e il ruolo protettivo delle fibre, con altre informazioni colte qui e là». Occorre quindi sapere di più sui possibili riflessi metabolici di una ‘conversione’ dietetica ed è questo che Modus cerca di fare con questo articolo, passando in rassegna le opzioni più frequenti.

Davide Lauro, professore di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
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Dieta macrobiotica.
La macrobiotica è uno stile di vita basato sull’equilibrio tra le forze antagoniste e complementari che, secondo le antiche teorie cinesi, governano l’Universo: lo ying e lo yang. È una concezione filosofica dell’alimentazione, più che salutistica in realtà, visto che è stata codificata nel novecento da un giapponese Nyoiti Sakurazawa, senza una valutazione dell’impatto sul metabolismo della persona. «Ovviamente non si tratta di una dieta valutata con rigoroso approccio scientifico e quindi non può essere verificato il potenziale effetto benefico», spiega Davide Lauro «dal punto di vista medico una dieta rigidamente macrobiotica è ricca di fibre e povera di grassi, ma assegna un ruolo molto importante al riso che, pur essendo un ottimo cereale, è costituito principalmente da amido ed è scarso di proteine e acidi grassi. L’utilizzo principale, quasi esclusivo, del riso nella dieta può avere degli effetti nocivi per la salute. Nella sua forma classica, inoltre, la dieta macrobiotica è molto ricca di sale, sostanza che come è noto aumenta la pressione arteriosa. Nella dieta macrobiotica sono assenti alcuni elementi cosiddetti ‘nobili’ che l’organismo non può sintetizzare, come gli aminoacidi essenziali, e che la persona deve assumere dal-l’esterno. Per esempio si potrebbe avere una carenza di calcio e di alcune vitamine». «Recentemente», continua Lauro, «si è avuta una rivisitazione del-la cucina macrobiotica con un introito maggiore di frutta e verdure. Questa dieta spesso definita ‘naturale’, ricca di fibre e povera di grassi, può essere accettata purché si tenga d’occhio la quantità di calorie che nell’approccio macrobiotico non è indicato».

Angela Albarosa Rivellese, docente di Medicina Interna presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università Federico II di Napoli.
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Dieta vegana.
Il vegetarismo (detto anche vegetarianismo o vegetarianesimo) è una forma di alimentazione che esclude il consumo di alcuni o di tutti gli alimenti di origine animale, per motivi religiosi, etici (amore per gli animali), per le conseguenze che l’allevamento ha sull’ambiente, per igiene e, più recentemente, per motivi salutistici. Personaggi famosi dell’antichità come Pitagora e Plutarco, Seneca e Leonardo da Vinci o più recenti come Gandhi, hanno seguito questi principi. Lo scrittore Safran Foer e l’oncologo Umberto Veronesi oggi se ne fanno attivi portavoce. Dal punto di vista alimentare (c’è anche chi rifiuta di indossare capi d’abbigliamento o accessori prodotti con pelli o peli di animali) esistono diverse filosofie di comportamento.
La forma più radicale è quella cosiddetta vegana che esclude l’uso di prodotti di origine animale: carne e pesce, ma anche latte, latticini, uova e derivati compreso il miele. Tra le diete vegetariane, la vegana è l’unica che, se non seguita con particolare attenzione e se non ben pianificata, potrebbe determinare alcuni rischi per la salute. «Infatti, una alimentazione di questo tipo, abbastanza limitata, pur potendo associarsi a una riduzione del rischio cardiovascolare, può esporre l’organismo – se seguita per lungo tempo senza i dovuti accorgimenti – ad alcuni deficit alimentari, penso al ferro per esempio, al calcio e ad alcune vitamine che o non sono sufficientemente presenti in questa dieta o lo sono in forme più difficilmente assimilabili dall’organismo», spiega Angela Albarosa Rivellese, docente di Medicina Interna presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università Federico II di Napoli, «con possibili conseguenze quali ipovitaminosi, ane-mia da carenza di ferro, osteoporosi, specialmente per le donne in menopausa. In particolare nel bambino e negli adolescenti le diete vegane devono essere utilizzate con molta attenzione».
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Ultima modifica: giugno 2010
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