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MICROINFUSORI

Sommario 

L'editoriale di Umberto Valentini
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Puntare tutto sul verde
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Perché le glicemie non vadano in fumo
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Occhio all’occhio
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Mi merito questa pausa
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La glicata e la pagella
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Il regista della glicemia
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Giuseppe Citro, responsabile delle attività diabetologiche territoriali della Asl 2 di Potenza.
La glicata e la pagella

Il microinfusore può ridurre alcune delle difficoltà che il bambino e il ragazzo con diabete trovano nell’ambiente scolastico e consentirgli di mantenere uno stile di vita simile a quello dei propri coetanei.

Il microinfusore può aiutare i bambini e i ragazzi anche nella loro vita scolastica? «Sicuramente sì», risponde Giuseppe Citro, responsabile delle attività diabetologiche territoriali della Asl 2 di Potenza, «il microinfusore è in generale il ‘gold standard’ nella terapia del diabete di tipo 1 anche per la flessibilità che dona a chi è impegnato in una vita scolastica. L’utilizzo degli analoghi prima e del microinfusore poi, hanno rappresentato dei passi in avanti epocali nella gestione del diabete in età infantile e giovanile. Grazie a loro oggi il bambino e ragazzo con diabete possono davvero condurre – se adeguatamente formati e con un certo grado di maturità – uno stile di vita paragonabile a quello dei coetanei».


Margherita Chessa, pediatra del Centro di riferimento regionale in Diabetologia Pediatrica dell’Ospedale Brotzu di Cagliari.
Nel caso degli adolescenti i punti di forza del micro sono due.
«Nulla è più imprevedibile della giornata di un ragazzo delle scuole superiori, non tanto nelle ore di scuola, ma sopratutto in quelle pomeridiane. I loro programmi cambiano velocemente, non c’è una giornata eguale all’altra», ricorda Margherita Chessa, pediatra del Centro di riferimento regionale in Diabetologia Pediatrica dell’ospedale Brotzu di Cagliari, «un giorno invece di pranzare a casa, l’adolescente mangia un panino con gli amici al bar, il giorno dopo salta il pasto, il terzo arriva a casa ma un’ora dopo il previsto. Invece di studiare gioca a pallone o viceversa esce per andare a fare sport e poi cambia idea e sta fermo a conversare con gli amici. Dovrebbe tornare a casa alle otto ma a volte arriva alle sette con una fame da lupi, a volte alle nove». E non è realistico attendersi che porti con sé penne con diversi tipi di insulina o che faccia una iniezione per correggere una glicemia appena un po’ alta.
I microinfusori più recenti hanno fatto dei passi avanti in termine di discrezione, ma nell’adolescenza il micro po-ne qualche sfida: nasconderlo è difficile specialmente fra i maschi. E se il bambino di 7 o 8 anni mostra con orgoglio agli amici la sua ‘macchinetta’, «un adolescente deve essere emotivamente ben strutturato per gestire le reazioni dei suoi coetanei», continua Margherita Chessa.

Glicemia e scuola
Un secondo aspetto importante dell’utilizzo del micro nelle scuole superiori è l’effetto della glicemia sulla resa scolastica. «Ci sono ragazzi che si accorgono di come la loro performance sportiva e perfino intellettiva, pensiamo a un difficile compito in classe o a una interrogazione, possa essere diversa a seconda del livello di glicemia. Spesso si vede un certo parallelismo fra l’andamento delle glicate e... quello delle pagelle», nota Giuseppe Citro che spesso fa leva su questo aspetto «per ottenere dai ragazzi quella motivazione all’autocontrollo che nell’adolescenza spesso manca».
«Il discorso è in parte diverso quando si parla di bambini e ragazzini che non sono ancora in grado di gestire in modo autonomo il loro diabete», spiega Ippolita Patrizia Patera, diabetologa pediatra presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, «perché se la tecnologia ha fatto enormi passi avanti, l’istituzione scolastica si sta muovendo molto lentamente».

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Ultima modifica: giugno 2010

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