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MICROINFUSORI

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Ippolita Patrizia Patera, diabetologa pediatra presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
La glicata e la pagella

Il microinfusore può ridurre alcune delle difficoltà che il bambino e il ragazzo con diabete trovano nell’ambiente scolastico e consentirgli di mantenere uno stile di vita simile a quello dei propri coetanei.

Quale aiuto possono chiedere i genitori al personale scolastico?
La risposta non è ancora chiara. «In teoria le Asl dovrebbero assicurare la presenza ogni giorno a scuola, in orari predefiniti, di un infermiere appositamente formato in grado di misurare la glicemia e su questa base effettuare l’iniezione di insulina. Di fatto questo avviene in pochissime realtà. Occorre una assunzione di responsabilità da parte della scuola» continua Patrizia Patera.
Molti bambini e ragazzi hanno trovato insegnanti o personale ausiliario disponibili ad aiutarli, «ma non esiste una obbligatorietà, se il personale scolastico non se la sente di farsi carico del problema, per esempio perché teme di assumersi una responsabilità o di non essere adeguatamente tutelato, può benissimo declinarlo», ricorda Patrizia Patera che nell’ambito della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica ha seguito con attenzione questo aspetto. In alcune regioni, Toscana, Umbria, Campania e Lombardia, così come in alcune province sono stati siglati accordi più stringenti, «ma nella gran parte del Paese il genitore che iscrive il figlio a scuola deve ‘sperare’ di trovare qualche operatore scolastico che si faccia carico di misurare la glicemia, di fare una iniezione, di intervenire in caso di ipoglicemia. Non può pretendere che questo avvenga». Là dove le Asl e la scuola non assicurano questa assistenza, «il microinfusore riduce in parte il problema. Pensiamo a un possibile ostacolo, banale se vogliamo, ma importante: al bambino con microinfusore l’insegnante non deve fare l’iniezione, ma solo premere un tasto per impartire il bolo», nota la pediatra dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù. Talvolta, proprio per ridurre il coinvolgimento del personale scolastico, si evita la somministrazione del bolo impostando uno schema basale, che prevede automaticamente una maggiore infusione di insulina in corrispondenza della merenda o del pranzo.

Conoscere per decidere in anticipo
Tanto più che oggi è possibile conoscere in anticipo il ‘menù’ che verrà servito in mensa e decidere la copertura basale di conseguenza. «Anche in questo caso è però fondamentale una ‘alleanza’ con l’insegnante, che dovrà controllare che siano rispettati gli orari dei pasti e che il bambino finisca di mangiare tutto il pasto previsto. Ovviamente in molte realtà questa soluzione è ‘il migliore dei mondi possibili’, ma la formazione del personale scolastico e la sua serena e consapevole partecipazione, permetterebbe di utilizzare tutte le straordinarie potenzialità del microinfusore insomma, come dico spesso ai miei pazienti, permetterebbe di guidare una Ferrari come una Ferrari e non come una 500».
Giuseppe Citro, che presiede l’Associazione Medici Diabetologi della Basilicata ritiene che la soluzione del problema risieda nell’informazione.
«Alla base c'è un problema di conoscenze. Il personale scolastico condivide gli stessi pregiudizi e la stessa mancanza di informazione della popolazione generale. In Basilicata, in accordo con gli uffici scolastici provinciali della Regione e con le Asl, abbiamo organizzato dei corsi di formazione. Questo è importante a prescindere dall’aiuto che l'insegnante può o deve dare nell’esecuzione della terapia», continua Citro, «l’insegnante è una figura di riferimento per il bambino soprattutto alle elementari e alle medie. A noi è chiaro che una persona può essere un ottimo docente di italiano o matematica e non capire nulla di diabete. Per lo studente non è così e se la maestra o la prof gli lanciassero messaggi diversi da quelli che riceve a casa o al Centro, le conseguenze sarebbero non di poco conto».
Oggi i ragazzi e perfino i bambini con diabete, forse sopratutto quelli che usano il microinfusore, sono infatti sempre più protagonisti e quindi sempre più ‘esperti’ del loro diabete e non stupisce se – almeno su questo argomento – ne sanno più dei loro insegnanti.

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Ultima modifica: giugno 2010

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