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Mauro Ragonese, coordinatore sanitario dei Centri diabetologici e dei poliambulatori specialistici Acismom.
Le iniezioni di insulina o di altri farmaci non devono essere fatte a caso, ma utilizzando la giusta tecnica.

«Spesso, troppo spesso, l’impegno della persona con diabete e del Team dabetologico per definire lo schema insulinico appropriato sono vanificati da errori nella scelta del sito di iniezione o nel modo con cui si esegue l’iniezione», esordisce Mauro Ragonese, «ne possono risultare ipoglicemie e iperglicemie che hanno un effetto negativo sul compenso glicemico e sul diabete più in generale». Mauro Ragonese dirige la rete di ambulatori dell’Acismom, una realtà che attraverso 250 fra medici e personale infermieristico segue circa 40 mila persone con diabete in Italia.

Chi inizia a usare l’insulina, e lo stesso vale per gli altri farmaci iniettati sottocute, come ad esempio gli analoghi del GLP-1, riceve dal Team diabetologico le informazioni e l’addestramento necessari per una corretta tecnica di iniezione. Ma col tempo, proprio perché ‘ci si fa la mano’ e l’iniezione diventa un gesto abituale, «il paziente prende delle scorciatoie o semplicemente dimentica alcune delle istruzioni che ha ricevuto ed il Team diabetologico non sempre verifica o rinforza le conoscenze del paziente», continua Ragonese.

Sotto cute e non nel muscolo.
L’insulina e gli analoghi del GLP-1 vanno iniettati nel tessuto sottocutaneo, lo strato costituito per lo più da grasso, situato tra l’epidermide ed il muscolo. Perché non nel muscolo? «Perché l’insulina soprattutto quella iniettata prima dei pasti deve essere messa a disposizione dell’organismo esattamente nei tempi previsti».
Tessuti diversi con diversa vascolarizzazione rilasciano l’insulina in circolo in modo differente», continua Ragonese, «se l’insulina è depositata correttamente nello strato di grasso sottocutaneo, la sua azione sull’organismo sarà costante e prevedibile. Se invece viene iniettata nel muscolo, oltre a risultare più fastidiosa, l’azione dell’insulina sarà più rapida e imprevedibile».

I siti di iniezione.
I siti per iniettare insulina sono quattro: braccia, cosce, addome e glutei. Utilizzare, nel corso della giornata, tutti i siti, a rotazione, è molto importante per prevenire antiestetici noduli che si formano pungendo sempre nello stesso punto. Con le attuali insuline e i nuovi farmaci iniettivi, qualunque sito può essere utilizzato a condizione che si utilizzi la tecnica giusta e l’ago di lunghezza appropriata.
Nell’addome la zona di iniezione è localizzata a sinistra e a destra dell’ombelico, a quattro dita di distanza. Nel gluteo la parte più alta e vicina ai fianchi, raggiungibile anche facendosi l’iniezione da soli è ideale per l’ultima somministrazione della giornata. «Per gambe e braccia», dice Ragonese, consideriamo la parte esterna compresa tra spalla e gomito nel braccio e tra i fianchi e il ginocchio nella gamba. Le parti frontale e interna della coscia o quella interna delle braccia, vanno evitate perché l’iniezione risulta più dolorosa».

Non fare una piega.
Per evitare che l’insulina sia assorbita dai muscoli, gli adulti magri e gli adolescenti che usano aghi da 6-8 millimetri dovrebbero usare la tecnica del ‘pizzicotto’: sollevare con tre dita una plica nel sito di iniezione e inserirvi l’ago a 90 gradi. «Attenzione però a non rilasciare la plica subito dopo aver inserito l’ago», ammonisce il diabetologo romano. Con gli aghi corti (intorno ai 4 millimetri) il pizzicotto non serve quasi mai, tranne che nel caso di bambini molto piccoli. L’accoppiata ago corto e angolo a 90 gradi nota il responsabile della rete ambulatoriale di Acismom «è di semplice applicazione per il paziente ed è più sicura perché l’ago corto mette al riparo da iniezioni nel muscolo e si avverte meno dolore durante la somministrazione».

Contare fino a dieci.
L’evoluzione della tecnologia ricorda Ragonese, mette a disposizione «aghi che a parità di spessore hanno calibro maggiore, dunque attraverso un condotto più ampio e pervio, l’insulina fuoriesce più velocemente e diminuisce il rischio di perdere unità di insulina estraendo anzitempo l’ago dalla pelle. È comunque importante contare fino a dieci una volta terminata l’iniezione, prima di estrarre l’ago».

Attenti alle lipodistrofie.
Resta invece importante il problema delle lipodistrofie. Se si inietta più volte l’insulina nello stesso punto, il tessuto sottocutaneo cresce fino a formare dei noduli di grasso.
Queste lipodistrofie – che a volte appaiono come aree in cui la pelle è più scabra al tatto o come una sorta di cellulite localizzata – sono purtroppo piuttosto comuni. Rappresentano un problema estetico, ma influiscono anche sul rilascio dell’insulina iniettata.
«Il risultato è uno scompenso glicemico che si sarebbe potuto tranquillamente evitare», ricorda il diabetologo. Molte persone con diabete tendono a iniettare insulina sempre negli stessi punti, alcune anzi preferiscono le aree con lipodistrofie perché sono meno ricche di recettori nervosi, senza sapere che così facendo peggiorano il loro controllo glicemico», afferma Mauro Ragonese.

Rotazione dei siti.
Per evitare la formazione di lipodistrofie basta alternare i punti in cui iniettare l’insulina. «Consigliamo ai pazienti di dividere in ‘spicchi’ immaginari l’area intorno all’addome e utilizzare di volta in volta, per esempio di settimana in settimana, uno spicchio diverso», racconta Ragonese. Chi fa molte iniezioni ogni giorno può usare il sistema dell’orologio e associare a ogni orario di iniezione una certa zona dell’addome. «In ogni caso, se in una zona si forma una lipodistrofia o anche solo si nota del tessuto cicatriziale, scabro al tatto, meglio evitare per molte settimane o mesi di usare quella zona per iniettare insulina. In questo modo – con molta lentezza – la lipodistrofia si riassorbe quasi sempre».

Non riciclare l’ago.
Gli aghi per iniezione sono un piccolo capolavoro di tecnologia. Sono realizzati con leghe metalliche avanzate, sottili ma resistenti, e hanno un profilo studiato in modo da bucare l’epidermide lacerando il meno possibile i tessuti. «Come le auto sportive anche le punte degli aghi da iniezione hanno un CX (coefficiente di penetrazione) molto basso», ricorda Ragonese. A questo si aggiunge un velo di lubrificazione che facilita l’ingresso dell’ago nella pelle riducendo al minimo il fastidio durante l’iniezione e i microtraumi dell’epidermide.
«Il monouso esprime la massima forza tecnologica dell’ago. A un secondo o terzo utilizzo la punta dell’ago assume un profilo a uncino che lacera il tessuto, il passaggio dell’insulina diviene più lento e il velo lubrificante perde efficacia. Il risultato è un’iniezione più dolorosa che può anche danneggiare la cute», ricorda Ragonese, che raccomanda di utilizzare gli aghi solo una volta.

Ultima modifica: ottobre 2012

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