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ASSICURAZIONI

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Polizze per diabetici: e allora perchè è così difficile?

Le Assicurazioni in teoria accettano rischi legati al diabete, in pratica però la loro gestione implica lavoro in più per l'agente e le strutture delle Compagnie. La risposta dipende quindi dalla politica della singola agenzia e dal rapporto con il cliente.

Dietro le quinte del mondo assicurativo italiano esiste un accordo fra tutte le compagnie vita in base al quale le polizze vita richieste da persone che presentano profili di rischio particolari sono prese in carico dalla compagnia ma trasferite a una 'assicurazione delle assicurazioni': il Consorzio Italiano per l'Assicurazione dei Rischi Tarati. "Tutte le Compagnie accettano e ci inviano polizze", afferma Maurizio Lazazzera, membro del team di Medici delle assicurazioni incaricato di valutare le domande, " nessuna - perlomeno delle grandi - si distingue per la sua assenza o per un numero maggiore di pratiche proposte".

Il segreto dell'agente
Se i medici delle Compagnie ritengono ormai da tempo scontata la possibilità di assicurare i diabetici in quanto tali, come mai i volontari della Federazione Diabete Giovanile si sono visti opporre tante difficoltà? Lazzazzera non sa spiegarselo: "Al Consorzio Italiano per l'Assicurazione Rischi Tarati arrivano circa tremila pratiche all'anno. Sono poche, è vero, ma come faccio a sapere se ciò accade per 'colpa' delle Compagnie o piuttosto dei potenziali clienti diabetici, cardiopatici o quant'altro, che ritengono, a torto, di non poter chiedere una assicurazione sulla vita?" si chiede il medico romano, specializzato in psichiatria.
Capurro è più esplicito: "Fra la domanda potenziale e l'offerta, esiste un filtro, ma non si tratta delle Compagnie.Credo piuttosto che questa funzione di filtro avvenga a livello di agenzie, di singoli assicuratori. In fondo", continua il segretario generale della Associazione Italiana di Medicina delle Assicurazioni, "come tutte le organizzazioni, anche le assicurazioni sono composte da persone, da piccole strutture con diversi livelli di preparazione e diversi atteggiamenti".

Questione di disponibilità
Sorprendentemente d'accordo con questa affermazione è Andrea Sollai, agente generale di una Compagnia di assicurazione: "Assicurare sulla vita una persona diabetica è possibile", spiega Sollai, "ma si tratta di una pratica non standard, che richiede all'agenzia molto più lavoro: ci sono agenzie più o meno disponibili a svolgerlo".
Molto dipende quindi dalla volontà dell'agente o dal rapporto che questi ha col cliente. Secondo Sollai, bussare alla porta di agenzie con le quali non si ha un rapporto consolidato non è il modo migliore per ottenere una risposta positiva, e questo può spiegare i magri risultati ottenuti dall'inchiesta della Federazione diabete giovanile.
"Forse varrebbe la pena di rifare queste inchieste con più calma. A ogni modo, so bene, e non mi fa piacere ammetterlo, che molte agenzie non sono disponibili ad accettare rischi appena diversi dal normale".
Sollai ricorda anche che le Compagnie non sono quel corpo monolitico che il cliente può pensare: "Intanto nella stessa Compagnia, ogni agenzia può avere - entro certi limiti - un diverso approccio al mercato".
Per trattare un rischio tarato l'agenzia deve infatti chiedere l'autorizzazione alla Compagnia e anche per quest'ultima la pratica comporta un lavoro, "che in alcuni casi la Direzione ha voglia di fare, in altri casi no", spiega Sollai che è agente a Quartu Sant'Elena, un centro vicino a Cagliari. Secondo l'assicuratore sardo, la resistenza delle Compagnie e degli agenti è un retaggio del passato che deve essere superato.
Il numero di persone che soffre di patologie croniche o che si trova in condizioni di rischio cresce sempre di più. E sono persone che hanno il diritto di chiedere e ottenere una copertura assicurativa.

Note sull'argomento

Ultima modifica: gennaio 2000

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