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Come fare per mantenere il peso?
L'incidenza del diabete aumenta soprattutto nei paesi di recente industrializzazione. Come possono queste nazioni far fronte al problema? Risponde il responsabile del Programma Diabete della Organizzazione Mondiale della Sanità.
Come è possibile per un paese in via di sviluppo fare prevenzione a livello nazionale?
Campagne di sensibilizzazione e informazione sono alla portata di molti governi, anche nei paesi in via di sviluppo.
La gente però non ha 'paura' del diabete, come ha paura dell'infarto o dell'ictus...
Per fortuna molte delle regole da seguire per la prevenzione delle malattie cardiovascolari servono anche alla prevenzione del diabete. In ogni caso non sono d'accordo: in alcuni paesi vedo una crescente coscienza del problema presso l'opinione pubblica. Comunque sia la sensibilizzazione sia l'informazione sono importantissime; ma sarebbe errato attendersi risultati a breve termine e i loro effetti sono comunque difficili da prevedere. Per affrontare il problema diabete un governo deve metter mano a tutta una serie di strategie.
Parliamo di governi, ma esiste anche un livello sovranazionale. Dieci anni fa la Dichiarazione di Saint-Vincent ha aperto un nuovo approccio al problema del diabete.
È vero. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha individuato tre aree nel mondo che stanno rafforzando questo approccio con l'aiuto degli uffici regionali dell'OMS e della International Diabetes Federation: l'Europa con la Dichiarazione di Saint-Vincent e l'America con la Declaration of the Americas. Una simile 'dichiarazione' è in via di definizione nel Pacifico occidentale.
Saint-Vincent ha rappresentato l'ufficializzazione della delega di responsabilità al paziente. Si tratta di una situazione caratteristica del diabete o di una nuova frontiera nell'approccio alle malattie croniche? L'epidemia di diabete si inquadra in una tendenza di lungo termine che vede la crescita delle malattie croniche laddove la Sanità si è sviluppata intorno al modello delle malattie acute nelle quali il paziente gioca un ruolo passivo.
In effetti nelle malattie acute il paziente ha poche possibilità di intervenire e gestire la terapia, laddove nel diabete il modello vincente vede la stretta collaborazione del paziente e del suo team medico.
Ma come si trovano in questa situazione i medici?
Credo che buona parte dei diabetologi si stia adattando a 'delegare', come dice lei. E non solo loro: molte cose che abbiamo imparato nella terapia del diabete possono infatti rivelarsi utili nella cura di altre malattie croniche.
Sotto la sua direzione, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha sponsorizzato diversi studi intorno all'Educazione Terapeutica.
Sì, credo che in questo campo ci sia molto spazio di miglioramento. L'Ufficio Regionale Europeo dell'OMS ha recentemente curato un libro sull'Educazione Terapeutica che cerca di indicare degli standard su cui una struttura sanitaria può basarsi per educare i suoi pazienti. Questo è un tema importante nel trattamento di tutte le malattie croniche. Non si può parlare di 'delega di responsabilità al paziente' finché questo non ha ricevuto nel modo corretto le informazioni necessarie".
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Ultima modifica: gennaio 2000
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