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12 Regioni per correre


Da sinistra Sara Colarusso, Diabetologa nel Centro di diabetologia delle cliniche Gammacord a Benevento. Fa parte del comitato che coordina CorriRegione. Ernesto Rossi, Coordinatore del Gruppo di Studio Intersocietario AMD-SID ‘Attività fisica’, Vice Presidente della sezione regionale AMD Campania. Miryam Ciotola fa parte del GISED, del Gruppo di Lavoro Diabete e Attività Fisica e del Comitato che coordina il Progetto CorriRegione.
L’attività fisica è la ‘nuova frontiera’ dell’assistenza alla persona con diabete. Il movimento strutturato e continuativo ha effetti superiori a quelli di ogni altro farmaco. Un progetto innovativo mira a diffondere queste conoscenze fra gli operatori sanitari e propone a migliaia di persone un’esperienza pratica in modo giocoso.

Si chiama CorriRegione ed è probabilmente il più importante evento mai organizzato sul binomio diabete e attività fisica. Si articola su 13 eventi formativi e sportivi che si tengono in 12 Regioni ai quali prenderanno parte centinaia di operatori sanitari, migliaia di persone con diabete, e coinvolgerà, grazie alla esposizione mediatica attesa, milioni di persone.

CorriRegione è il frutto di un lungo lavoro svolto dal Gruppo Intersocietario Attività Fisica, al quale afferiscono diabetologi delle due Società Scientifiche AMD e SID, affiancato dal Gruppo Italiano di Studio sull’Educazione nel Diabete (GISED). «Un impegno colossale reso possibile dal contributo di aziende diagnostiche del settore e dal lavoro di decine di colleghi che, per la prima volta, unisce un aspetto formativo a uno didattico. La ‘grammatica’ e la ‘pratica’ insomma», spiega Ernesto Rossi, Coordinatore del Gruppo di Studio Intersocietario AMD-SID ‘Attività fisica’ e ideatore del progetto.
Il format è eguale per tutti i 13 eventi del progetto, che si svolgono tra la primavera-estate e l’autunno di quest’anno (vedere i box con le coordinate degli eventi). I componenti dei Team: Diabetologi, Infermieri, Educatori, Medici di Medicina Generale e Rappresentanti delle Associazioni di pazienti, sono invitati a un incontro formativo che si tiene generalmente il sabato. «Questo incontro si divide in due parti. La prima costituita da una serie di lezioni frontali nelle quali vengono condivise le più moderne conoscenze sull’importanza dell’attività fisica nella prevenzione e nella gestione del diabete e di tutte le malattie croniche», elenca Sara Colarusso, diabetologa nel Centro di Diabetologia della Clinica Gammacord a Benevento e componente del comitato che coordina CorriRegione. «Si parla quindi di fisiopatologia del diabete, dei benefici delle varie forme di attività fisica e del ruolo dell’autocontrollo e si delinea la problematica della motivazione al cambiamento».

La seconda parte affianca alle conferenze ‘dal podio’, una parte interattiva. «Ci si divide in gruppi di 10-15 persone, volutamente eterogenei in modo che ogni gruppo preveda rappresentati sia dei medici che delle persone con diabete, e si discute insieme a un tutor degli aspetti più interessanti e problematici emersi nelle relazioni. Credo in queste sessioni di gruppo si parlerà soprattutto di come aiutare la persona a superare la resistenza al cambiamento», nota Natalia Visalli, Coordinatrice del Gruppo intersocietario SID-AMD GISED e componente del Team del Progetto CorriRegione. «Per esempio, la tappa napoletana prevede una sessione interattiva con i pazienti che fungerà da palcoscenico delle tecniche di counseling condivise tra diabetologi, operatori di fitness metabolica, dietisti e infermieri nell’ambito della sessione mattutina dedicata unicamente agli operatori sanitari, sperimentando così un linguaggio comune e condiviso tra le figure professionali a cui è rivolto questo progetto», illustra Myriam Ciotola componente del GISED e membro del comitato di coordinamento del Progetto CorriRegione, «il contributo del GISED mira a fornire al Team Diabetologico gli elementi base per poter eseguire una rapida valutazione motivazionale dell’individuo all’inizio del suo percorso terapeutico, per individuare le diverse aree di criticità e renderlo parte attiva e propositiva nel concordare le strategie terapeutiche, promuovendone l’autoefficacia».


Natalia Visalli, Presidente del Gruppo Italiano di Studio sulla Educazione nel Diabete (GISED) fa parte del comitato che coordina CorriRegione.

Correre insieme contro la sedentarietà
L’elemento caratterizzante di CorriRegione è il suo versante ‘pratico’ e ‘pubblico’: il giorno seguente (o in alcuni casi nel pomeriggio) Medici e componenti del Team prenderanno parte a un evento sportivo insieme a tutte le persone con diabete che vorranno partecipare. Si tratta generalmente di corse o camminate a passo veloce, effettuate su distanze significative ma non tali da mettere in difficoltà, quali i 5 o 10 chilometri. «Abbiamo scelto di affiancarci a eventi sportivi già programmati o facendone parte o accompagnandoli con sfide più individualizzate», nota Ernesto Rossi. Un evento nell’evento, che mantiene però la sua autonomia. Chi partecipa riceverà magliette e cappellini ‘CorriRegione’ «e potrà misurare la glicemia prima, dopo e, in alcuni casi, durante l’evento. Questo sia al fine di prevenire ipoglicemie e scompensi, sia soprattutto per permettere di toccare con mano gli effetti benefici immediati dell’attività fisica sull’organismo», sottolinea Sara Colarusso. Il valore educativo di questa esperienza non può essere sottovalutato. Pierpaolo De Feo, uno dei maggiori studiosi in Europa dei rapporti fra attività fisica e malattie metaboliche, ritiene che l’esempio personale del medico rappresenti una leva importante per suscitare nella persona con diabete la motivazione ad abbandonare la sedentarietà. «Parafrasando una frase famosa di McLuhan si può dire che ‘il medico è il messaggio’. Il medico che accompagna la sua proposta logicamente fondata e abilmente argomentata, raggiunge il massino effetto se la accompagna con il suo esempio «guarda: lo faccio anche io», afferma Pierpaolo De Feo, docente di Endocrinologia all’Università di Perugia e Direttore del Centro Universitario Ricerca Interdipartimentale Attività Motoria. Pier Paolo De Feo parla con l’esperienza personale di podista e maratoneta e con l’esperienza di un gruppo di medici e persone con diabete seguite a Perugia. «Quasi ogni fine settimana organizziamo delle escursioni di 10-12 chilometri: corse o camminate a passo veloce sulle belle colline della nostra Regione». «L’approccio prescrittivo», sottolinea Miryam Ciotola, che fa parte di AMD Comunicazione, «non serve a molto quando si tratta di stimolare il superamento della sedentarietà. Occorre creare motivazione e questo significa identificare e discutere quelli che la persona con diabete percepisce come ostacoli all’attività fisica strutturata. Far capire che questa è alla sua portata. Il primo passo è la consapevolezza: la persona deve comprendere che la sedentarietà è un problema per lui e non lo è solo agli occhi del Medico. Solo a quel punto potrà prendere in considerazione le opzioni che gli si propongono. Il secondo passo è stimolare la persona a esprimere i suoi pensieri, le perplessità e le emozioni, positive e negative, che associa all’argomento. Così facendo», continua Miryam Ciotola, «si pongono le basi del cambiamento: ‘come sono adesso’ e ‘come desidererei essere’. Una volta trovata la motivazione, per rinforzarla è necessario far sentire il paziente completamente in grado di mettere in atto i cambiamenti necessari per migliorare la sua condizione». «Il progetto CorriRegione fa un passo oltre l’esempio e raggiunge l’optimum: dal ‘guarda: lo faccio anche io’ a ‘perché non lo facciamo insieme’» aggiunge Natalia Visalli, «ad ogni medico e infermiere abbiamo infatti chiesto di invitare i suoi pazienti. È un evento di grande valore simbolico: la persona con diabete sente di avere letteralmente il medico al suo fianco», sottolinea la Coordinatrice del GISED, «si cammina insieme, si fa un percorso, tutte parole che in quella sede avranno una realizzazione pratica. Anche il fatto che le persone con diabete corrano insieme al centro della strada come in un corteo, dà l’idea di una rivendicazione pacifica, ma convinta e collettiva».

L’Italia è indietro
«Promuovere l’attività fisica in Italia – non solo fra le persone con diabete – è fondamentale e insieme più difficile e più urgente che in altri Paesi», riflette Ernesto Rossi, Responsabile del Servizio di Diabetologia a Montesarchio; «i dati sono sconfortanti: nonostante un’alimentazione generalmente migliore rispetto ad altri Paesi, noi italiani abbiamo il record dell’obesità in età pediatrica, siamo l’ultimo o il penultimo Paese in termini percentuali di persone che svolgono una qualsiasi attività fisica, in Europa siamo il Paese con meno palestre e l’unico a non prevedere ore di educazione fisica nella scuola primaria». Ernesto Rossi, che alle spalle ha una carriera prima di sportivo quasi professionale, sottolinea che questi deficit si vedono anche a livello di risultati nello sport professionistico. «Alle scorse Olimpiadi, la gran parte delle nostre squadre non si è nemmeno qualificata. Gli sport di squadra danno il polso dell’interesse di un Paese per lo sport. Anche a livello di sport individuali non andiamo bene: alle Olimpiadi invernali di Sochi non abbiamo ottenuto nemmeno una medaglia d’oro, e siamo il Paese con più montagne d’Europa».

Il coinvolgimento degli amministratori
Il problema dell’attività fisica nelle persone con diabete, si inquadra insomma in una emergenza sedentarietà, che deve essere affrontata a livello anche più ampio. A livello nazionale CorriRegione ha il patrocinio di Diabete Italia, del Ministero della Salute (la Presidente della Commissione Nazionale Diabete e ‘madre’ del Piano Nazionale Diabete sarà presente all’evento di Napoli), dell’Associazione Medici Diabetologi, della Società Italiana di Diabetologia e della Fondazione Diabete Ricerca. «A livello locale verranno sollecitati i patrocini e possibilmente la partecipazione dei rappresentanti comunali e regionali», sottolinea Ernesto Rossi. «Non è una questione di prestigio», spiega Vincenzo Paciotti, componente ‘storico’ del Gruppo Attività Fisica e Coordinatore dell’evento abruzzese di CorriRegione: «il fatto è che la promozione dell’attività fisica, soprattutto rispetto alla popolazione generale, passa anche attraverso delle decisioni appropriate da parte degli amministratori locali. Una pista ciclabile, un progetto di bike-sharing, l’allungamento degli orari o l’apertura al pubblico di una piscina o di un impianto sportivo, la chiusura dei centri storici, la costruzione di percorsi pedonali… sono tutte proposte di salute. L’amministratore ha bisogno di sapere che queste scelte – ciascuna delle quali incontra la sua inerzia e la sua opposizione – sono necessarie per la cittadinanza. All’evento di CorriRegione in Abruzzo un collega diabetologo Mario Pupillo, che è sindaco di una città non piccola come Lanciano e parla quindi correntemente le due ‘lingue’, quella del medico e quella dell’amministratore, presiederà una sessione dedicata proprio agli amministratori.» Il rilievo mediatico che ci si aspetta dalla partecipazione agli eventi pubblici farà la sua parte. Visti nei TG regionali o fotografati su quotidiani e web locali, questi gruppetti di giovani adulti e anziani con la maglietta di CorriRegione daranno un messaggio sia all’opinione pubblica, sia agli amministratori.


Pierpaolo De Feo, Docente di Endocrinologia e Direttore del Centro Universitario Ricerca Interdipartimentale Attività Motoria, insieme all’endocrinologo romano Paolo Sbraccia ha firmato il ‘documento di consenso’ sulla attività fisica.

Imparare a prescrivere l’esercizio fisico
Tra le prescrizioni dei diabetologi, quelle relative all’abbandono della sedentarietà sono le meno ascoltate. «Moltissimi seguono le terapie farmacologiche, molti cercano – seppure con difficoltà – di migliorare le loro abitudini alimentari, ma purtroppo pochi si lasciano convincere a fare un esercizio fisico anche moderato, ma costante», ammette Ernesto Rossi. Eppure le evidenze scientifiche sono chiare: l’attività fisica è di gran lunga la medicina più efficace per prevenire il diabete e altre malattie metaboliche ed è il modo migliore per gestirle. «È solo una questione di informazione? Forse. Per questo la prima parte degli incontri di formazione è dedicata a ribadire sul piano fisiopatologico l’importanza dell’attività fisica nella persona con diabete. Ma questo è solo il primo passo», esclama Ernesto Rossi. Concorda Natalia Visalli, che segue l’ambulatorio dedicato a diabete e gravidanza presso la U.O.C. di Diabetologia e Malattie Metaboliche dell’Ospedale Santo Spirito di Roma, «esistono momenti diversi: la coscienza dell’importanza dell’attività fisica, che si è diffusa almeno fra gli specialisti, la capacità di definire un progetto, uno schema terapeutico di attività fisica, parti integranti della terapia». «Se prescriviamo l’attività fisica in modo acritico e indifferenziato», riflette Vincenzo Paciotti, «non possiamo sorprenderci che la risposta in molti casi sia un ‘no grazie’ altrettanto acritico e indifferenziato». Vincenzo Paciotti, che ha fatto parte del Direttivo Nazionale dell’Associazione Medici Diabetologi, fa un esempio: «Quando viene resa disponibile una nuova categoria di farmaci come gli analoghi dell’insulina 15 anni fa o le incretine 5 anni fa, noi diabetologi impariamo velocemente a capire in quali casi possono essere più utili, se e come associarli ad altri farmaci, a valutarne gli eventuali effetti collaterali, a scegliere uno o l’altro fra i principi attivi esistenti. Ora si tratta di fare lo stesso per l’attività fisica: andare oltre la raccomandazione generica, la ‘pacca sulla spalla’ e imparare tutti a definire – certamente insieme al paziente – la ‘dose’ di attività fisica ottimale, a preparare uno schema terapeutico con degli obiettivi e tenendo conto dei possibili effetti negativi». «In ogni caso», interviene Ernesto Rossi, «trasmettere il messaggio rappresenta solo la prima fase di un meccanismo più complesso che porta poi alla comprensione del messaggio stesso e alla sua messa in pratica. Siamo certi che, chi dovrebbe trasmettere il messaggio, lo fa in modo tale che la persona con diabete lo interiorizzi e di conseguenza lo metta in pratica? Credo che uno dei punti cruciali sia proprio questo!» «AMD ha appena terminato il progetto Extra Subito», continua Vincenzo Paciotti, Responsabile della Diabetologia presso l’Ospedale di Avezzano in provincia dell’Aquila: «ne è emersa l’evidenza che l’attività fisica ha potenzialità ma ha anche dei rischi. Noi seguiamo persone che nella stragrande maggioranza dei casi hanno oltre 50 anni, arrivano alla diagnosi già con una o più complicanze e molti fattori di rischio cardiovascolare. La prescrizione dell’attività fisica va fatta in modo consapevole e personalizzato. Questo significa tener conto dei limiti oggettivi dati dalla situazione del paziente o della terapia (pensiamo al rischio di ipoglicemie nella persona insulino-trattata) e mirare a una piena capacità di utilizzo delle risorse che ci sono».

Come è difficile convincere le persone a muoversi
La prescrizione motivata e personalizzata deve però essere in grado di superare le resistenze della persona con diabete. «La presenza del GISED è stata richiesta perché il cuore del problema è condurre un dialogo con la persona con diabete, capace di creare e tenere alta la motivazione al cambiamento. Questo non si può improvvisare. Occorre una metodologia che il GISED ha creato e affinato in quasi 20 anni di lavoro, dai primi convegni di Villa Erba alla fine degli anni ’90 a oggi», testimonia Natalia Visalli, «due componenti del GISED fanno parte del gruppo che ha ideato e conduce CorriRegione a livello centrale, e almeno uno sarà presente in ogni evento regionale». Creare e mantenere la motivazione a svolgere attività fisica è difficile. «L’ideale sarebbe che ogni Team avesse a disposizione uno psicologo. Visto che realisticamente questo non è possibile, occorre che medici, infermieri e dietiste apprendano le tecniche necessarie per creare questa motivazione. Ovviamente non esiste una ricetta unica», sottolinea Natalia Visalli, «i percorsi motivazionali sono tanti quante sono le persone con diabete, anzi sono di più perché la stessa persona, in momenti diversi della sua vita, può rispondere a motivazioni differenti. Sicuramente il primo passo è l’ascolto. Ascoltare la persona con diabete serve sia ad aiutarla concretamente a inserire l’attività fisica nella sua vita, risolvendo le criticità che esprime, sia a trovare al suo interno le leve del cambiamento. Aristotele diceva che il miglior modo di persuadere una persona è utilizzare le sue stesse parole».

Mi muovo perché mi piace, non perché ho il diabete
Natalia Visalli fa una riflessione importante. «In fondo l’esercizio fisico pur essendo una medicina, non deve essere proposto come tale. Anzi, non deve proprio essere proposto come un’attività fine a se stessa. Camminare per camminare o camminare perché fa bene è giusto, ma il modo migliore per inserire l’attività fisica nella propria vita, forse, è viverla come un mezzo non come un fine. Altrimenti diventa un compito da svolgere, un obbligo fra gli altri». Natalia Visalli organizza con i suoi pazienti camminate per andare a vedere un museo, per visitare la città, nei campi scuola ai quali prende parte è sempre prevista una attività finalizzata: «non ci proponiamo di fare 10 chilometri a piedi, ma di andare a vedere un bosco o un borgo che per caso si trova a 5 chilometri di distanza. L’impegno richiesto è eguale, ma il messaggio è colto in modo ben diverso». «Dovremmo forse lavorare sull’aspetto positivo e in fondo non clinico dell’attività fisica», conclude la diabetologa romana. «Se la persona si sente dire ‘devi fare attività fisica perché hai il diabete’, il suo interesse sarà scarso o di breve durata. Se invece diciamo «muoviti perché questo ti darà felicità, ti darà un vantaggio rispetto agli altri», allora forse riusciamo a ottenere un’adesione di lungo termine».

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Ultima modifica: giugno 2014

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