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Scambi alimentari: c'era una volta la dieta
Meglio prescrivere delle scelte alimentari fisse o insegnare a scegliere i cibi ? La risposta è chiara. Ma l'autonomia nelle scelte alimentari passa attraverso una serie di conoscenze e di tecniche: per esempio quella degli scambi alimentari
Scambi sul piatto
L'ideale per la persona con il diabete sarebbe misurare l'impatto sulla glicemia di ogni alimento con una macchinetta portatile, magari simile al glucometro. La tecnologia non è ancora arrivata a tanto e non si può pensare di trasformare ogni persona con il diabete in un esperto di scienze dell'alimentazione. "Negli anni sono stati ideati molti sistemi e approcci facili da insegnare e in grado di aiutare la persona che segue il programma alimentare a valutare le sue scelte", afferma la dietologa Gilda D'Angelo. Secondo la D'Angelo il sistema degli 'scambi' fra gruppi di alimenti della stessa 'famiglia' è uno dei più efficaci.
In cosa consiste? "Invece di memorizzare il contenuto calorico di ogni piatto si insegnano delle catene di equivalenze", spiega la D'Angelo. Quaranta grammi di pasta, per esempio, sono eguali a 160 grammi di patate; due uova a 80 grammi di manzo.
In una prima fase si impara il rapporto fra alimenti simili: generalmente fra due o più 'primi' o 'secondi' o porzioni di frutta e verdura. Una volta compreso il sistema si impara a progettare degli scambi per così dire 'verticali', sacrificando un piatto di pasta o un secondo pur di avere un dolce, o sostituendo al pasto un piatto unico ricco come i pizzoccheri alla valtellinese.
Ma con gran pena le reca giù.
Riducendo i numeri da memorizzare (i pesi in grammi equivalgono in genere a una normale porzione) e sostituendoli con la memoria visiva, il sistema degli scambi alimentari è una sorta di aiuto mnemonico: un po' come la frasetta 'ma con gran pena le reca giù' aiuta a ricordare che le Alpi si dividono in MArittime, COzie, GRAie, LEpontine e così via.
"Utilizzando il sistema degli scambi alimentari, il paziente si vede aprire un orizzonte estremamente ampio di possibilità", nota Luigi Sciangula, "è stimolato ad apprendere queste equivalenze ma soprattutto a farsi parte attiva, proponendo al team gli alimenti che vorrebbe mangiare o che ha mangiato pensando di trasgredire le regole".
"Abbiamo cercato di far incontrare teoria e pratica: siamo partiti dalla realtà quotidiana dei diabetici che si rivolgono a noi, dalle loro tradizioni culinarie e dai loro ritmi quotidiani nel fare la spesa e nel cucinare", continua la Richini.
Le regole da imparare non sono poche e non tutte sono intuitive, "ma generalmente a un giovane basta relativamente poco tempo per acquisire una competenza sufficiente per muoversi con autonomia", commenta Rosangela Ghidelli, Caposala del Servizio di Diabetologia dell'Ospedale di Mariano Comense, "per un anziano l'approccio è più graduale".
"Una volta acquisita, la logica dello 'scambio' non apre solo nuovi orizzonti alimentari", conclude Donata Richini, "'sacrificare' un piatto per potersene permettere un altro, più insolito o più gustoso, è anche un modo per togliere banalità al rito quotidiano del pasto. Diverse persone hanno ritrovato, grazie agli scambi, la gioia di cucinare e mangiare".
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Ultima modifica: maggio 2000
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