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Insuline in aerosol: l'aspirazione di molti
Centri di ricerca e Case farmaceutiche studiano da sempre modalità alternative all'iniezione per assumere l'insulina. La prospettiva più avanzata sembra oggi la via 'intrapolmonare', vale a dire aspirando il farmaco insieme all'aria, come si farebbe con l'aerosol. Il polmone, dopotutto, è un organo 'progettato' apposta per favorire lo scambio fra l'esterno (l'ossigeno) e l'interno (il sangue).
Un esempio di terapia intrapolmonare è lo 'spruzzino' utilizzato dagli asmatici: è facile da usare, può essere utilizzato in ogni situazione e non è troppo ingombrante.
Come accade nell'aerosol, anche nel sistema in via di sperimentazione la polvere di insulina è conservata in 'pillole' monodose. Le pillole sono inserite nell'inalatore - che è tre volte più grande di quello usato dagli asmatici - e dispersa in una piccola nube all'interno dell'inalatore. La nuvola viene poi lentamente e profondamente inalata dal paziente. Nelle vie aeree l'insulina viaggia 'nascosta' dentro particelle porose più grandi studiate per raggiungere la profondità dei polmoni dove il farmaco viene assorbito con maggior facilità nel flusso sanguigno. L'insulina si deposita sugli alveoli ed entra immediatamente nel sangue. Un trial definitivo su mille diabetici dovrebbe terminare a fine 2000. L'insulina in aerosol sarà insomma di uso comune in Italia verso la fine del decennio.
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Ultima modifica: maggio 2000
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