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Il diabete, secondo me...Ritratto di gruppo dei diabetici insulinotrattati
Una ricerca commissionata da Roche Diagnostics propone un 'ritratto di gruppo' di 400 persone con il diabete che hanno raccontato le loro attese, il loro rapporto con la patologia e con la terapia.
Un identikit del 'diabetico medio' non si può tracciare, esistono però - almeno fra i diabetici insulinotrattati - degli atteggiamenti comuni, delle attese e delle valutazioni più facilmente condivisi. Roche Diagnostics ha commissionato a Eurisko, una società specializzata, di intervistare 400 persone col diabete e analizzare i dati raccolti.
L'impatto psicologico della diagnosi
Una delle prime problematiche affrontate è stata di valutare l'impatto psicologico che il diabete ha sulla persona. Meno di 4 intervistati su 10, come si legge nella tabella 1, ritengono il diabete "una malattia difficile da accettare". "In fondo", commenta Luciana Cremona, psicologa, "è un segno di realismo. Il diabete è davvero "difficile da accettare", specialmente oggi che siamo immersi nel mito della perfetta efficienza fisica".
Luciana Cremona, che collabora con il Centro di Diabetologia di Brescia, sa bene come la diagnosi di diabete colpisca "come una mazzata" l'autostima di persone che si sentivano in perfetta condizione fisica. Non a caso i livelli maggiori di accettazione si riscontrano fra i giovani che hanno iniziato presto a convivere con il diabete. Come si vede nella tabella 2, due terzi degli intervistati sotto i 40 anni concordano pienamente con l'idea che "anche il diabetico può avere una vita normale".
L'età 'difficile' fra i 40 e i 60 anni
Dalla ricerca emerge invece l'atteggiamento più spesso insofferente e 'ribaldo' delle persone fra i 40 e i 60 anni. "Stiamo parlando di una età per molti aspetti 'critica' nella quale la fiducia e l'adesione all'autocontrollo, inteso in senso psicologico e in senso tecnico-pratico, è scarsa", nota Paola Binetti direttore del Centro di Educazione Medica dell'Università "Campus Bio-Medico" di Roma.
"I 40-60enni sono i pazienti con i quali il diabetologo 'lotta' di più", indica Domenico Cucinotta, presidente nazionale dell'Associazione Medici Diabetologi, "è la fase di massimo inserimento socio-lavorativo, quella in cui si dedica il massimo tempo alla carriera, forse alla famiglia, e tutto il resto è residuale. Sia prima dei 40, sia dopo i 60 anni, invece, si ha più tempo e più disponibilità per pensare a se stessi", continua Cucinotta che è primario di diabetologia all'Ospedale di Messina, "quella fra i 40 e i 60 è l'età della 'beata incoscienza' sotto il profilo dell'attenzione alla salute".
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Ultima modifica: maggio 2000
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