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Obesità: per non correre grassi rischi
L'obesità non è un difetto estetico ma una patologia seria e legata al diabete che può avere gravi conseguenze. Va quindi curata attraverso la prevenzione, i farmaci (ora esistono) e l'autocontrollo. Modus ha intervistato un endocrinologo, un obesiologo, un internista e un cardiologo.
L'obesità è il principale fattore di rischio nei Paesi occidentali, la più importante causa indiretta di morte e invalidità non accidentale.
Il rapporto fra peso e incidenza delle malattie cardiovascolari è diretto. Le persone che non aumentano di peso nel corso della vita adulta hanno una speranza di vita di oltre vent'anni superiore alla media.
Oltre al diabete e a diverse forme di artrosi, l'obesità (così come il semplice sovrappeso) "è associata quasi invariabilmente a ipertensione, dislipidemia [trigliceridi e colesterolo aumentati, colesterolo HDL diminuito], insulino-resistenza e iperuricemia", elenca Carlo Maria Rotella, docente di endocrinologia all'Università di Firenze e responsabile dell'Unità di Malattie del Metabolismo del Dipartimento di Fisiopatologia clinica dell'Università di Firenze
Attenti alla pancetta
"Il grasso che si accumula nell'addome, il grasso viscerale, è molto più 'pericoloso'", spiega Rotella Quel rotolino di pancetta (indice di obesità viscerale) che moltissime persone, soprattutto maschi, accumulano non crea drammi sulla bilancia ma va valutato con attenzione più del grasso sottocutaneo (quello che più spesso le donne accumulano sulle cosce, sui fianchi o sul sedere)
"Il grasso viscerale è particolarmente importante perché la circolazione sanguigna dei tessuti addominali passa attraverso il fegato prima di disperdersi nell'organismo", illustra Rotella, "i trigliceridi rilasciati dalle cellule adipose dell'addome intasano il fegato e ne ostacolano il funzionamento, provocando l'alterazione di molti valori ematici".
Un giro vita superiore a 94 centimetri per i maschi e 80 centimetri per le femmine corrisponde già a un rischio notevole di complicanze, se poi la circonferenza sale a 88 centimetri per le femmine e 102 per i maschi la situazione richiede di essere corretta.
Si può tornare indietro
Per fortuna l'organismo sovrappeso è in grado di fare rapidamente 'marcia indietro' non appena il soggetto riduce l'eccesso di peso e fa costante esercizio fisico. "Una attività fisica costante e relativamente impegnativa aumenta il consumo di grassi e riduce sensibilmente il rischio di trombosi", aggiunge il cardiologo Gilberto Bana, "perfino il diabete arretra, l'eventuale deficit di insulina si riduce, l'insulino-resistenza diminuisce e può sparire"
Diagnosi e terapia alla portata di tutti
L'obesità o il sovrappeso sono facili da autodiagnosticare. Uno strumento alla portata di tutti è l'indice di massa corporea (o BMI dall'inglese Body Mass Index). Calcolarlo è abbastanza semplice: si divide il proprio peso per il quadrato dell'altezza in metri.
Esattamente come accade nel diabete la terapia dell'obesità richiede una modifica importante delle abitudini di vita.
L'obiettivo meno difficile da raggiungere è una costante attività fisica: "qualsiasi esercizio è salutare purché effettuato con costanza", nota Rotella, "basta mezz'ora di camminata al giorno per notare effetti importanti sia nel benessere percepito dal paziente sia nei valori ematici".
Più in generale "la terapia richiede un unico centro con competenze endocrinologiche, psicologiche e dietetiche", nota Rotella che dirige uno dei pochi centri così organizzati
Ridurre la pancia e cambiare la testa
Più difficile far corrispondere all'aumentata attività fisica un ridotto introito calorico.
"Lo stimolo a mangiare è multifattoriale e i suoi singoli elementi vanno affrontati uno per uno", ricorda il docente di endocrinologia fiorentino, sia dando consigli pratici (servirsi su piatti piccoli, masticarea lungo, non tenere in casa snack o prodotti pronti al consumo) sia dietetici (evitare i cibi ad alto contenuto di grassi) sia psicologici.
Attenzione però a non intervenire solo sulla dieta Una costante attività fisica va affiancata a una netta riduzione - e per sempre - della quantità di cibo assunto, ad abitudini alimentari più sane, ai farmaci... "La terapia dell'obesità è multifattoriale, come il problema stesso, e la psicologia conta molto: ridurre la pancia potrebbe anche essere facile; il fatto è che bisogna cambiare la testa", riassume il professor Rotella "Fino a ieri vivevamo in una cultura rurale dove essere magri equivaleva a essere malati e il grasso era sinonimo di salute e agio", ricorda Rotella. Del resto non si dice ancora oggi: 'una magra figura'?
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Ultima modifica: gennaio 2001
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