 |
Vivo la vita come voglio
Ernesto, Tiziano e Adriana parlano di sé 'in presa diretta' come farebbero parlando con un amico o con se stessi. Raccontano della loro vita, di come il diabete si è inserito senza drammi nelle loro abitudini e un po' nel loro modo di essere.
Adriana
Io voglio sapere tutto. All'inizio questa cosa li faceva un po' arrabbiare, i medici, ma poi hanno capito. Non è che non mi fidi, è che proprio ci tengo, è importante: le cure, la dieta, tutto. Mi sembra di avere il controllo, in questo modo, di influire di più su quel che succede. Tengo un diario: i valori, le variazioni... Uso il computer per elaborare i dati dei vari anni, inserisco tutto nella macchina, ogni dato nella sua casella, stampo e segno quel che non va con l'evidenziatore.
A dire il vero ormai non è più una necessità, per me: a parte che la mia situazione clinica è proprio tranquilla, a questo punto i grafici ce li ho già in testa, mi si compongono automaticamente, so valutare in un secondo quel che va bene e cosa andrebbe un po' aggiustato.
Però mi piace, ripeto, tenere tutto sotto controllo, avere le tabelle raccolte per bene nella cartella; aiuto gli amici del centro a fare altrettanto: mi sembra una cosa importante.
Che poi, questa di organizzarmi, di programmare e mettere in ordine, è una cosa che ho sempre fatto nella vita, direi che è un po' il mio carattere. Ero così già dalla scuola: ero quella che prendeva tutti gli appunti, trascrivevo le lezioni, facevo gli schemi.
Una secchiona, dirà qualcuno, ma non è così: non è che studiassi più degli altri, studiavo con metodo, sfruttando al massimo il tempo. Anche adesso, non è che la mia salute mi occupi sempre i pensieri, che mi rubi tutto il tempo; no, è che voglio evitare contrattempi, non voglio star male dopo per una dimenticanza, una trascuratezza.
Quando mi metto in viaggio, per esempio: mi organizzo, chiamo il centro più vicino nella città dove vado, parlo al telefono con qualche medico, sto attenta agli orari. Non mi nego niente: ho girato l'Europa e l'America, da nord a sud, era sempre stato il mio sogno. Adesso ho trentasette anni e posso dire d'averlo realizzato.
Lui Daniele, l'ho incontrato in America. Insegnava letteratura in una scuola per stranieri, siamo stati assieme nemmeno un mese, quando sono ripartita mi ha promesso che mi avrebbe seguito in Italia, l'ha detto così, un po' per gioco un po' seriamente, non gli ho creduto. Invece è arrivato davvero, una mattina, aveva programmato di passare una settimana qui a Urbino, di girare per le Marche e la Toscana, ma la città l'ha ipnotizzato, mi ha detto che pur di restare si sarebbe messo a fare il cameriere.
Non c'è n'è stato bisogno, per fortuna: l'ha assunto un mio amico in una piccola casa editrice che fa guide turistiche; adesso viviamo insieme in questo bilocale, direi che funziona. Spero di essere stata anch'io, a ipnotizzarlo, non solo la città. Giochiamo a tennis assieme, ogni due giorni, al pomeriggio. Mi dice sempre che ho diritto a due game di vantaggio per motivi di salute, ma non ci prova nemmeno a darmeli davvero: già così vinco quasi sempre io.
Vuoi leggere la storia di Ernesto? clicca qui!
Vuoi leggere la storia di Tiziano? clicca qui!
Vuoi sapere di più su Accu-chek? Clicca qui!
Ultima modifica: maggio 2001
Torna al sommario
Torna alla Home page
|  |