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La salute sui giornali

Salute in prima pagina? Meglio fare attenzione. Le informazioni mediche date da giornali e televisioni vanno seguite con un po' di scetticismo.

I quotidiani, i periodici e la televisione dedicano sempre più spazio all'informazione medica. Se oggi siamo tutti più attenti all'alimentazione e agli stili di vita, ciò avviene anche grazie alla capillare informazione fatta dagli organi di stampa. "Personalmente dividerei fra la divulgazione di conoscenze ormai consolidate e la 'notizia' che riporta una novità, una ipotesi di ricerca, una sperimentazione", nota Riccardo Renzi, direttore del corriere Salute, inserto settimanale del Corriere della Sera. Renzi, che è stato direttore di Salve, sa bene come questi due filoni dell'informazione medica siano ben diversi. Nel primo caso non si può sbagliare, si tratta solo di trovare il linguaggio giusto e un 'tono' che non spaventi il lettore, ma gli trasmetta l'importanza di alcuni messaggi come il dimagrire, l'inserire più fibre nell'alimentazione o sottoporsi a controlli periodici.
Per quel che riguarda la 'notizia' medica vera e propria, il problema nasce dal conflitto fra il giornale, che tende a trattare la 'news' mediche esattamente come una delle tante informazioni che arrivano sulla sua scrivania ogni giorno, e chi legge.
Il fatto è che le notizie in ambito medico non sono notizie qualsiasi, o meglio lo sono soltanto per quel 90 o 99% dei lettori che non è toccato da una determinata patologia. Per gli altri le poche righe di un trafiletto o gli accenni contenuti in una intervista finiscono con l'essere caricati di aspettative. Tutti sappiamo come le informazioni che appaiono sui giornali (o nei notiziari radiotelevisivi) siano il risultato di una lunga catena di 'passaggi'.
Luciano Lombardi, direttore di Adn Kronos Salute è la persona giusta per ricostruire questo 'gioco di passaparola' che avviene tra la scienza e l'informazione spicciola. Adn Kronos Salute è una agenzia di stampa che raccoglie informazioni da tutto il mondo e le distribuisce a quotidiani e periodici sotto forma di articoli più o meno brevi inviati via telex o internet.
"A 'fare notizia' in ambito medico sono generalmente gli articoli scritti su riviste scientifiche o le comunicazioni date a congressi", nota Lombardi, "il passaggio dal ricercatore alla rivista specializzata o all'audience di un congresso avviene senza distorsioni perché si rimane nell'ambito scientifico". Le riviste e i congressi, che spesso hanno un ufficio addetto alle relazioni con il pubblico, anticipano il contenuto delle comunicazioni più importanti a un ristretto numero di giornalisti super-esperti, generalmente di formazione medica. Anche qui nessun problema o quasi. A quel punto la notizia può arrivare direttamente a una testata che non dispone di giornalisti esperti in quel campo della medicina oppure viene raccolta da una agenzia specializzata. Nel primo caso il rischio di una incomprensione è forte. Nel secondo caso "l'agenzia di stampa cerca di fare da mediatore, riassumendo in italiano e in un linguaggio comprensibile i termini della 'notizia'". Le agenzie però devono rendersi utili ai giornali loro clienti e non mancano quindi di far risaltare, magari nel titolo o nelle prime righe, gli aspetti più interessanti.
"A questo punto la notizia arriva in mano ai giornali o alle testate radio TV, e da questo momento in poi...accade di tutto", ammette Lombardi. Nei quotidiani e nei periodici alcuni giornalisti (quasi mai specializzati in informazione medica) selezionano, fra le notizie che provengono dalle agenzie, quelle che ritengono interessanti e decidono se approfondirle, riportarle tali e quali o tagliarle. "Purtroppo spesso accade che il giornalista, un po' perché non ha colto esattamente i termini della questione, un po' per rendere più interessante la notizia, semplifichi, banalizzi o ne esageri il contenuto", ammette Renzi. A volte invece il giornalista ha fatto bene il suo mestiere: ha inserito nell'articolo tutte le informazioni necessarie, per esempio che un determinato risultato non è stato ancora confermato, che le possibilità di trasformare una certa scoperta in una terapia alla portata di tutti sono remote e che comunque questo processo richiede tempi lunghi.
"Ma il testo che il giornalista ha scritto viene sottoposto a sua volta a un processo di rielaborazione", ricorda Lombardi, "spesso è tagliato, non riassunto ma proprio tagliato; il titolo proposto viene rifatto magari per motivi di impaginazione o riscritto da un caporedattore che lo considerava un po' moscio e voleva renderlo più interessante. Ecco che un esperimento condotto su un topo diventa 'la cura magica' per questa o quella patologia.
Insomma, una informazione che nasce corretta, strada facendo diventa approssimativa o addirittura illusoria".
La situazione - è bene dirlo - non è destinata a migliorare: le redazioni assumono giornalisti specializzati, "ma i temi relativi alla salute e al benessere 'tirano' molto, e questo crea facilmente una sorta di inflazione", sottolinea Renzi: se una testata mette in prima pagina una notizia medica, le testate concorrenti sono quasi obbligati a seguirla. I lettori dimostrano una propensione sempre più spiccata per gli articoli brevi e di impatto.
In ogni caso, concludono i giornalisti intervistati, "mai prendere una decisione sulla base di una notizia letta sul giornale. L'informazione raccolta su un giornale - se ben compresa - può essere riportata e discussa con il proprio medico curante". Insomma informatevi quanto volete, ma poi andate dal medico.

Ultima modifica: maggio 2001

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