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La glicosuria
Glicemia e glicosuria: due test complementari. Il primo 'fotografa' la quantità di glucosio presente nel sangue, il secondo, rilevandone assai facilmente la presenza nelle urine, segnala che nelle ultime ore la glicemia ha superato la soglia dei 180 mg/dl.
Urine dolci. Questo il sintomo con il quale i medici di una volta diagnosticavano il diabete mellito. Il nome stesso della malattia ('mellito' significa 'zuccherato', mentre 'diabete' è in riferimento all'urina) deriva dalla presenza di glucosio nelle urine.
Nelle urine il glucosio non dovrebbe esserci. I reni infatti si guardano bene dall'eliminare questa preziosa sostanza, a meno che non sia presente in quantità eccessiva.
Un rene sano inizia a espellere glucosio nelle urine quando la concentrazione supera un valore detto 'soglia renale del glucosio', che varia da persona a persona ma che è in media pari a 180 mg/dL. Si tratta di un livello critico. "Un soggetto non diabetico o un diabetico ben equilibrato hanno valori compresi fra 80 e 120 mg/dL a digiuno e 140-170 mg/dL dopo i pasti.
A questi livelli di glicemia le urine non contengono glucosio", afferma Maurizio Vanelli, direttore del servizio interuniversitario di diabetologia pediatrica dell'Università di Parma.
La presenza di glucosio nelle urine (glicosuria è il termine tecnico) va quindi presa in attenta considerazione. Il test della glicosuria è in grado anche di misurare la severità dell'iperglicemia: cambiando colore la striscia segnala situazioni gravi o gravissime di iperglicemia.
Negli ultimi anni il successo dell'automonitoraggio glicemico ha messo un po' in ombra la glicosuria, "forse perché è il test della glicemia arrivato più di recente e perché coinvolge l'elettronica, un campo che affascina un po' tutti", sorride Vanelli, "qualche medico e molti pazienti hanno preso un po' sottogamba la glicosuria. Ma è un errore: controllare solo la glicemia è come camminare con una gamba sola: tanto è vero che nella prassi della pediatria diabetologica i due esami sono considerati necessari e complementari".
Perché complementari? Prelevando una goccia di sangue e misurandone la concentrazione di glucosio il paziente ha una immagine precisa della situazione: oltre a eventuali iperglicemie, può scoprire anche le ipoglicemie, cioè le situazioni in cui la concentrazione di glucosio è bassa o pericolosamente bassa. "Sappiamo tutto, ma solo di quel che avviene nell'istante stesso in cui abbiamo fatto il prelievo", nota Vanelli.
Proviamo a fare un esempio: una persona col diabete di tipo 2 in fase iniziale si alza la mattina, misura la sua glicemia e la trova in regola (poniamo 80 o 100). Fa colazione e va a lavorare. Prima di pranzo misura la glicemia e la trova in regola. Misura la glicosuria e scopre la presenza di glucosio nelle urine. Probabilmente la colazione che ha fatto era eccessiva, verso le nove o le dieci la concentrazione di glucosio nel sangue era salita a livelli eccessivi. Nell'arco della mattinata la situazione si è ristabilita. "Difficilmente ci si misura la glicemia a metà mattina e la glicosuria diviene quindi il test migliore per sapere cosa è successo nelle ore precedenti", spiega Vanelli, che è ordinario di pediatria al- l'Università di parma.
"I pediatri che curano bambini e ragazzi diabetici prescrivono almeno tante glicosurie quanti sono gli esami diretti della glicemia: non meno di 2 o 3, a volte anche 4 test al giorno". L'esame deve essere ripetuto molto spesso durante gli stati febbrili. "Basta una semplice influenza, a volte anche uno stress psicologico, per dare luogo a variazioni anche improvvise della glicemia", nota Vanelli; "in questi casi molti medici consigliano di approfittare di ogni minzione: insomma, fare una striscia della glicosuria ogni volta che si va in bagno".
L'urina raccolta nella vescica contiene infatti le sostanze eliminate dal rene durante molte ore di funzionamento.
Ognuno ha ritmi e frequenze diverse, ma generalmente passano quattro ore fra una minzione e l'altra. Esaminando la glicosuria è possibile sapere se in tutte le ore precedenti, a partire dall'ultima minzione, c'è stato anche un solo momento di iperglicemia.
"La glicemia è una foto scattata a caso. Ci fa sapere tutto del momento in cui l'abbiamo scattata. La glicosuria è come una serie di orme lasciate sulla sabbia. Non sappiamo bene a chi appartengono, ma dimostrano con certezza che qualcuno ha camminato sulla spiaggia dall'ultima alta marea in poi", esemplifica Vanelli. La glicosuria è un test veloce e facile da fare: si tratta di raccogliere le urine in un recipiente e immergervi la punta della striscia reattiva: se non si ha a disposizione il recipiente si può mettere la striscia direttamente a contatto con il flusso dell'urina. Nel giro di due minuti la zona reattiva assumerà una colorazione che va messa a confronto con la scala graduata presente sull'etichetta della confezione.
Le strisce più recenti permettono di effettuare contemporaneamente anche la rilevazione dei corpi chetonici.
Agli occhi del paziente il primo vantaggio del controllo sulle urine è la facilità.
Non c'è bisogno di bucarsi il polpastrello per ottenere la striscia di sangue, non ci sono macchinette da tarare... nulla di più semplice che inserire una striscia in un campione di urine, magari direttamente sotto il getto.
"Essendo poco invasivo è un controllo gradito al paziente, che lo effettua generalmente tante volte quanto gli viene suggerito dal medico", conclude Vanelli, che subito dopo puntualizza: "La glicosuria non è un test alternativo alla glicemia, i due test dovrebbero convivere per una buona gestione del diabete sia esso di primo o di secondo tipo".
Vuoi conoscere come fare il test delle glicosuria? Clicca qui
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Ultima modifica: maggio 2001
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