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Vivo la vita come voglio
Ernesto, Tiziano e Adriana parlano di sé 'in presa diretta' come farebbero parlando con un amico o con se stessi. Raccontano della loro vita, di come il diabete si è inserito senza drammi nelle loro abitudini e un po' nel loro modo di essere.
Tiziano
Raccontare del diabete, così, a persone che non conosco, per me non è difficile. Cerco sempre di prendere le cose con un po' di spirito, soprattutto quelle che mi riguardano. Magari non arrivo ai dettagli, non lo farò nemmeno adesso, non credo sia questo l'importante. Sono certe situazioni, certi gesti, alcune occhiate di imbarazzo o di commiserazione, poche parole dette magari a voce bassa, sono queste piccolezze, a volte, a farti male o a farti sorridere; è con queste cose minime che devi confrontarti, che fanno venire fuori come sei e come riesci a superare i problemi, a farteli ignorare, se sei in gamba. I luoghi comuni, quelli mi fanno ridere. Arrabbiare no, ci rido.
Invito questa ragazza a cena a casa mia, sarà stato tre settimane fa; una cliente dell'azienda, carina davvero. Arriva puntuale, tailleur scuro, rossetto discreto, entra e si guarda attorno: Carino qui!. Carino sì, vetrata con vista sulle torri, i tetti rosso antico del centro, carina sì la mia mansarda, ci sorridiamo, mi dice: "Ehi, ma col fatto che c'hai il diabete, non mangeremo mica minestrone, dì?"
Questa cosa me la dicono da quand'ero alle medie. Le indico il computer sul tavolo, il sito di ricette a cui mi ero collegato: scegli tu, le dico. Si mette a cercare, preme sui tasti un po' imbranata. Boh!, mi dice, non sono mica pratica. Alla fine scelgo io: tagliatelle al ragù, pollo alla crema d'asparagi, zucchine grigliate, insalata carlofortina, mousse al gianduia.
Il dolce non lo prendo spesso, è una di quelle cose che non mi fanno impazzire, poi con il fatto della palestra preferisco le proteine. Però, quando c'è un ospite sì, quando ci sono luoghi comuni su cui sorridere allora sì, il dolce fa il suo effetto: come, sei diabetico e mangi il dolce? Cucino bene, mangio il dolce, bevo vino rosso. Dopo cena, prenderai mica il cognac?, mi fa la tipa. Altro sorriso mio, altro sorriso suo (carina proprio quando sorride): se ho preso il gelato niente liquore, di solito niente cognac, mezzo porto, preferisco.
Che poi dico sempre di solito, di solito, non è mica vero. Con il lavoro, le trasferte, le visite ai clienti, in realtà quasi sempre mangio in giro, un panino, una birra. Anche il sabato non ci sto più a casa, il pomeriggio vado al circolo, la sera mi riposo prima di uscire.
E per pungerti, mi fa la ragazza, quando sei in giro come fai? Mi pungo rispondo; capisce che sto un po' scherzando, che ci rido su, ride anche lei (mi sembra che ci capiamo, io e questa qui, che c'è un certo modo piacevole di parlarci con gli occhi); lo faccio in bagno, sul Pajero prima di scendere, nel bar al tavolino. Le faccio vedere com'è facile, apro un bottone della camicia e infilo la macchinetta. Non pensavo fosse così piccola mi dice: È facile da usare. È tecnologica, aggiungo io; c'è un modello che ti dice l'ora esatta in cinque città del mondo, e ha la radio FM incorporata. Ma dai?, dice, mi prendi in giro?
Scoppiamo a ridere, non riusciamo più a fermarci, mi sa che di questa m'innamoro. Comunque non è mica difficile che le facciano così, tra un po', le macchinette per la glicemia, penso, magari che si collegano al computer e ti scarichi la posta.
Tu sei un po' pazzo, mi dice. Tutto pazzo, rispondo io.
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Ultima modifica: maggio 2001
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