Gioco di squadra fra Diabetologi e Medici di famiglia
La collaborazione fra Centri anti-Diabete e Medici di Medicina generale permette di curare meglio le persone con il diabete a costi inferiori per la collettività.
L'approccio migliore a una malattia cronica come il diabete è dato dal lavoro coordinato di specialisti e Medici di Medicina Generale. Passare da questa considerazione ai fatti non è facile.
"La collaborazione fra Medicina di base e Centri di Diabetologia è stata sempre scarsa in passato" afferma Marco Comaschi presidente dell'Associazione Medici Diabetologi.
Recente è l'approvazione di un documento, scientifico e organizzativo allo stesso tempo, in base al quale la AMD, insieme alla SID e alla SIMG (la società scientifica dei Medici di Medicina generale), raccomandano dei 'percorsi ottimali di assistenza' che vedono l'uno e l'altro intervenire a fianco del paziente sulla base delle sue necessità. "Questo documento è una tappa fondamentale in un percorso iniziato già sei anni fa e che nel giro di cinque anni ci permetterà di offrire alle persone con il diabete, in Italia, il più avanzato modello di assistenza al mondo" afferma Comaschi che dirige il Dipartimento di Medicina Recupero e Rieducazione del presidio Ospedaliero Genova-Ponente, "e mettendo fine a uno spreco di risorse paradossalmente derivato da una scelta rivelatasi utile".
Quale scelta?
Vent'anni fa l'Italia ha deciso di affrontare il problema diabete creando una rete di strutture un po' anomale. I Centri Anti-diabete.
Perché anomala?
Perché generalmente in Medicina si distingue fra la primary care, l'assistenza di primo livello garantita dai Medici di medicina generale o dai pediatri di base, e i Centri di secondo livello, per esempio gli Ospedali, ai quali si accede in seconda battuta, quando sono necessari un ricovero o cure specialistiche. I Centri Anti-diabete sono strutture specialistiche alle quali si accede direttamente, che in realtà svolgono quasi sempre anche attività di primary care. Questo modello ha garantito un livello di assistenza molto alto, superiore a quello riscontrabile nel Regno Unito, in Germania e soprattutto in Usa. Ma è arrivato al limite della sua efficacia. Per assistere ancora meglio la persona col diabete occorre impostare nuovi percorsi di educazione, di prevenzione e di gestione delle complicanze. Occorre quindi ripensare al ruolo dei Centri e soprattutto coinvolgere i Medici di Medicina Generale.
Perché non possiamo continuare così? È solo una questione di costi?
Il problema esiste: un paziente con il diabete costa in media 6 milioni all'anno al servizio Sanitario Nazionale. Moltiplicandoli per 3 milioni di pazienti si arriva a un totale con dodici zeri. In ogni caso, non è una questione di soldi, ma di efficacia. Il modo più proficuo per assistere il paziente diabetico non è affidarlo in toto a un Centro e neppure al Medico di medicina generale quanto, piuttosto, creare intorno a lui un 'team' che comprenda e l'uno e l'altro, oltre al farmacista, all'Associazione dei pazienti ecc...
Usciamo dal 'politichese' con un esempio...
Il percorso studiato dalla AMD insieme alla SID, la società che riunisce i Diabetologi più impegnati nella ricerca e nell'insegnamento universitario, e alla Società Italiana di Medicina Generale prevede come primo passo la diagnosi. Diagnosi precoce vuol dire terapie più efficaci, complicanze più rare, qualità della vita migliore per il paziente e - per inciso - minori costi. Il Medico di Medicina Generale sulla base della sua esperienza, aiutandosi con alcuni indicatori e con quanto sa dello stile di vita del paziente, può individuare i casi 'a rischio' e inviarli al Centro di riferimento. In questa fase la struttura di secondo livello dispiega tutta la sua natura specialistica. Il Centro valuta la situazione del paziente sia in riferimento al diabete sia rispetto alle complicanze e su questa base definisce un programma educativo, un progetto alimentare, uno schema di terapia e un programma di controlli. Da quel momento l'assistenza è condivisa fra Centro e Medico di Medicina generale.
Insomma, a partire da quel momento, il paziente può benissimo essere seguito dal Medico di Medicina Generale.
Un Medico di Medicina Generale correttamente formato e informato sul diabete - questo è importante: occorrono dei corsi e dei momenti di formazione specifici - e coinvolto in un progetto di assistenza condiviso, può dare un valore aggiunto a un paziente che conosce magari da molti anni. È come una partitura per orchestra.
C'è il momento in cui suonano i legni e quello in cui si sentono solo gli archi. naturalmente la musica deve essere la stessa. Non è una delega. Il Centro continua a seguire il paziente, sia nella routine sia quando si presenta una situazione anomala.
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Ultima modifica: ottobre 2001
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