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Il "concetto di sé fisico"

L'indicazione è quindi di esplorare quello che gli psicologi chiamano "concetto di sé fisico". "Un medico tende a valutare oggettivamente la salute del paziente e quindi prescrive un certo grado di attività fisica", nota Valentina Pisano, psicologa, "il paziente, però, metterà in atto questa prescrizione sulla base della sua valutazione soggettiva in merito". Il concetto di sé fisico è la somma di tutte le rappresentazioni che una persona si fa del proprio corpo. Dietro la sensazione di non essere in grado di svolgere un compito ci sono mille elementi: ricordi di passati fallimenti o frustrazioni, l'esperienza di altre persone, informazioni tratte, più o meno correttamente, dai colloqui con i medici o dalla lettura di articoli di divulgazione medica, perfino il ricordo dei propri genitori alla stessa età… Insomma una stratificazione di mille elementi.

Circolo virtuoso
"Per fortuna il concetto di sé fisico è un aspetto dinamico della personalità", ricorda Maria Paola Bachis; "un'esperienza recente positiva svolge quindi un ruolo importante e può modificare il concetto di sé e la sensazione di autoefficacia". "Quello dell'autoefficacia è un circolo virtuoso", aggiunge Valentina Pisano: "se cresce la fiducia in sé, migliorano i risultati raggiunti e questi - insieme alla sensazione di benessere che un'attività fisica regolare offre immediatamente e sul medio termine alla persona soprattutto diabetica - motivano a sentirsi capaci di svolgere attività fisiche ancora più ambiziose e continuative. Il miglioramento dei risultati in definitiva aumenta la motivazione del soggetto, la fiducia in se stesso".

Mi stimo, quindi mi curo
Come si migliora l'autoefficacia? Le persone con il diabete possono scrollarsi di dosso la sensazione di inadeguatezza? E in che modo? Le psicologhe Valentina Pisano e Maria Paola Bachis stanno studiando i fattori psicologici, come l'autoefficacia e il concetto di sé fisico, che possono predisporre i diabetici a praticare un'attività fisica con costanza e regolarità al fine di ottenere i benefici attesi, facendo fronte anche alle "barriere", come la mancanza di tempo, di voglia, di disponibilità economica o di strutture adeguate.
"Il primo risultato della nostra ricerca è stato evidenziare l'importanza di un lavoro di rafforzamento del concetto di sé fisico nei pazienti cronici, per esempio diabetici, il cui interesse a una buona condizione fisica è del tutto evidente", spiega la Bachis.
La ricerca condotta dalle due psicologhe ha evidenziato un'alta correlazione tra sensazione di autoefficacia e propensione a praticare un'attività fisica. "Scavando a fondo nella nostra sensazione di non farcela, che è comprensibile ma quasi sempre errata, possiamo scoprirne l'infondatezza e trovare la motivazione a fare attività il cui successo, a sua volta, genererà la voglia di intraprenderne altre e così via", conclude Valentina Pisano.

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Ultima modifica: marzo 2002

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