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Ricordando Roberto Lombardi
A Roberto Lombardi, figura chiave nell'associazionismo delle persone con il diabete, scomparso in gennaio, l'Italia deve una delle legislazioni più avanzate per quel che riguarda l'assistenza ai diabetici.
C'è un piccolo a museo a Torino creato dalla Fondazione Karen Bruni che ripercorre, con cimeli e immagini, la storia della diabetologia e dell'associazionismo in Europa e in Italia.
Il museo espone, tra le altre cose, alcune foto che ritraggono le prime riunioni delle pioneristiche associazioni, negli anni Cinquanta e Sessanta. In primo piano si vedono persone dall'aria un po' abbattuta, lo sguardo maliconico, molti sembrano nascondersi all'obiettivo.
Nelle riunioni delle Associazioni di oggi o nelle sale d'attesa dei Centri di Diabetologia, si trovano invece "cittadini" e non "malati". Cittadini che si sentono alla pari con chiunque altro e si attendono i diritti che loro spettano da una collettività che può e che deve rispondere a queste attese.
Parte di questo salto di qualità consegue ai progressi della ricerca scentifica, alla possibilità di autocontrollo della patologia, al lavoro dei medici e del personale infermieristico. Una buona parte però la si deve a una sola persona: Roberto Lombardi.
Il fondatore e Presidente della Fand, la storica Associazione delle persone con il diabete, scomparso il 31 gennaio scorso, ha impresso infatti un salto di qualità all'associazionismo delle persone con il diabete e alla percezione comune di questa condizione.
Lo ha fatto in anni non facili, portando letteralmente in piazza il problema (noleggiando una mongolfiera o un tram che girava per Milano provando la glicemia gratis per citare solo due delle sue iniziative), contattando personalmente tutti i deputati e senatori del Parlamento italiano e raccogliendo 360 mila firme in pochi mesi per far approvare la Legge 115/87 che ha ridato nuova dignità al diabetico e che è stata poi confermata con il suo inserimento nel Piano Sanitario Nazionale.
Con la stessa tenacia Lombardi si è adoperato per esentare le persone con il diabete da ogni tipo di ticket per farmaci e presidi, per esentare le persone con il diabete dal servizio militare e per porre fine a numerose discriminazioni nel mondo del lavoro e perfino della scuola (i bambini con il diabete erano esclusi dalle colonie estive).
Negli ultimi anni Lombardi si era impegnato nella lunga battaglia per migliorare la condizione di chi, seppure in grado di controllare il suo diabete, deve continuamente sottoporsi allo scrutinio di medici per il rinnovo della patente. Merito di Lombardi (e dei medici che lo hanno aiutato) è anche il primo numero verde di consulenza diabetologica.
Non gli sono costate poco queste battaglie, che svolgeva a fianco di un'attività di dirigente aziendale. Lui, dignitoso e sempre vestito in maniera impeccabile, superò la sua ritrosia e percorse le sale di un austero convegno di medici abbigliato come un "uomo sandwich" pur di rivendicare i diritti delle persone che, come lui e milioni di altri, avevano il diabete.
Lombardi non è stato e non è il solo a lottare. Altrettanto fanno i soci di centinaia di Associazioni (aderenti o meno alla sua organizzazione, questo non importa) e - con meno clamore - i medici e gli infermieri che si sforzano di trovare lo spazio, i fondi, il tempo per la corretta assistenza alla patologia cronica in un sistema sanitario nazionale che fatica ad adeguarsi e che mantiene la sua vocazione per la cura delle patologie acute.
Se oggi nessun diabetico si sente cittadino di serie B, se i loro diritti sono - se non pienamente rispettati - perlomeno presi in considerazione, ciò si deve all'impegno di qualcuno, anzi di molti. Dare tutto per scontato è insieme irrealistico e poco rispettoso di questo impegno. Occorse, e occorre ancora oggi, impegnarsi, mettersi in gioco.
Per questo Roche Diagnostics e la Redazione di Modus sono vicini alla famiglia di Roberto Lombardi, amico e consigliere di tutti noi, e sperano che il suo animo, la forza di volontà, la tenacia e la creatività che egli ha profuso rimangano per sempre patrimonio e stimolo dell'associazionismo italiano e di tutti coloro che hanno a cuore questi temi.
Giuseppe Minola
Direttore
Ultima modifica: marzo 2002
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