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Gli amici più grandi

Il figlio esce con gli amici e i genitori non sono troppo tranquilli. Soprattutto se la "compagnia" è composta da ragazzi più grandi

"Ciao mamma, io esco con gli amici". Ogni genitore con figli grandicelli ha sentito questa frase migliaia di volte. Parole che possono creare le emozioni più contrastanti: dall'apprensione alla soddisfazione, dall'indifferenza alla rabbia. Cosa mangerà? Si accorgerà di eventuali crisi ipoglicemiche? Il fatto che il figlio esca con il "gruppo" degli amici tranquillizza fino a un certo punto i genitori. Soprattutto se il gruppo è composto da amici più grandi. Sotto sotto tutti i genitori preferiscono pensare che il loro figlio sia ancora un po' bambino e si sentono rassicurati se la "compagnia" è composta da preadolescenti. La realtà, però, è opposta.

Voglia di gruppo
"Tutti i bambini e gli adolescenti hanno bisogno di un gruppo di riferimento. È un bisogno fisiologico e irrinunciabile che i genitori devono facilitare se non incoraggiare", afferma Paolo Crepet, medico psichiatra e sociologo, noto al grande pubblico per i suoi numerosi libri di divulgazione.
Il ragazzo con il diabete non fa eccezione, "sbaglia chi pensa che l'adesione al gruppo rappresenti una "rivalsa sociale" sulla malattia; l'adolescente cerca gli amici perché gli va, non perché li considera una terapia o un'evasione dal problema del diabete", continua Crepet, che ha insegnato Psichiatria Sociale alla facoltà di Medicina dell'Università di Napoli ed è attualmente docente di Linguaggi e culture giovanili presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell'Università di Siena.

Perché amici più grandi?
Secondo Crepet, rispetto ai coetanei, il ragazzo con il diabete è piuttosto avvantaggiato: "Gli adolescenti oggi vengono da un'infanzia ovattata, i genitori tendono a metterli al riparo da esperienze forti e formative e da ogni forma di responsabilizzazione; il diabetico, invece, ha dovuto presto prendersi carico del controllo della malattia e conosce il significato del dolore e della rinuncia. È un ragazzo che in media ha sperimentato più sensazioni, e più profonde, dei suoi coetanei, e dimostra di conseguenza una maggiore maturità che viene apprezzata in un gruppo".
Secondo Crepet, che è consulente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, del Ministero della Sanità e siede in diversi consessi internazionali, ciò spiega la tendenza di molti adolescenti con il diabete a cercare amici più grandi.

Questione di feeling
"È più facile spiegare a un diciassettenne che a un quattordicenne perché non si può mangiare quella pizza extra. Se devo proprio inquadrare un problema nella socialità di un diabetico, il problema è quello della selettività: farà più fatica lui a trovare il gruppo adatto che il gruppo ad accettarlo".
Niente timori, quindi, se il figlio esce con ragazzi più grandi. Non si tratta di voler fare il passo più lungo della gamba, ma di trovare un ambiente più accogliente e stimolante di quello dei coetanei.
"Proprio perché rappresentano un esempio al quale adeguarsi, gli amici più grandi costituiscono un incentivo a un comportamento corretto e maturo: il rischio di strafare è molto maggiore quando l'adolescente si sente costretto a integrarsi in un gruppo che non sente affine".

Ultima modifica: marzo 2002

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